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LA CURVA DEI RENDIMENTI USA SEMINA IL PANICO
05/12/2018 08:45

Ieri ho concluso il commento mattutino indicando che l’arrivo sull’area di resistenza da parte degli indici azionari, che hanno mostrato un deciso rimbalzo dai minimi di novembre, poteva necessitare di “una pausa per raccogliere le forze necessarie ad attaccare l’ostacolo”. Ma, francamente, non mi aspettavo il dietrofront a cui abbiamo assistito ieri.

Dow Jones -3,1%, SP500 -3,25% e Nasdaq100 -3,8%, in una seduta passata tutta in retromarcia e senza rimbalzi apprezzabili di alleggerimento della pressione, come se gli operatori fossero costretti a liquidare posizioni in fretta e furia.

Certo, il livello che SP500 ha avvicinato lunedì (2.815) si presentava piuttosto ostico da superare, poiché già due volte (il 17 ottobre ed il 7 novembre) ha respinto le velleità di inversione rialzista del trend di breve periodo, scatenando le vendite che hanno poi segnato i minimi del 29.10 e del 23.11. Inoltre l’area 2.815 rappresentava il ritracciamento rialzista di Fibonacci pari al 61,8% dell’intero impulso ribassista di ottobre. Per finire vi passa anche la banda di Bollinger superiore. SP500 vi è arrivato al galoppo, mostrando qualche segnale di eccesso di ottimismo. Per completezza anche il VIX, l’indice della paura, si era ridimensionato fino al supporto di quota 16, che gli aveva impedito di scendere oltre a ottobre e novembre.

La situazione appariva delicata. Che i venditori pronti a realizzare i guadagni del rimbalzo di fine novembre non mancassero, lo si poteva perciò facilmente supporre. Ma era difficile ipotizzare una fuga così massiccia come quella che si è vista.

Che cosa ha spaventato gli operatori? Dato che ieri non si sono visti dati macroeconomici di rilievo, una parte importante deve averla avuta il ripensamento sul miracolo negoziale di Trump al G20 con i cinesi. La percezione che sembra imporsi, dopo l’illusione a caldo, e che la soddisfazione di Trump sia un tantino esagerata dalla sua vanagloria. Infatti dalla Cina non stanno arrivando conferme ottimistiche sulle trattative da svolgere nei prossimi mesi, paragonabili a quelle che Trump ha ripetutamente twittato. La Cina pare piuttosto cauta, e restia ad associarsi all’ottimismo trumpiano, al punto che lo stesso Donald ha già cominciato a premere con minacce sulle devastanti conseguenze che avrebbe il mancato raggiungimento di un accordo entro la scadenza prevista per le trattative.

Ieri poi si è rilevato sul mercato dei Treasury Bond un dato piuttosto eclatante. Per la prima volta un tratto della curva dei rendimenti si è invertito. Il differenziale di rendimento tra il titolo di stato USA a 2 anni e quello a 5 anni è passato in negativo, mentre si è assottigliato parecchio il differenziale positivo ancora esistente tra il 2 anni ed il 10 anni, che ormai ammonta a meno di 12 punti base e se il 19 dicembre prossimo la FED alzerà i tassi, diventerà molto probabile che inverta anche questo tratto più ampio di curva. L’inversione della curva dei tassi è uno dei segnali più efficaci per anticipare un corposo rallentamento dell’economia in arrivo o addirittura la caduta in recessione.

La bordata di vendite è riuscita a produrre su SP500 un ribasso giornaliero paragonabile alla peggior perdita subita in ottobre, quella del 10.10, ed in una sola seduta ha annullato quasi completamente i cospicui rialzi della 4 sedute precedenti, mentre sull’indice tecnologico ha devastato, con ribassi superiori al -4%, quasi tutti i big del club FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Google, Netflix).

Ora l’indice SP500 si trova sempre più vicino all’incrocio ribassista tra le due medie mobili esponenziali a 50 e 200 sedute, che a questo punto potrà essere difficilmente evitato. I trader chiamano questa situazione grafica “Death Cross”, (l’incrocio della morte), poiché certifica l’inversione di tendenza di lungo periodo.

L’Europa ha avuto tempo soltanto di recepire la fase iniziale del crollo USA. E’ bastato per portare il segno negativo per Dax e Ftse-Mib oltre il punto percentuale, mentre Eurostoxx50 si è fermato a -0,80%.

Oggi è perciò presumibile che l’apertura sia negativa, anche se i nervi sostanzialmente saldi in Asia, dove i mercati azionari hanno contenuto le perdite, potrebbe limitare un po’ i danni. Comunque, se l’America confermerà la sua negatività, non ci sarà scampo per l’Europa.

Il nostro Ftse-Mib, oltre agli impulsi derivanti dal contesto internazionale, deve pure subire le convulsioni della trattativa sotterranea tra Conte e Bruxelles per evitare la procedura di infrazione. I due leaderini non se la passano benissimo nella parte degli studenti disciplinati e silenziosi. Salvini, frastornato dai numeri dell’economia che non salgono come i like del suo profilo Facebook, ha provato maldestramente ad intestarsi successi polizieschi non ancora attuati, annunciando sul web agli amici ed ai delinquenti, che era in corso un blitz contro la mafia nigeriana, facendolo così in parte fallire.

Di Maio, finito nel tritacarne mediatico in cui in passato spingeva i suoi nemici, balbetta che si raggiungerà un compromesso con la UE senza rinunciare a nulla. Il Ministro Tria è imbambolato ad attendere che altri gli dicano quel che deve e può fare per rattoppare una manovra che sta perdendo pezzi da tutte le parti, dato che l’arte del rinvio sta spostando al Senato, in seconda lettura, la presentazione degli emendamenti più importanti. Quelli che dovranno depotenziare l’impatto di quota 100 pensionistica e reddito di cittadinanza. Povero Tria: sembra un cane bastonato, senza padrone. O forse con troppi padroni a cui dover scodinzolare.

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