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MAY DAY
15/01/2019 08:45

La settimana si è aperta male, ma non troppo, per i mercati azionari mondiali, che ci hanno mostrato cali diffusi, ma controllati, generalmente all’interno del punto percentuale di perdita.

Una reazione che non ha potuto evitare di scontare almeno un po’ le brutte notizie che arrivano dalla Cina e dall’Europa sulla salute del ciclo economico, ma non ha evidenziato panico da parte degli operatori.

La Cina ha comunicato che lo scorso anno sono calate le vendite di auto, per la prima volta da quasi 30 anni, e che la sua bilancia commerciale ha ridotto sia le importazioni che le esportazioni.

Questi dati si aggiungono alle anticipazioni su un possibile calo della crescita per il 2018, che sono già filtrate nei giorni scorsi, quando l’obiettivo di crescita del PIL da parte del governo è stato ridimensionato dal 6,5% al un valore compreso tra il 6 ed il 6,5%. Il dato ufficiale dovrebbe uscire nella notte tra mercoledì e giovedì.

L’Eurozona ha invece comunicato un calo della Produzione Industriale a Novembre del -3.3% su base annua, un punto peggio delle già fosche attese. Come anticipato venerdì dai risultati dei principali stati europei, tutti molto brutti, la frenata produttiva è molto forte e vede la Germania a guidarla. Al punto che si attendono i dati, che tra qualche settimana arriveranno a fotografare l’andamento del PIL del 4° trimestre 2018, col timore che in Germania ed Italia si abbia una diminuzione trimestrale. Se così fosse sarebbe la seconda consecutiva e decreterebbe la recessione tecnica per questi due paesi, dato che gli economisti definiscono la recessione come la presenza di almeno due cali consecutivi del PIL.

Tutto questo mentre negli USA non si vedono ancora soluzioni allo shutdown che coinvolge mezza amministrazione federale.

Era sostanzialmente inevitabile che i mercati occidentali si raffreddassero un po’, dato che avevano collezionato la settimana scorsa un filotto positivo di rialzi.

Ma la voglia di correggere gli eccessi non è stata drammatica e fa pensare che il rimbalzo potrebbe non essersi ancora concluso, anche perché, con la correzione subita da SP500, che è sceso ieri del -0,53% a quota 2.583, mancano ora una cinquantina di punti, quasi il 2%, all’arrivo nell’area di resistenza di 2.630.

Peraltro oggi i mercati asiatici stanno segnando un brillante rimbalzo, dopo le perdite di ieri. Probabilmente scontano nuovi aiuti all’economia in arrivo dalle autorità cinesi, dopo la marcata svalutazione della moneta avvenuta nei giorni scorsi. Pertanto per la giornata odierna possiamo attenderci una partenza positiva anche in Europa. Dovrebbe essere in grado di recuperare interamente le perdite di ieri, che per Eurostoxx50 sono state di mezzo punto percentuale.

Poi però la giornata si dipanerà in attesa del voto del Parlamento inglese sul piano Brexit presentato dalla May, che, secondo i sondaggi, dovrebbe essere bocciato, ma che la May continua a proporre come unica possibilità di evitare una “no deal Brexit”, cioè una uscita senza accordo. Questo evento, chiamato anche “hard Brexit”, si verificherà automaticamente se l’impasse durerà fino al 29 marzo e  provocherà danni molto significativi all’economia inglese, con il ripristino delle barriere doganali anche in Irlanda, ma anche problemi non indifferenti all’economia europea.

La bocciatura del piano May lascerebbe il Parlamento inglese nel caos e aumenterebbe la possibilità di Hard Brexit. Per questo a Bruxelles si sta già lavorando per offrire un aiutino agli inglesi: la possibilità di concordare uno spostamento oltre il 29 marzo della data di uscita automatica, per dare la possibilità di continuare le trattative.

Il Parlamento inglese è però nel caos e nessuna maggioranza sembra per ora radunarsi attorno ad una delle possibili alternative al piano May: elezioni anticipate, per trovare un nuovo governo che vada a ridiscutere le condizioni di uscita con la UE; oppure nuovo referendum per verificare se la volontà degli elettori è ancora quella di uscire dalla UE.

Il rischio è che il caos paralizzi il paese ed eviti ogni decisione, con la conseguenza di rendere inevitabile l’Hard Brexit.

Non sono momenti facili, anche se i mercati per ora non sembrano intenzionati a farsi prendere dal panico.

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