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E' TORNATA L'EUFORIA?
28/01/2019 08:45

Il comparto azionario mondiale continua a mostrare voglia di recupero, collezionando ancora una settimana quasi ovunque positiva. I mercati europei, a dispetto delle notizie di rallentamento economico che si sono susseguite nelle scorse settimane, e delle già attuate o imminenti revisioni al ribasso delle stime di crescita per il 2019 da parte di tutte le agenzie di previsione e delle stesse autorità monetarie e di governo, hanno conservato una buona tenuta e smaltito con un rapido pullback gli eccessi di breve periodo,  accumulati in 3 settimane consecutive di rialzo, culminato con il forte strappo rialzista di venerdì 18 gennaio. Sono bastate un paio di sedute moderatamente negative, attuate ad inizio settimana, per invogliare nuovamente gli acquirenti, che hanno ripreso in mano le redini dell’indice Eurostoxx50 e lo hanno portato a chiudere venerdì scorso quasi un punto percentuale al di sopra del valore della settimana precedente.

Viene pertanto confermato, sull’indice europeo, il segnale di inversione di breve periodo ed il desiderio di cancellare del tutto la scivolata di dicembre. Per farlo occorrerà riuscire ad estendere il rialzo in corso fino ai massimi di inizio dicembre, che sono a quota 3.245, ovvero 82 punti al di sopra del livello di 3.163, segnato al termine della seduta di venerdì. Si tratta di circa +2,5% di rialzo da realizzare, un obiettivo alla portata dell’euforia che sembra tornata a caratterizzare le borse azionarie.

E’ bene precisare che l’impresa, qualora venisse realizzata, sarebbe condizione necessaria, ma non sufficiente per volgere al bello il barometro delle borse. Decreterebbe la cancellazione della negatività espressa in dicembre, che verrebbe classificata come incidente di percorso, dovuto ad emotività eccessiva. Ma per ripristinare le condizioni primarie rialziste occorrerà andare oltre, mostrando anche la capacità di superare quegli ostacoli che hanno schiacciato al ribasso i mercati a dicembre. L’area compresa tra 3.245 e 3.280, per Eurostoxx50 rappresenta una fascia di forte resistenza, dato che riuscì a contenere tutti i tentativi di rimbalzo attuati dall’indice nel periodo compreso da metà ottobre fino ai primi giorni di dicembre. Ho contato in quel periodo ben 6 tentativi di superamento andati a vuoto. Dopo l’ultima frustrazione del 3 dicembre, la rassegnazione divenne corsa alle vendite, che si arrestò solo il 27 dicembre scorso sul minimo di 2.909 punti, da cui venne imbastito il recupero attualmente in corso.

Se Eurostoxx50 dista ancora una certa distanza dalla sua resistenza chiave, gli indici di Wall Street in settimana sono stati frenati dall’essere già in piena zona di resistenza. Infatti il principale indice USA SP500, dopo il pullback sulla media mobile a 50 periodi, ha attuato anch’esso una sorta di ripartenza, che però non è riuscita, venerdì, a compiere l’impresa di superare i livelli raggiunti la settimana precedente. Dopo 4 settimane consecutive di salita, SP500 subisce così una pausa di riflessione, necessaria per raccogliere le forze e tentare, nella settimana che si apre oggi, il superamento dello scoglio rappresentato dalla trendline ribassista che unisce i massimi di inizio ottobre ed inizio dicembre, che passa da 2.680 punti, dalla media  mobile a 200 sedute, che transita dall’area 2.700 e dalla resistenza statica di 2.710. Di positivo il grafico evidenzia che la media mobile a 50 periodi ha fatto da supporto ed ha ormai invertito al rialzo la sua tendenza, il che potrebbe aiutare l’impresa.

Molto dipenderà dalle tante trimestrali in arrivo in settimana, che riguardano ben 126 aziende dell’indice SP500, ben più delle 110 che hanno comunicato finora i risultati del 4° trimestre 2018. Quelle che hanno già presentato risultati, hanno battuto le attese sugli utili nel 71% dei casi, in linea con la media quinquennale, mentre l’ampiezza della sovraperformance è mediamente del 3%, ed in questo caso è inferiore alla media quinquennale. Sui ricavi invece l’andamento è stato abbastanza deludente, sia come percentuale di aziende che hanno battuto le attese (59%), che come entità della sovraperformance (solo +0,2% sulle attese). Entrambi i valori sono peggiori della media quinquennale. Rileviamo perciò che la stagione delle trimestrali sembra per ora al di sotto delle abitudini più recenti. Ma, sorprendentemente, la reazione del mercato è stata molto migliore di quanto si potrebbe pensare. Infatti, uno studio di JP Morgan sulla reazione del mercato alla comunicazione degli utili, ha rivelato che stavolta il mercato ha esaltato molto più le sorprese positive (rialzo medio del +3,2% dopo la notizia) di quanto abbia depresso le società con utili inferiori alle attese (ribasso medio di solo -0,3%). Il comportamento è anomalo: durante le 10 precedenti stagioni di trimestrali la reazione negativa ai flop è sempre stata superiore alla reazione positiva sui sovraperformer. Segno che forse si è spostato il baricentro delle aspettative del mercato. Negli ultimi anni è sempre stato ottimista sulle trimestrali, mentre questa volta era decisamente pessimista. Anche più degli analisti.

Sarà pertanto molto interessante osservare come evolverà il trend dei risultati societari questa settimana, ed ancor più la reazione dei mercati alle sorprese, che certamente non mancheranno.

Gli eventi politici non sembrano invece interessare molto i mercati. Non il caos venezuelano, con il braccio di ferro tra il leader dell’opposizione Guaidò, che vanta sostenitori del calibro di Trump, parecchi paesi latino-americani, e finalmente anche la timida UE, che tenta di spodestare l’attuale dittatore Maduro, che invece ha al suo fianco l’esercito, Putin, la Cina e Di Battista (!). All’ONU dovrebbe consumarsi l’ennesima farsa di un dibattito, chiesto dagli USA, che il diritto di veto in mano a Russia e Cina trasformerà in un nulla di fatto. Il popolo venezuelano ne porterà le conseguenze.

Interessa anche poco la vicenda shutdown, che oggi vede riaprire provvisoriamente e per sole 3 settimane gli uffici pubblici. Trump ha firmato un accordo di cessate il fuoco con i democratici, che riapre gli uffici pubblici fino a metà febbraio, nella speranza che venga trovato una quadra definitiva, che al momento pare ancora lontana.

La settimana avrà il faro collocato sulla riunione mensile del FOMC della Federal Reserve, che si concluderà mercoledì sera. Le attese sono per tassi fermi e niente di nuovo, ma si stanno diffondendo rumor su una possibile comunicazione di rallentamento della riduzione dei titoli di stato nel portafoglio FED, che ora procede al ritmo di 50 mld $ al mese. Se questo rumor diventasse notizia avremmo un chiaro allentamento della politica monetaria, che farebbe certamente piacere ai mercati. Personalmente sono scettico, ma quel che penso io non conta nulla.

Faccio ancora notare la ottima performance che sta mostrando il nostro indice Ftse-Mib, che si presenta come il meglio impostato tecnicamente. Infatti con la buona chiusura di venerdì sera (a quota 19.810, +1,26%), il nostro indice ha confermato il superamento della trend line ribassista che unisce i due massimi discendenti di luglio e settembre dello scorso anno ed ha messo alle sue spalle anche la forte resistenza statica di area 19.600-19.700, che da ottobre in poi aveva già respinto indietro per ben 4 volte le velleità di recupero del nostro indice. Ora l’obiettivo rialzista più vicino è quota 20.320, dove passa la media mobile a 200 sedute e c’è ancora da chiudere un gap ribassista, apertosi il giorno 8 ottobre scorso.

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