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OCCHI PUNTATI SU PIL E FED
30/01/2019 08:45

La giornata di ieri, per i mercati finanziari mondiali, è stata paralizzata dall’attesa per la trimestrale di Apple, comunicata in serata, dopo la chiusura dei mercati, e per il voto della Camera dei Comuni sul Piano May per uscire dall’impasse della Brexit, anch’esso arrivato a mercati chiusi.

La giornata è scivolata con piccoli movimenti, mostrando da parte delle borse europee una moderata propensione all’ottimismo, che ha prodotto un piccolo rialzo di giornata su Eurostoxx50 (+0,51%) e su tutti gli altri indici di Eurolandia (+0,48% il nostro Ftse-Mib). Si tratta comunque di aggiustamenti di piccolo cabotaggio, poiché la settimana in realtà non ha ancora fatto capire le intenzioni dei mercati, dato che gli indici oscillano ancora all’interno del range prodotto dal rialzo di venerdì scorso, che ha aggiustato la performance della scorsa settimana, ma non è stato seguito da un apprezzabile effetto di trascinamento.

Anche Wall Street ha vissuto una seduta decisamente anonima, con un’oscillazione giornaliera di soli 20 punti da parte dell’indice SP500, che ha subito abortito il tentativo iniziale di chiudere il gap ribassista aperto lunedì, e si è adagiato in laterale e sui valori di parità per tutto il resto della seduta, chiusa con un quasi impercettibile calo (-0,15%).

I due attesi eventi che hanno frenato i mercati hanno poi prodotto notizie sostanzialmente in linea con le attese, e non hanno risolto affatto i dubbi e le incertezze dei mercati.

Apple ha presentato conti in linea con le attese degli analisti, che a dicembre avevano tagliato le aspettative dopo la revisione di quelle dei manager aziendali. Chi temeva ulteriori sorprese negative può tranquillizzarsi. Ma chi confidava in sorprese positive non può certo dirsi soddisfatto. Chi guarda i risultati senza il filtro speculativo delle aspettative constata che, per la prima volta da 10 anni, la società della mela morsicata ha presentato l’accoppiata negativa di utili e ricavi trimestrali in calo, accompagnata da incerta visibilità per il trimestre in corso. Ha così confermato le difficoltà del modello di business, forse troppo basato sul prodotto di punta iPhone, e sulla filosofia della superiorità tecnologica da far pagare a caro prezzo agli affezionati. Un modello andato in crisi quando i produttori cinesi hanno ridotto le distanze tecnologiche e presentato smartphone solo leggermente inferiori al prodotto Apple, ma in compenso venduti a prezzi decisamente più abbordabili. Il mercati cinese è quello in cui Apple ha sofferto maggiormente, a conferma che la guerra commerciale ha generato un effetto boomerang ben evidente sui grandi produttori di tecnologia americani.

Trova così giustificazione a posteriori il forte ridimensionamento subito dalla quotazione del titolo Apple a partire dal massimo storico del 2 ottobre dello scorso anno. Il titolo è passato dagli oltre 233 $ agli attuali 154,7 ed ha lasciato sul terreno circa un terzo del suo valore, rotolando così dal trono di titolo più importante del mondo per capitalizzazione di mercato.

Anche l’ennesima resa dei conti in casa inglese sulla Brexit non ha portato significative novità e ha tutto l’aspetto di una mancata decisione.

Infatti, tra le tante ipotesi per sbloccare una situazione che vede gli inglesi incapaci di accettare l’accordo raggiunto tra i negoziatori per attuare una Brexit regolata, ma anche di assumersi la responsabilità e le conseguenze di una hard Brexit, cioè un’uscita senza regole, è stata respinta quella che proponeva di estendere oltre il 29 marzo e fino a fine anno la permanenza inglese nella UE. E’ stata approvata invece una mozione sponsorizzata dai Brexiter più tosti, che affida alla May il mandato di effettuare un’ultima trattativa con l’Unione Europea per convincerla in 15 giorni a cedere sulla regolamentazione dei confini tra le due Irlande.

May dovrebbe pertanto, in soli 15 giorni, ottenere quel che in 18 mesi di negoziazione non ha ottenuto e che essa stessa ha ritenuto due mesi fa impossibile da ottenere. Pare un azzardo, che assomiglia a quelle situazioni tipiche delle fiction poliziesche in cui i due contendenti si puntano rispettivamente la pistola e ingiungono all’altro di deporre la propria. Nelle fiction di solito  finisce con il cedimento del cattivo e la vittoria del buono. Ma in questo caso, tra UE e Gran Bretagna, è difficile identificare chi è il buono e chi è il cattivo. In più c’è la variabile che la scena delle pistole puntate avviene su uno scivolo che viaggia in direzione del burrone della hard Brexit, in cui si precipiterà automaticamente il 29 marzo, cioè tra due mesi esatti.

La reazione dei rappresentanti europei al voto inglese sembrerebbe non lasciare alcuno spazio a cedimenti europei. Tusk e Macron hanno già preso posizione ostile. Juncker, il poliziotto buono, non si è ancora espresso e presumibilmente una qualche mediazione cercherà di proporla. Il negoziato è comunque molto difficile ed il tempo è strettissimo. La più probabile soluzione, a mio parere, potrebbe essere quella di un accordo finale per rinviare la Brexit a fine anno, per ritagliarsi altro tempo per negoziare. E’ proprio la soluzione, peraltro provvisoria, che ieri è stata bocciata dal Parlamento. Ma che consentirebbe di mettere la retromarcia allo scivolo verso l’abisso e dare l’ennesimo calcio al barattolo della soluzione definitiva.

Oggi i mercati volteranno pagina e, oltre a valutare le parecchie trimestrali in arrivo, gireranno lo sguardo verso la FED, in attesa di capire dalle parole di Powell in conferenza stampa (ore 20,30 italiane) che cosa frulla nella mente dei membri del comitato che si occupa della politica monetaria USA. Ma prima, alle 14,30, arriverà il brivido della prima stima del PIL USA del 4° trimestre 2018. La previsione degli analisti è per una riduzione della crescita al 2,5% annualizzato, dal 3,4% del trimestre precedente. Ovviamente valori sensibilmente diversi dalle attese porteranno sui mercati brividi o entusiasmi, a seconda della direzione dello scostamento.

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