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VOGLIA DI CONTINUARE IL RIMBALZO
25/01/2019 08:45

I mercati tentano, con una certa fatica, di disegnare il classico modello di continuazione rialzista che spesso accompagna il rientro dagli eccessi. Preso atto che tre settimane consecutive (4 per gli indici USA) di forte rimbalzo necessitavano una pausa di riflessione, i mercati hanno cercato di liquidare una veloce correzione nella prima metà della settimana corrente, per poi cercare il ritorno sui valori di venerdì scorso nelle ultime sedute cioè quelle di ieri ed oggi.

Un’impresa che sembra al momento più fattibile per gli indici europei che per quelli USA, anche se sarà la conclusione della seduta odierna a ratificare il successo o il fallimento dell’impresa.

L’indice Eurostoxx50, rappresentante complessivo dell’azionario europeo, nella parte mattutina della seduta di ieri ha tentato nuovamente di riportarsi sui valori massimi di venerdì scorso, e ci è sostanzialmente riuscito, anche se le attese parole di Draghi, alle 14,30, hanno un po’ deluso gli operatori e causato un veloce quanto evidente ritorno sui minimi della mattinata, con perdita di quasi un punto percentuale in pochi minuti.

Forse i mercati confidavano un po’ troppo su un immediato aiutino da parte della BCE, reduce dall’aver appena concluso a fine dicembre la politica accomodante di acquisto di titoli di stato. Molti speravano che Draghi prendesse atto di un aumento dei pericoli di recessione in Eurozona e annunciasse già l’immediato ritorno all’accondiscendenza monetaria, attraverso l’annuncio di una operazione imminente di TLTRO per fornire denaro a tassi agevolati alle banche che accettino di prestarlo all’economia.

Invece Supermario è parso questa volta assai meno prono alle voglie speculative dei mercati. Non ha potuto tacere il peggioramento del quadro macroeconomico e l’aumento dei rischi al ribasso delle prospettive di crescita futura. Ma ha bollato come scarsamente probabile l’arrivo di una recessione in Europa. Inoltre ha chiaramente ammesso che in seno al Consiglio dei Governatori della BCE non c’è identità di vedute sul da farsi e che di misure di stimolo non si è ancora discusso e non se ne parlerà prima di marzo, quando si avranno a disposizione le stime più aggiornate dell’Ufficio Studi.

Apparentemente un discorso poco amichevole, e così l’hanno preso i mercati, che hanno subito reagito con vendite di stizza. Solo una più meditata riflessione ha poi consentito di recuperare parte del terreno perduto e chiudere in positivo una giornata che intorno alle 15 sembrava volgere irrimediabilmente in negativo. Il ragionamento a freddo deve aver meglio compreso che un annuncio di sventura imminente, a pochi giorni dalla fine del lungo periodo di accomodamento monetario chiamato Quantitative Easing, avrebbe dato l’impressione di una banca centrale in preda a crisi di nervi e certamente non troppo in grado di mantenere il controllo della situazione. Inoltre, l’aver detto che di nuove misure di accomodamento non si è ancora discusso, di fatto consente ai mercati di ricominciare tra qualche giorno il gioco delle aspettative, e magari estendere il recupero in atto più di quanto sarebbe avvenuto se Draghi avesse già annunciato il provvedimento.

Mi rendo conto che questi ragionamenti hanno più a che fare con il lettino dello psicoterapeuta che con   

I freddi numeri dell’economia reale, ma tant’è. I mercati ormai vivono quasi esclusivamente di aspettative e di paranoie interpretative.

Decisamente meno disposti al recupero appaiono gli indici americani. SP500 ha esaurito ieri una seduta abbastanza anonima, con un movimento dal minimo al massimo di seduta di soli 20 punti, disegnando la candela più corta delle ultime 7 e tutta compresa all’interno della candela del giorno precedente. Questa figura grafica si chiama “Inside Bar” e denota incertezza da parte degli operatori. Se consideriamo che il livello di chiusura (2.642, +0,14%) è stata assai vicina all’apertura della seduta, la candela disegnata assume il nome “Doji”, ed ha anch’essa una valenza di incertezza operativa.

Del resto si susseguono rumor di ogni tipo, ma di notizie in grado di risolvere i dubbi degli investitori su trattative USA-Cina e shutdown del Governo Trump non c’è ombra. In cambio arriva dal Venezuela la notizia che l’esercito sta con Maduro, e non solo l’Esercito. Anche Russia, Cina, Turchia e Iran, cioè l’intero campionario dei nemici di Trump, che invece ha fomentato e subito riconosciuto il tentativo di colpo di stato di Juan Guaidò, che sta già costando decine di morti e centinaia di arrestati a Caracas e nelle altre principali città del paese. La patata venezuelana sta diventando bollente e rischia di aggiungere altre occasioni di scontro nella complessa partita geopolitica globale.

Non è il tipo di notizie che piacciono ai mercati, anche se, cinicamente, per loro conta molto di più una parola dolce di Powell che centinaia di morti in una guerra civile. Ma Powell in questi giorni tace.

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