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L'INCHINO AGLI ITALIANI DEI DUE CAPITANI
01/10/2018 08:45

Lo shock pervenuto ai mercati dall’esito della battaglia campale sulla “manovra del popolo”, come è stata battezzata da un euforico Di Maio la legge di bilancio per il 2019, è riuscito a condizionare pesantemente la seduta finale di una settimana che, tutto sommato, per i mercati europei, aveva mantenuto un’intonazione positiva fino a giovedì sera. L’indice Europeo Eurostoxx50, che giovedì sera vantava una performance della settimana positiva di mezzo punto percentuale, è stato trascinato a perdere venerdì quasi un punto e mezzo, che ha reso negativa la performance settimanale.

I mercati, evidentemente, confidavano fino all’ultimo nella capacità del Ministro dell’Economia Tria di arginare gli attacchi al limite massimo di 1,6% nel rapporto deficit/PIL  per il 2019, che doveva essere inserito nell’aggiornamento del DEF e vincolare tutti i provvedimenti da attuare con la legge di bilancio per il 2019 che si sta preparando. Questo limite acquisiva già una sostanziale flessibilità aggiuntiva rispetto al 0,9% che venne concesso in primavera a Gentiloni. Merito dello stesso Tria, che a fine agosto era riuscito a convincere Bruxelles a tollerare circa 10 miliardi di ulteriore deficit in cambio della promessa che oltre non si sarebbe andati. Tria ha difeso con grande fermezza e fino all’ultimo questo impegno preso con Bruxelles ed i mercati ne hanno pesato la credibilità andando a ridurre in settembre lo spread dai 291 punti base di inizio mese fino a 226, e giovedì sera, alla vigilia della resa dei conti, mantenevano ancora i nervi saldissimi sul livello di 236 punti. Segno evidentissimo che i mercati si attendevano la vittoria di Tria, o quantomeno la concessione ai  sovranisti di un solo piccolo contentino di pochi decimali, che mantenesse comunque il deficit sotto la barriera del 2%. Si vocifera che alcuni importanti fondi stranieri in settembre abbiano comprato quantità significative di BTP proprio confidando in Tria. 

Ma, come a volte accade, i mercati hanno sbagliato la previsione. Se mi si passa la battuta, il Trio (Salvini, Di Maio e maggiordomo Conte) ha fatto le scarpe a Tria, e gli ha imposto un deficit al 2,4% non solo per il 2019, ma anche per i due anni seguenti.

Uno schiaffo al Ministro, messo preventivamente sotto pressione con diversi giorni di attacchi alla sua persona ed a tutto lo staff tecnico del MEF dalla “comunicazione” dei 5 Stelle (social media e audio “rubati” ad arte a Casalino). Venerdì è arrivato poi l’affondo finale di Di Maio, sostenuto da Salvini, che questa volta non ha recepito i consigli alla moderazione e a non sfidare i mercati da parte di Giorgetti, forse l’unico leghista che abbia il cervello più pesante della pancia.

Tria ha accusato il colpo, ma non si è ancora dimesso per rispetto alle invocazioni di Mattarella, che teme un avvitamento ingestibile della situazione. Anzi, con una intervista domenicale paradossale, ha addirittura sostenuto la manovra che l’ha fatto fesso, affermando la fiducia che, grazie ai provvedimenti contenuti, il rapporto debito/PIL scenderà di un punto all’anno nei prossimi tre anni.

Faccio notare che per conseguire questo risultato occorrerà avere tassi di crescita del PIL intorno al 2%, in un momento in cui il dato tendenziale 2019 ci parla di 0,9% e tutta l’Europa sta rallentando. Insomma un vero e proprio “miracolo italiano”.

E’ evidente che Tria ha subito un tragico indebolimento e si appresta a diventare il secondo maggiordomo di un governo in cui la cocciutaggine politica dei due amici-rivali in possesso della maggioranza di controllo non trova più argini. Le parole domenicali sembrano l’estremo tentativo di frenare la furia dei mercati, che venerdì si è abbattuta su Spread, settore bancario e indice Ftse-Mib. Ma l’epilogo della vicenda è uno schiaffo anche alla UE, che per ora non ha ancora reagito, dovendo aspettare la comunicazione ufficiale del DEF, che sarà votato in Parlamento entro il 10 ottobre ed arriverà a Bruxelles entro il 15. E’ presumibile però che a Bruxelles ci sia preoccupazione perché, dopo le ripetute provocazioni sui migranti da parte di Salvini, questo pare il primo tentativo di insubordinazione in chiave sovranista alle regole europee.

Concedere quel che pretende il governo italiano significherebbe tollerare che le regole possano essere violate a piacimento e costituirebbe un precedente in grado di togliere alla Commissione quel poco di credibilità che ancora le rimane. Ma anche comportarsi con intransigenza non sarebbe privo di pericoli, dato che i sovranisti farebbero di questa intransigenza della cattiva Europa l’arma per vincere le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, che si terranno a fine maggio 2019.

Non è un caso che le vicende italiane tra giovedì e venerdì abbiano causato un brusco ridimensionamento del cambio Euro-Dollaro, che ad inizio settimana si era rafforzato sulle aspettative di una vittoria di Tria.

I mercati sembrano accettare la sfida dei sovranisti ed hanno aperto le ostilità contro il nostro paese in modo brutale, anche se la chiusura di giornata, venerdì, è stata per lo spread inferiore ai massimi e per l’indice azionario superiore ai minimi toccati in mattinata. Il bilancio è stato comunque pesante, con lo spread BTP-Bund che è risalito di 31 punti base in un solo giorno a quota 267, mentre il Ftse-Mib ha ceduto -3,71%, che coincide quasi con il suo bilancio settimanale (-3,83%).

A frenare, almeno in parte, la fuga dei capitali è stato il fatto che Tria non si sia dimesso. A testimonianza che non ci sia ancora un panico dilagante è il fatto che l’effetto contagio si è limitato solo in parte ai mercati europei e non ha minimamente influenzato le borse asiatiche e quelle USA, che, anzi, procedono al rialzo e potrebbero mostrare nuovi massimi relativi (Tokio) o assoluti (Quelle USA).

Il riemergere del rischio Italia pone però il nostro paese nell’occhio del ciclone per i prossimi mesi, che saranno decisivi.

Elenco brevemente gli scogli che i nostri due capitani Schettino, alla guida del transatlantico Italia, dovranno superare per poter “fare l’inchino” agli italiani. Ognuno di questi scogli sarà un’occasione di giudizio per i mercati e di possibile turbolenza.

Entro il 10 ottobre deve essere presentato il dettaglio dei provvedimenti, su cui finora si sa pochissimo, che, ora anche secondo Tria, dovranno produrre il miracolo del deficit che sale e del debito che scende.

Pochi giorni dopo dovrebbe arrivare il giudizi delle agenzie di rating Moody’s e Standard&Poor’s sulla sostenibilità del debito italiano. Un declassamento all’ultimo scalino della categoria investment grade è abbastanza probabile. Rimarrebbe un solo gradino a separare il nostro debito dalla categoria spazzatura, che avrebbe conseguenze molto gravi sui mercati, perché obbligherebbe molti fondi che non possono detenere titoli spazzatura a vendere i titoli italiani.

Entro il 30 novembre la UE darà una prima valutazione di tutte le manovre dei paesi dell’Eurozona. Quasi certa la richiesta di correzioni, che scatenerà nuovamente la battaglia in seno al governo tra i sovranisti offesi ed i prudenti Tria e Giorgetti, spalleggiati da Mattarella.

Entro Natale la legge di bilancio diventerà legge ed il dado per il 2019 sarà tratto.

La previsione più facile è che ne vedremo delle belle e chi soffre il mal di mare è bene che scenda in fretta dall’ottovolante.   

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