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DICEMBRE TERRORIZZATO, GENNAIO EUFORICO
21/01/2019 08:45

Con prestazioni settimanali degli indici principali comprese tra i 2 ed i 3 punti percentuali di rialzo, i mercati azionari mondiali hanno proseguito per la quarta settimana consecutiva il formidabile recupero dai minimi prenatalizi. Il mese di gennaio comincia ad assumere connotazioni di euforia, dopo il panico che i mercati hanno vissuto a dicembre.

Il mese di gennaio, con ancora quasi due settimane da giocare, ha già recuperato quasi tutta la perdita di dicembre. Corale è stato il crollo, come ora corale appare il recupero. Brillano poi ancor più degli altri, i mercati indiano, brasiliano e russo, che si sono già portati ben al di sopra dei valori di inizio dicembre.

Puntando l’attenzione sul principale indice del mondo, quello che in qualche modo detta il percorso di tutti gli altri, cioè l’americano SP500, osserviamo che con l’allungo della scorsa settimana (+2,87% a quota 2.671, con 4 sedute positive dopo la minicorrezione di lunedì scorso) ha già recuperato più di metà del forte ribasso che lo ha schiacciato da settembre a dicembre dello scorso anno. Ha già fornito un paio di bei segnali inversione: la riemersione dal tuffo ribassista subito quando sfondò il supporto di 2.630 e il ritorno al di sopra della media mobile a 50 sedute, che ora sta anche svoltando al rialzo. Gli ostacoli da superare, per togliere ogni dubbio sul ripristino del trend rialzista di lungo periodo e sulla fine della correzione sono ancora 3: la media mobile a 200 periodi; la trendline ribassista che unisce i massimi discendenti di ottobre e dicembre; il massimo di dicembre. I primi due ostacoli passano entrambi, nei prossimi giorni, in area 2.700. L’ultimo e definitivo ostacolo è a quota 2.800.

Data la vicinanza di area 2.700, è possibile che nei prossimi giorni l’indice provi l’attacco ai primi due ostacoli rimasti. Oggi non è possibile perché in USA ricorre la Festa di Martin Luther King ed i mercati sono chiusi.

Se dovesse riuscire, i mercati dimostrerebbero di essersi clamorosamente sbagliati a Dicembre, e lancerebbero un messaggio di ottimismo generalizzato, in grado di riportare le quotazioni sui massimi assoluti.

Ma anche se non riuscisse a superare gli ostacoli, l’azionario americano avrebbe dato una dimostrazione di vitalità del tutto inattesa, solo pochi giorni fa.

Per spiegarla dobbiamo far ricorso ad un paio di elementi chiave. Da un lato la estrema volubilità politica del Presidente USA Trump, che ha dimostrato di cambiare spesso radicalmente opinione nello spazio di pochi tweet. Quel che ha innescato la guerra commerciale, da lui intrapresa da un anno, cioè l’indebolimento del ciclo economico in Cina e l’inevitabile effetto boomerang sulla crescita americana, che si sta facendo sempre più consistente, lo ha indotto a sospendere l’ultimo incremento dei dazi e cercare un accordo con i cinesi, che da parte loro stanno mostrando parecchia disponibilità. L’ipotesi di un accordo complessivo, che interrompa il circolo vizioso dei dazi e ponga fine al deterioramento della crescita, si sta facendo sempre più possibile, se non probabile. I rumor su imminenti accordi globali si fanno insistenti ed i mercati ne prendono atto, cominciando a credere ad un lieto fine che, solo un mese fa, non erano minimamente disposti a prendere in considerazione.

Il secondo motivo, forse ancora più importante del primo, è la decisa svolta da parte delle due principali banche centrali del mondo: FED e BCE. La prima ha ormai accettato il volere di Trump ed ha tolto il pilota automatico al processo di normalizzazione dei tassi, spaventata dalle conseguenze di una politica troppo rigida sulle sorti di Wall Street. Powell ha fermato i rialzi e per qualche mese starà ad osservare. Si è poi dichiarato pronto anche a cambiare politica, rendendola magari nuovamente accomodante, se i dati economici presentassero un rallentamento significativo e non episodico della crescita USA. La stessa BCE, che ha appena interrotto il suo Quantitative Easing, ma ha ancora i tassi ufficiali a zero, per bocca di Draghi si è mostrata preoccupata delle minacce di recessione che riguardano la Germania e l’Italia e del rallentamento produttivo che interessa tutti i principali paesi dell’Eurozona. Al punto da accennare a nuove misure accomodanti per l’economia europea. Si parla di una nuova tornata, la terza, di operazioni TLTRO (Targeted Lon Term Refinancing Operation), a cui le banche si stanno preparando facendo incetta di titoli di stato da consegnare in garanzia di prestiti BCE a tassi particolarmente bassi, della durata di 4 anni.

Queste prese di posizione hanno rassicurato mercati che a dicembre temevano il prosciugamento della liquidità a causa dei tassi FED in crescita e del Quantitative Tapering (riduzione dei titoli in portafoglio, il contrario del QE), che la FED al ritmo di 50 mld$ al mese, a cui si unisce la fine degli acquisti di titoli da parte della BCE.

La prontezza delle banche centrali a venire in soccorso dei mercati al primo stormire di fronda ribassista sembra aver tranquillizzato l’ansia degli investitori e favorito il riaffacciarsi dei compratori.

Il ritorno dell’euforia di breve termine Venerdì è riuscita finalmente a contagiare anche l’Europa. L’indice Eurostoxx50, con un rally da +2,14%, ha violato al rialzo in un sol colpo la trendline ribassista che lo ingabbiava da settembre, la media mobile a 50 sedute e l’area di resistenza intorno a 3.130. Ora l’obiettivo diventa dapprima 3.180 (50% del calo da settembre a Natale) e successivamente 3.245.

Anche il nostro Ftse-Mib è salito ed ah violato la trendline ribassista che unisce i massimi di maggio e settembre, oltre alla resistenza di 19.675. Ora ambisce ad arrivare a 20.250.

Non resta ora che attendere l’arrivo di un numero un po’ consistente di trimestrali USA, che ci farà capire se gli utili societari stanno tenendo, oppure se anche la crescita dei profitti ha svoltato.

Nel secondo caso sarà molto difficile per gli indici proseguire nel rimbalzo.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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