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LA RECESSIONE BELLISSIMA
04/02/2019 08:45

La settimana che ha traghettato i mercati finanziari nel secondo mese del 2019 ha disegnato sui grafici degli indici USA la sesta candela settimanale bianca e rialzista consecutiva. Si è ripetuto lo schema della settimana precedente, che ha permesso agli indici SP500 e Nasdaq100 di superare i precedenti massimi di quest’anno nella seconda metà della settimana, dopo aver passato le prime due sedute ad effettuare una veloce correzione degli eccessi.

In questo modo i due indici principali di Wall Street hanno potuto superare, anche se di poco, la media mobile a 200 sedute e presentarsi al test della banda superiore di Bollinger, che in genere fa da ostacolo ai movimenti di oscillazione dei mercati e viene superata con convinzione solo quando si viene a generare un impulso direzionale di notevole importanza.

Con il movimento effettuato la scorsa settimana possiamo dire che quasi tutto quel che il rimbalzo poteva fare prima di negare l’impostazione ribassista di medio periodo è stato fatto: sono state superate le medie di breve (20 sedute), medio (50 sedute) e si è raggiunta quella di lungo periodo (200 sedute). La media a 20 periodi sta per incrociare al rialzo quella a 50 ed entrambe hanno cambiato l’inclinazione e stanno ora crescendo. E’ stata superata anche la trend line discendente che univa i massimi di ottobre e dicembre. L’indice di forza del mercato RSI(14) ha dimenticato che prima di Natale si era inabissato in forte ipervenduto e subito dopo l’Epifania è passato nel settore che rivela forza, cioè oltre il livello di 50. Ora segna 64 su SP500 e 59 su Nasdaq100. Il livello di eccesso rialzista (ipercomprato) è a 70, non più così lontano. Va detto che in un mercato orso è molto raro che venga raggiunto l’ipercomprato. Pertanto l’eventuale riuscita di questa impresa sarebbe un ulteriore segnale definitivo di resurrezione del Toro, così come lo sarebbe il superamento dell’ultimo punto di svolta ribassista che si può individuare sul grafico settimanale, ovvero il massimo del 3 dicembre scorso, che dista 93 punti dal livello attuale per SP500 e 231 per l’indice tecnologico Nasdaq100. In entrambi i casi parliamo di un 3,4% di ulteriore rialzo dal livello attuale. Non è molto, ma viene ad essere affrontato dopo una lunga corsa rialzista di 6 settimane, come in ogni gara di fondo, l’ultimo tratto di strada da percorrere è sempre quello più difficile.

In questo caso poi non va ignorato il fatto che un ulteriore ostacolo si frappone alla cavalcata fin qui abbastanza agevole dei mercati azionari. Il VIX, l’indice della paura, che misura la volatilità implicita che si paga sul mercato delle opzioni sull’indice SP500, assecondando la tranquillità che ultimamente si respira di mercati azionari, è già retrocesso venerdì ad un soffio da quota 16. Questo livello è il pavimento che, sia a novembre che a dicembre, ha messo fine alla tranquillità degli operatori ed ha innescato le ultime due scivolate ribassiste del 2018 per l’indice azionario USA principale.

Anche per questo indicatore, siamo in presenza di un ostacolo che, se superato al ribasso con convinzione, rappresenterebbe la miglior attestazione di salute per il mercato azionario.

Tutte queste considerazioni ci portano ad osservare la settimana entrante come un bivio molto importante per il futuro immediato dei listini.

Anche per quelli europei, che, sebbene Eurolandia ultimamente presenti dati macroeconomici piuttosto brutti, che confermano un deciso e generalizzato rallentamento della crescita, sono tenuti in piedi dalla forza del mercato americano.

Un discorso a parte merita il nostro listino, dopo la bordata di dati deludenti sull’economia reale che sono arrivati nelle ultime due giornate della scorsa settimana. Il calo del PIL del 4° trimestre 2018, comunicato a -0,2% rispetto al precedente, che era già sceso di -0,1%, rappresenta la seconda battuta d’arresto consecutiva e certifica l’arrivo della recessione nel nostro paese. Se da almeno un ventennio non riusciamo più ad essere tra le economie leader d’Europa, da tempo riusciamo ad essere il battistrada europeo quando si viaggia in retromarcia. Anche in questa tornata di dati sulla crescita europea, se è vero che tutti rallentano, solo in Italia si verifica il calo del PIL e l’ingresso in recessione. E, siccome le brutte notizie non vengono mai sole, anche il PMI Manifatturiero di gennaio, che registra l’umore dei manager per il trimestre che stiamo vivendo, ha subito una botta significativa, scendendo a quota 47,8, un punto in meno delle già basse attese, realizzando il valore minimo dal 2013. Ricordo che valori inferiori a 50 segnalano preoccupazione da parte dei manager per un’economia che, anziché crescere, produce sempre meno. E’ un indicatore anticipatore che rende probabile un calo del PIL anche nel trimestre attuale.

L’Italia entra perciò nel 2019 col freno fortemente tirato e la praticamente certa impossibilità anche solo di avvicinarsi agli obiettivi di crescita fissati dal governo del cambiamento nella legge di bilancio, che tante discussioni avevano provocato con la Commissione UE. Intanto questa settimana proprio l’ufficio studi della Commissione UE rivedrà le stime per il 2019 di tutta l’Unione Europea. Se poco più di un mese fa aveva preso per buone le ipotesi del nostro governo (+1% di crescita), ora il dubbio non è più se queste stime verranno riviste al ribasso, ma quanto. Del resto aumentano gli istituti di analisi economica indipendenti che ci danno ormai solo 2-3 decimali di crescita per il 2019 e non mancano quelli che ci attribuiscono stagnazione o addirittura un calo del PIL annuale.

La nostra borsa ne ha un po’ risentito, sia giovedì che venerdì, ma non è crollata, grazie allo sprint  americano, che ha fatto da scudo a perdite che venerdì sembravano, ad un certo punto, una valanga.

L’unico che non si preoccupa e sembra vivere su un altro pianeta è il Premier Conte, che a commento dei dati orribili appena usciti ha affermato che si aspetta un anno “bellissimo” perché il governo ha fatto una manovra che punta ad una “crescita incredibile”.

Infatti. Ci crede solo lui. Se avrà ragione aprirò una sottoscrizione per candidarlo a Premio Nobel per l’Economia. Se avrà torto tornerà a fare l’avvocato ed i cocci saranno nostri. Dov’è il problema?

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