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ASSIST DI MACRON, GOAL DI CONTE
13/12/2018 08:45

Il dribbling dei mercati ai problemi politici quotidiani è riuscito ieri a mantenere in vita ed estendere in rimbalzo salutare per gli indici europei, che cercano di rendere meno amaro il bilancio di un anno che si avvia alla conclusione. Considerato che le festività natalizie quest’anno si piazzano al centro della settimana, e che pertanto le borse rimarranno chiuse parecchio, con oggi resteranno solo 8 sedute di borsa utili nel 2018 per recuperare almeno qualcosa delle pesanti perdite collezionate dagli indici europei in quest’anno, che a gennaio sembrava promettere l’ennesimo paradiso rialzista, ma che poi si è trasformato, se non in un inferno, almeno in un purgatorio abbastanza infiammato.

Ieri la May ha schivato il voto di sfiducia dei suoi parlamentari, ma ha dovuto prendere atto che il suo partito è spaccato quasi a metà e se non otterrà un aiuto dalla UE, l’accordo per la Brexit a gennaio non verrà ratificato.  Cercherà di trattare qualche concessione che faccia ingoiare ai dissidenti la pillola ottenuta. Ma per ora da Bruxelles non c’è alcuna disponibilità a cambiare l’accordo. Dovrebbe finire con qualche accrocchio che estenderà la data di uscita della Gran Bretagna dalla UE oltre fine marzo, per consentire altre trattative, ma che comporterà la comica conseguenza che anche il Regno Unito dovrà eleggere i suoi rappresentanti al nuovo parlamento europeo a maggio, salvo poi doverli ritirare in caso di uscita. Insomma: un pasticcio che neanche il miglior giallista sarebbe stato capace di inventare.

Ieri però è stato il Conte-day, con il nostro premier impegnato nella grande trattativa con Juncker per evitare la procedura di infrazione.

L’affannoso susseguirsi di vertici che da settimane ha impegnato i leaderini a limare il deficit e presentare alla UE un rapporto deficit-PIL non più al 2,4%, ma al 2,04%, che Conte ha sventolato a Juncker come manifestazione di buona volontà. Juncker ha accolto il numerino come un passo avanti importante, cioè non ha chiuso la porta in faccia a Conte. Il motivo di questa nuova disponibilità europea va ricercato nelle promesse che Macron ha fatto ai gilet gialli, che porteranno la Francia a sfondare profondamente il 3% del rapporto deficit/PIL. Diventa politicamente difficile fare i duri con l’Italia che ha un deficit del 2% e accogliere senza battere ciglio lo sfondamento del£5 della Francia.

Perciò Macron ha aiutato Salvini e Di Maio nella sfida alla Commissione UE. Juncker probabilmente chiederà al nostro governo ancora un passettino, cioè di arrivare simbolicamente sotto il 2%, per rimuovere la procedura di infrazione. A questo punto la strada si fa in discesa per Conte ed i leaderini, poiché con pochi spiccioli di finti tagli alla spesa pubblica si può trovare quella manciata di milioni di euro sufficiente a sforbiciare il deficit di mezzo centesimo di PIL, scendendo sotto il 2%.

Politicamente la vicenda potrebbe così chiudersi con un compromesso che permetterebbe a tutti di affermare di aver vinto.

In realtà, dato che la partita da vincere non è quella con la Commissione UE, ma quella con gli investitori, che debbono convincersi della credibilità del governo, il compromesso con la UE garantirà probabilmente una boccata d’ossigeno allo spread per qualche settimana, in attesa di cominciare a verificare la concreta realizzazione della manovra e soprattutto la distanza che la realtà porrà tra la crescita effettiva del nostro paese il prossimo anno e quella abbondantemente sovrastimata dal nostro governo.

Perché il vero nodo che tornerà al pettine a partire da gennaio sarà la possibile caduta addirittura in recessione del nostro paese, dopo i segnali molto negativi arrivati dall’economia reale nel 3° trimestre e che si stanno accumulando anche nel quarto. Se la crescita del 2019 sarà lontana dal +1,5% stimato dal governo, il 2,04% o l’eventuale 1,99% che magari verrà definitivamente concordato, verrà ampiamente sfondato a consuntivo e probabilmente salirà oltre il 3%. Il rapporto debito/PIL non scenderà neppure il prossimo anno ed i mercati torneranno pesantemente a prendere di mira i nostri titoli di stato.

Ma intanto il finale d’anno dovrebbe essere all’insegna del recupero.

Questo sembra essere stato il ragionamento dei mercati ieri, che hanno annusato il compromesso in arrivo e si sono lanciati a comprare obbligazioni (lo spread è sceso a 269 e il rendimento del decennale al 3%) ed azioni italiane, più ancora di quelle europee.

La giornata è stata molto positiva: Eurostoxx50 +1,72% e Ftse-Mib addirittura +1,91%, con diffusi rialzi su tutto il listino.

La voglia europea di salire per una volta ha snobbato le incertezze del rimbalzo americano, che sta faticando molto più di quello europeo a materializzarsi. Anche Wall Street tuttavia ha mantenuto il segno positivo a fine seduta, anche se ha chiuso sui minimi e si è rimangiata buona parte dei guadagni che a metà giornata assomigliavano a quelli realizzati dagli indici europei. Su Wall Street pesano un po’ le vicende personali dell’estroso Presidente, dato che il suo avvocato di fiducia Cohen è stato condannato a 3 anni di carcere anche per aver mentito sui traffici poco limpidi di Trump e per aver pagato durante la campagna elettorale le conigliette di Playboy per coprire i passatempi extra-coniugali del baldanzoso candidato.

Oggi verificheremo se il momento magico europeo riuscirà agli indici europei di collezionare la terza seduta positiva consecutiva e di superare le prime resistenze, che per Eurosoxx50 sono proprio sui livelli di 3.100 raggiunti ieri, mentre per il Dax tedesco sono a 11.060 punti. Il nostro Ftse-Mib si trova l centro della sua fascia laterale di oscillazione e, se sono rose quelle che Juncker ha consegnato a Conte ieri sera, potrebbe addirittura ambire entro fine anno a portarsi a testare la resistenza di area 19.600.

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