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CR7 NEL FTSE-MIB. SPERIAMO FACCIA GOAL
28/12/2018 08:45

Alla ripresa dell’operatività, dopo il lungo ponte natalizio, i mercati europei si sono impegnati a riagguantare Wall Street, che il 23 e il 26 dicembre, mentre in Europa ci si riposava, ha continuato a frequentare l’ottovolante della volatilità a ritmi forsennati.

Non è stato affatto facile ritrovare un punto di equivalenza, poiché il rimbalzone del 26 dicembre in USA è stato fin troppo esagerato (nell’ordine del 5% per SP500 e Dow Jones, un po’ meno per Nasdaq100). Spesso i forti rimbalzi tecnici contro trend necessitano di un immediato pullback di verifica delle reali intenzioni degli investitori. E, se non basta, avviene un ulteriore tentativo di storno qualora il rimbalzo riesca a raggiungere le tre fatidiche sedute rialziste consecutive.

Ieri pertanto la voglia degli indici azionari europei di salire, o almeno di mantenere i livelli del 21 dicembre scorso, per evitare l’onta di nuovi minimi annuali, è naufragata presto, per lo spavento di vedere i futures americani nuovamente negativi e impegnati ad ampliare il ribasso nella prima parte  della seduta di Wall Street. Un ribasso che in USA è arrivato quasi a toccare il -3% ed ha condizionato pesantemente la giornata europea. I principali indici di Eurolandia hanno così esteso ancora il trend negativo di questo 2018. Eurostoxx50 ha testato l’area 2.930, esplorando valori che non si vedevano più da oltre due anni (agosto 2016) ed è riuscito a chiudere a 2.937 (-1,22%), pochi punti al di sopra di questo robusto supporto. Peggio è andata al Dax tedesco (-2,37% a 10.381), condizionato dalla debacle del settore automobilistico, ed anche al nostro Ftse-Mib (-1,81% a quota 18.065). Sul nostro indice ha pesato la diffusa debolezza delle utility e del gruppo Agnelli, trainato al ribasso da FCA, che ha rotto il forte supporto dei 13 euro. In mancanza dell’aiuto dei bancari, debolucci nonostante il restringimento dello spread verso quota 250, l’indice delle blue chip italiane non ha potuto evitare lo sfondamento di 18.400, che in autunno ha fatto da barriera per tre volte ed a cui il 21.12 si era strenuamente aggrappato.

Tecnicamente anche il nostro indice si allinea così allo scenario ribassista che regna da tempo sugli altri indici europei. Occorrerà un miracolo, oggi per negare il segnale. La speranza è che la nuova versione dell’indice Ftse-Mib, che è entrata in vigore ieri, possa portare qualche nota positiva. Sono state mandate in pensione fuori dall’indice due vecchie glorie degli anni 2000 (Mediaset e Banca Mediolanum), passate da tempo di moda nelle attenzioni degli investitori, come i due loro fondatori Ennio Doris e Silvio Berlusconi, entrambi ormai ottuagenari e sostituiti al vertice dai rispettivi figli. Entrano nell’indice due forze fresche e per la prima volta debutta una squadra di calcio. Per la gioia dei tifosi di CR7, entra nel Ftse-Mib la Juventus insieme ad Amplifon, con la speranza che le magie del più grande e pagato giocatore del mondo, diano nuova linfa al nostro indice, che ne ha gran bisogno.

Terminata mestamente la seduta europea, la volatilità ha mostrato ancora una volta di essere la vera padrona dei mercati. Wall Street, dopo essere scesa fin verso le ore 20 ed aver testato quota 2.400 con l’indice SP500, nelle ultime due ore ha rimesso il turbo ed ha recuperato ben 90 punti, andando a chiudere la seduta a 2.488 e trasformando il momentaneo -2,8% in uno smagliante +0,86%. Pare che a cambiare il clima in meglio siano state le voci di un imminente incontro tra Trump e Powell, per ammansire la FED e trovare una quadra che eviti il licenziamento del Governatore.

Sta di fatto che la prima prova di tenuta del rimbalzo da parte di Wall Street è stata superata. Oggi dovremmo vedere la terza seduta rialzista prima di assistere ad un nuovo ritorno sulla scena dei venditori. Potrebbe avvenire lunedì 31, giorno di San Silvestro, che vedrà i mercati USA aperti, mentre in Europa ed in quasi tutto il resto del mondo si fa festa  

Intanto l’Europa avrà oggi l’occasione di recuperare almeno una parte di quel che ha perso ieri, anche se è molto fastidioso dover vivere a rimorchio di un mercato imbizzarrito, come quello americano, che si diverte a scappare quando l’Europa si riposa, costringendola a continui gap.

Questo è quel che succede quando la volatilità prende il comando. Ed è quel che nel 2019, temo, sarà il comportamento standard dei mercati, che renderà la vita difficilissima a chi rincorre i trend di breve termine.

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