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L'ITALIA NON CRESCE? E' UN COMPLOTTO
22/01/2019 08:45

Senza Wall Street a dettare la direzione e con dati sulla crescita cinese del 2018 in rallentamento rispetto allo scorso anno, mentre il Fondo Monetario Internazionale rivede al ribasso le  stime di crescita per Germania ed Italia e segnala il nostro paese come una delle minacce per l’economia globale, insieme a Brexit e guerra commerciale. Con simili chiari di luna l’andamento delle borse europee ieri non poteva essere certo una passeggiata rialzista paragonabile a quel che si è visto venerdì scorso. Aggiungiamoci poi una certa abbondanza di rumor contradditori, comunicati in particolare dall’agenzia di notizie Bloomberg, che venerdì aveva esaltato le borse con la bufala di una proposta cinese per l’azzeramento del deficit commerciale USA, mentre ieri ha gelato gli entusiasmi, comunicando che gli USA, a parte i tweet ottimistici di Trump, nei fatti non avrebbero concesso molto ai cinesi nel primo giro di trattative.

Questo menù, ricco di cibi indigesti, ha prodotto qualche mal di pancia ai mercati azionari europei, con Eurosotxx50 che ha lasciato sul terreno -0,31% e l’indice tedesco Dax che ha perso esattamente il doppio.

Curiosamente il nostro Ftse-Mib, proprio nel giorno in cui anche il FMI ha bocciato la nostra crescita per il 2019, comunicando lo stessa stima fornita venerdì scorso dalle previsioni di Bankitalia (+0,6% contro il +1% scritto dal governo nella manovra), è riuscito a non perdere. Infatti il -0,35% segnato a fine giornata è interamente motivato da un fattore straordinario, cioè lo stacco dividendi di Enel e Snam. Se togliessimo questo effetto, l’indice principale di Borsa Italiana avrebbe chiuso lievissimo rialzo.

Sta di fatto però che, proprio a causa dello stacco dividendo, l’indice è tornato sotto la resistenza violata appena venerdì scorso e non ha confermato il segnale di forza.

Del resto non era facile mostrare entusiasmo, dopo la serie di k.o. alla crescita italiana, che stanno piovendo sui monitor di giorno in giorno, da parte di tutte le agenzie di previsione. Pare già una pia illusione il raggiungimento degli obiettivi su crescita, Deficit e debito appena scritti nella manovra solo un mese fa. Il governo dovrà rassegnarsi, subito dopo le elezioni europee, a fare immediatamente una manovra correttiva, stimata per ora tra i 5 e i 10 miliardi di euro, per schivare ancora una volta quella procedura di infrazione da parte della UE, che a dicembre si è evitata per il rotto della cuffia e con una trattativa serrata tra Conte e Juncker.

Si giustifica così la stizza dei due padroncini del governo, in questi giorni valenti economisti, che si sono scagliati contro il termometro che misura la febbre italiana con una veemenza che finora avevano riservato solo a Renzi, Macron ed i migranti.

Hanno blaterato di complotti internazionali contro il governo del popolo, ad opera di istituzioni (Bankitalia e FMI) che non azzeccano mai una stima o una ricetta, ma che fanno delle loro previsioni un uso politico per favorire l’establishment e danneggiare il cambiamento.

Quel che mi pare di vedere sembra piuttosto il complotto della lingua contro il cervello dei due sovranisti nostrani. E, dato che anche Tria è stato costretto a criticare il FMI, ho l’impressione che la strampalata polemica, come quelle inscenate contro la UE nell’autunno scorso, produrrà l’esito di danneggiare ancora un po’ la nostra reputazione e confermerà la solita visione degli italiani piagnoni ed indisciplinati, che ci portiamo da sempre addosso.

Intendiamoci. E’ abbastanza probabile che Bankitalia e FMI sbaglino le stime. Lo potremo constatare a posteriori, tra qualche mese. E’ anche vero che le sbagliano spesso. Ma, a differenza di quel che sostengono i due sovranisti nostrani, che non si prendono il disturbo di verificare prima di parlare, il più delle volte le sbagliano per eccesso, mostrando quasi sempre troppa generosità nell’assecondare i numeri di comodo presentati dai governi e cogliendo quasi sempre in ritardo i rallentamenti dell’economia reale. L’ipotesi di crescita a +0,6% rischia pertanto di essere troppo generosa, come dimostrano altre agenzie meno “istituzionali”, che stanno rivedendo la nostra crescita su valori inferiori allo 0,6%, mentre non manca chi (Pimco, ad esempio) prevede addirittura la crescita zero o negativa.

La politica cambia di colore, ma non il suo modo d’essere: se una realtà è scomoda si nega finché si può, si manipola finché si riesce e poi si incolpa qualcun altro quando le bugie avranno le gambe corte.

Ovviamente chi segnala problemi è un gufo (copyright Renzi) o un nemico della patria e del popolo. Anche questa volta verrà data la colpa degli insuccessi a chi li ha previsti, perché ha “remato contro”, e non a chi li ha causati con scelte politiche insensate.

La giornata odierna si apre con il passo indietro nell’ordine di un punto percentuale da parte delle borse asiatiche e poco meno da parte dei futures sugli indici USA. Questo clima dovrebbe produrre un altro po’ di arretramento delle borse europee in apertura. Poi sarà il clima che arriverà dagli USA a dettare la linea, come sempre. Wall Street non può permettersi una pausa se vuole impedire all’Europa di tornare indietro.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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