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TROPPE INCOGNITE FRENANO I MERCATI
29/01/2019 08:45

Dopo il forcing rialzista espresso per oltre un mese, a partire da Santo Stefano, i mercati azionari cominciano a mostrare segni di fatica e sembrano necessitare di una sosta ai box, per scaricare gli eccessi, consentire prese di beneficio a coloro che hanno alimentato la corsa del rimbalzo in gennaio, e attendere l’imponente flusso di trimestrali previsto per questa settimana, prima di decidere se alimentare ancora il rally di inizio anno oppure rimettere nei prezzi i timori che hanno pervaso le menti degli operatori nel corso del mese di dicembre.

La settimana è perciò iniziata col freno tirato ed ha visto ribassi generalizzati, anche se non tragici, in tutto il globo e praticamente senza eccezioni. Non sono stati gli sviluppi delle diverse partite politiche in corso a condizionare i mercati, quanto piuttosto le attese per le tante sfide che nei prossimi giorni attendono i listini. Della riunione della FED, prevista per oggi e domani, ho già accennato ieri. E’ probabilmente l’evento clou, in grado di imprimere input significativi, se da essa emergeranno novità.

Ma non è certo l’unico. Già oggi la interminabile telenovela Brexit vedrà un altro importante voto parlamentare sul Piano B, presentato dalla May, e sugli emendamenti proposti da maggioranza ed opposizione. Sembrano in piedi due opzioni tra cui scegliere. La prima vorrebbe un semplice rinvio della data di uscita automatica della Gran Bretagna dall’Unione, ora fissata al 29 marzo, per poter ricominciare quasi daccapo le trattative con la UE. E’ patrocinata dall’opposizione laburista. La seconda, su cui potrebbe ricompattarsi la maggioranza conservatrice, punta a tenere ferma la data finale del 29 marzo, ma a cercare di rimuovere, con una rapido braccio di ferro con i negoziatori europei, il meccanismo del backstop irlandese, che terrebbe agganciata a tempo indeterminato la Gran Bretagna alla UE per evitare il confine rigido tra Irlanda del Nord ed Eire. May punta all’approvazione di questa seconda mozione, ma in tal caso la patata bollente verrebbe gettata nel campo della UE, che si è finora sempre detta indisponibile a rivedere questo punto. Soprattutto il tempo diventerebbe tiranno, poiché, senza proroga e senza accordo in extremis, il 29 marzo potremmo avere il famigerato no deal, cioè l’uscita dura e senza regole, che tanto allarma i britannici e anche Bruxelles, per le imprevedibili conseguenze automatiche ed il panico che potrebbe sortire. Al punto che i vertici di alcune importanti catene di supermercati e di fast food proprio ieri hanno lanciato l’allarme sui pericoli di penuria di generi alimentari se si avverasse questo scenario.

Domani avremo anche la prima stima del PIL USA del 4° trimestre 2018, previsto dagli analisti in decisa frenata rispetto al trimestre precedente. Confrontato col ritmo di crescita del 3,4% annualizzato del terzo trimestre, il 2,5% che gli analisti si attendono rappresenta un calo di velocità di quasi un punto percentuale, che evidenzierebbe i segni di un rallentamento piuttosto marcato.

Sempre domani dovrebbero riprendere i negoziati tra Cina e USA per impedire l’aumento dei dazi, in un clima che non si riesce a capire quanto sia costruttivo.

A contorno di tutte queste incertezze ci sono poi le numerose trimestrali in arrivo. Ieri, essendo lunedì, il numero dei comunicati è stato limitato. Solo Caterpillar, tra i big, ha presentato i rendiconti, che però hanno deluso. Oggi sarà la volta di grossi calibri come Apple e di alcuni rappresentanti del bio-medicale (Amgen, Biogen e Pfizer). Domani toccherà poi ai colossi Boeing, Facebook, McDonald’s e Microsoft.

L’insieme di tutte queste incognite ha spinto più di un investitore a realizzare parte dei significativi recuperi di gennaio, per ridurre l’esposizione al rischio. Non si può certo biasimare questo comportamento, del tutto sensato, che però ha imposto uno stop alla corsa dei mercati.

La settimana si apre quindi un po’ sulla falsariga di quella precedente, che iniziò correggendo il rally del venerdì precedente. Gli indici europei hanno chiuso tutti in calo e sui minimi di seduta, con Eurostoxx50 ed il nostro Ftse-Mib che hanno annullato la candela rialzista di venerdì scorso.

L’americano SP500 ha lasciato sul terreno -0,78%, andando a chiudere agli stessi valori dell’apertura, dopo essere scivolato ben oltre il punto percentuale di calo a metà seduta, ed essere andato a testare ancora una volta la media mobile a 50 periodi. Nonostante il parziale recupero, che però non è bastato a chiudere il gap ribassista iniziale, il grafico giornaliero evidenzia una rara figura chiamata “reversal island”, che si configura quando una o più barre sono isolate dal resto del grafico da un gap precedente ed un gap seguente. La candela di venerdì scorso ha proprio questa caratteristica. Si tratta di un potenziale segnale di inversione di tendenza, che in questo caso evoca la continuazione del ribasso, a meno che non venga prontamente smentito da una chiusura immediata, fin da oggi, del gap ribassista di 12 punti evidenziato ieri.

La scorsa settimana l’accenno di correzione fu recuperato dalla vivacità delle ultime sedute, ma non è detto che questa volta succeda altrettanto, anche perché l’area di resistenza entro cui si dibatte da qualche giorno l’indice SP500, si sta rivelando ostica da superare. Il segnale ribassista presentato ieri aumenta le probabilità che venga violato il minimo della settimana scorsa, segnando la prima vera candela settimanale correttiva del 2019.

Ovviamente occorre che le molte nubi che gli investitori vedono ora nel cielo dei mercati si trasformino in pioggia. Non è detto che questo capiti, anche se i nervi degli investitori appaiono ora più tesi della scorsa settimana. E le insidie, come abbiamo visto, non mancano.

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