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BREXIT NEL LABIRINTO E WALL STREET AL BIVIO
16/01/2019 08:45

La Gran Bretagna è nel caos ma in sostanza i mercati finanziari se ne fregano e continuano il rimbalzo.

Questa può essere, in estrema sintesi, la fotografia della giornata di ieri sulle borse mondiali.

Già le borse asiatiche, di prima mattina, hanno rinfrancato il resto del mondo, reagendo con un rialzo alle notizie di rallentamento della crescita cinese. L’interpretazione positiva è dovuta alla fiducia che le autorità cinesi interverranno con misure espansive, dopo aver già da qualche giorno svalutato il yuan.

Le borse europee hanno così potuto attendere il voto inglese sulla Brexit recuperando nel complesso più o meno quel che avevano perso il giorno precedente. Ha fatto eccezione il nostro Ftse-Mib, unico indice europeo leggermente negativo, appesantito dalle pessime performance del settore bancario, terrorizzato dalla richiesta della Vigilanza BCE di svalutare completamente i NPL (le sofferenze bancarie) entro 7 anni.

La richiesta non è vincolante, ma se non ottemperata dovrà essere giustificata caso per caso. E’ inoltre una regola che vale per tutte le banche sistemiche dell’Eurozona, sottoposte a Vigilanza BCE, e non solo a quelle italiane. Però quelle italiane sono più gravate di NPL della media europea. La norma mira a rendere i bilanci più aderenti alla realtà e a far emergere le perdite occulte, per ottenere una stabilizzazione futura degli istituti europei. Ma, evidentemente, causerà l’imputazione a bilancio degli importi delle svalutazioni e, per qualche istituto più debole patrimonialmente, richiederà la necessità di ricapitalizzare. Per questo motivo gli investitori si sono alleggeriti in modo abbastanza brutale delle banche italiane.

Il nostro vice-premier Salvini oltre a candidarsi al premio Nobel per la Pace, per la sua opera incessante di lotta alla povertà e di riduzione delle migrazioni attraverso la chiusura dei porti e la morte in mare dei migranti, ora forse vuole anche il premio per l’Economia. Perciò ha sparato a zero sulla prevaricazione della UE nei confronti delle banche italiane, su un uso politico delle decisioni della Vigilanza, sul danno da 15 miliardi per gli italiani per colpa di queste misure.

Non una parola sul fatto che le sofferenze non svalutate sono una falsificazione legale dei bilanci  e l’occultamento di perdite, ovvero il principale motivo della perdita devastante subita dal settore bancario italiano dal momento dello scoppio della crisi finanziaria (-86% a partire dal maggio 2007 ad oggi). Poi occorrerebbe ricordare, ma, si sa, i politici hanno la memoria corta, che queste misure dovevano entrare in vigore già un anno fa, ma la BCE le sospese per l’opposizione del Parlamento Europeo ed i piagnistei del nostro governo. Come sempre si vuole essere trattati come tutti gli altri quando ci conviene e in modo diverso dagli altri quando ci conviene.

L’evento clou della giornata si è svolto poco prima delle 21. Alla Camera dei Comuni la May ha subito la più pesante sconfitta mai accusata da un governo inglese da un secolo. Una maggioranza schiacciante, con 230 voti di scarto, molto superiore alle più negative attese, ha bocciato l’accordo con la UE per l’uscita soffice della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Era l’esito atteso, ma forse non in modo dosi divisivo. L’opposizione ha subito chiesto il voto di sfiducia al Governo, che verrà dibattuto e votato oggi. La logica vorrebbe la caduta del Governo May, ma probabilmente non sarà così, poiché il partito conservatore, mai così diviso, non riesce a mettersi d’accordo su un nome alternativo né ad assumersi la responsabilità di un confronto elettorale. Si dovrebbe perciò arrivare alla comica di una sfiducia, data ieri al governo nella gestione della Brexit, ma seguita immediatamente da una fiducia rinnovata alla May, per proseguire in quel che finora non è stata in grado di fare.

Aspettiamo comunque l’esito del voto prima di a romperci il capo su come questa vicenda andrà a finire.

In fondo è quel che stanno facendo i mercati. Wall Street, che era aperta al momento del voto sulla Brexit, se ne è bellamente fregata, continuando stabile una seduta che ha segnato il superamento della piccola resistenza di quota 2.600 da parte dell’indice SP500 e l’approdo in chiusura a quota 2.610 (+1,07%). L’area 2.630 è ormai vicina e qui si giocherà la rivincita tra orso e toro, con quest’ultimo, messo al tappeto in dicembre, che tenterà la difficile resurrezione. E’ il bivio determinante per l’andamento futuro dei listini di tutto il mondo.

Intanto le prime trimestrali USA continuano lentamente a fluire. Ieri è stata la volta di JpMorgan a deludere, ma non è stata penalizzata dal mercato. Se teniamo presente che, durante i 3 trimestri precedenti, le trimestrali bancarie avevano invariabilmente battuto le attese degli analisti, mi colpisce in modo non positivo il fatto che per questo trimestre, finora, tutte e 3 le grandi banche che hanno diffuso le trimestrali (Citigroup, JPMorgan e Wells Fargo) abbiano presentato ricavi inferiori alle attese, anche se solo JPMorgan ha mancato le attese anche sugli utili. Oggi avremo un’altra bella serie di banche alla prova dei conti, tra cui spiccano Bank of America e Goldman Sachs.

Può darsi che l’indice principale arrivi fin da oggi al test della resistenza chiave. Ma per superarla ci vuole qualcosa di più della voglia di correggere gli eccessi ribassisti, mostrata finora. Ora gli eccessi sono corretti. Per salire ancora ci vuole la convinzione rialzista dei bei tempi, cioè gennaio dello scorso anno.

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