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ANCHE DRAGHI TRA I CATTIVI?
14/09/2018 08:34

L’uragano Florence sta spazzando le coste meridionali degli USA, ma è ormai declassato a livello 1 e non fa più molta paura. L’effetto più evidente in borsa è stato lo sgonfiamento dei prezzi del petrolio, cresciuti fino a oltre i 71 dollari al barile nella giornata di mercoledì e rieri tornati precipitosamente indietro di oltre due dollari.

I mercati hanno potuto concentrarsi sulle banche centrali, dalle quali non sono arrivate sorprese negative. Anzi, la Banca centrale di Turchia ha addirittura alzato i tassi del 6%, portandoli al 24% e causando un forte recupero della lira turca contro tutte le altre monete e l’alleggerimento della tensione su tutti gli emergenti.

La riunione mensile della BCE ha confermato in pieno le attese dei mercati, nonostante la revisione al ribasso di un decimale delle attese di crescita di questo e del prossimo anno  per l’eurozona.

Pertanto si prosegue lentamente verso la normalizzazione mantenendo condizioni ancora accomodanti, anche se meno che in passato. Infatti da ottobre diminuirà il volume di acquisti di titoli per il QE dai 30 miliardi mensili attuali a 15, fino a dicembre; il QE si concluderà del tutto a fine anno e nel 2019 verranno solo reinvestiti i proventi e i titoli in scadenza; i tassi resteranno  invariati al livello attuale (0% quelli ufficiali e -0,4% quelli sui depositi liquidi delle banche presso la BCE) per un lungo periodo di tempo; le antenne della BCE resteranno sempre dritte all’evolversi della situazione e se necessario saranno valutati in futuro eventuali cambiamenti a questa politica, in entrambe le direzioni.

Le Borse hanno gradito il messaggio e chiuso in modesto rialzo una seduta poco animata, hanno rafforzato l’euro e mantenuto stabili i rendimenti.

L’attesa per Draghi è stata animata da una mattinata un po’ più convulsa, in cui la scena è stata occupata da dichiarazioni un po’ ardite del Commissario Europeo all’Economia Pierre Moscovici, la seconda carica all’interno della Commissione UE, nei confronti del nostro paese.

Tradendo una abitudine di grande cautela, che lo ha sempre visto molto accorto e diplomatico nelle dichiarazioni che riguardano i singoli paesi europei, ieri si è un po’ lasciato andare a manifestare opinioni politiche discutibili sul futuro dell’Europa, che infatti hanno causato le ire di Salvini e Di Maio.

Ha detto, in sintesi, che è molto preoccupato per il futuro dell’Unione, che il prossimo anno potrebbe vedere un Parlamento dominato dai sovranisti, poiché vede un po’ troppi “piccoli Mussolini” in giro per l’Europa. L’allusione ai due sovranetti italiani era abbastanza evidente, ma per chiarire ulteriormente il concetto ha aggiunto che l’Italia, col suo alto debito e la sua bassa crescita, è il principale problema della zona euro e sarà il malato su cui si concentreranno le maggiori attenzioni.

Il fuoco di fila di polemiche mediatiche è subito partito, col le reazioni stizzite di Salvini e Di Maio, che hanno portato un po’ di oscillazioni allo spread, anche se in verità la turbolenza si è vista più sui media che sui mercati. Anche perché Moscovici ha difeso Tria e, subito dopo le sue dichiarazioni, il ministro italiano che tiene le redini dei conti pubblici ha negato ufficialmente le intenzioni di dimettersi, rassicurando i mercati.

Come spesso accade ai burocrati europei, Moscovici ha detto cose vere e persino ovvie, ma lo ha fatto  in modo irritante, senza considerare il suo ruolo istituzionale. E, come altre volte hanno fatto suoi colleghi, ha colpito il prestigio della Commissione UE ed alimentato il vittimismo dei sovranetti, contribuendo al loro successo mediatico. E’ il tipico esempio di eterogenesi dei fini che tante volte abbiamo osservato a Bruxelles, quando i commissari parlano al di fuori dell’ufficialità.

Verrebbe da dire: comportatevi come Draghi. Sennonché ieri anche Draghi, nel pomeriggio ha dato una stilettata, dolorosa quanto inconsueta, ai nostri governanti. Nel corso della conferenza stampa, dopo aver descritto l’esito della riunione mensile della BCE, ad una domanda sull’Italia per una volta non si è trincerato dietro la diplomazia ed ha risposto che finora dall’Italia si sono sentite molte parole, che hanno fatto danni ai tassi, alle famiglie ed alle imprese. Quel che si aspetta ora sono i fatti della legge di bilancio. Ed a coloro che in estate hanno invocato ombrelli della BCE per finanziare l’aumento del deficit, necessario a mantenere le promesse elettorali, ha risposto in modo inequivocabile: “Il nostro mandato non è garantire che il deficit dei governi sia finanziato a qualsiasi costo”.

Polemizzare con Moscovici è facile, ma con Draghi lo è assai meno. Per cui Salvini ha ingoiato il rospo ed ha sibilato "Conto che gli italiani in Europa facciano gli interessi dell'Italia come fanno tutti gli altri paesi, aiutino e consiglino e non critichino e basta".

Non so se l’uno-due proveniente dalle istituzioni europee sia stato casuale, studiato o magari addirittura concordato con Tria. Nei fatti vuole rafforzare l’argine  attorno a Tria, per aiutarlo a respingere gli “attacchi alla diligenza” che leghisti e penta spellati stanno attuando per tirare la coperta corta dalla parte dei provvedimenti a loro cari.

Per questo motivo i mercati non si sono spaventati più di tanto. Lo spread è rimasto ancorato ai valori del giorno precedente, mentre solo il Ftse-Mib, pur senza crollare, ha accusato un po’ di debolezza sui bancari ed è stato il peggior indice d’Europa (-0,56%).

Il problema ora è la reazione dei giovani galletti del pollaio governativo. Accetteranno la lezione di Draghi oppure lo inseriranno nella folta schiera dei “nemici dell’Italia e del cambiamento” contro cui aizzare gli insulti dei loro follower? Una schiera che si è ingrandita già con la presenza di Mario Nasa, da soli 5 mesi Presidente Consob, ma nominato da Gentiloni. Un peccato originale che lo ha costretto alle dimissioni.

Il buon senso vorrebbe la prima ipotesi, ma siccome conosco i miei galli, non posso escludere che la battaglia di nervi possa sfuggire di mano e giungere a rese dei conti da cui sia poi difficile tornare indietro.

Le prossime settimane saranno decisive. Quel che appare certo è che da Commissione UE e BCE non si percepisce molta disponibilità a tollerare manifestazioni evidenti di indisciplina contabile da parte del nostro governo.

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