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POSSIAMO CHIAMARLO CONSOLIDAMENTO
12/09/2018 08:33

A guardare il risultato a fine giornata degli indici europei si ha l’impressione che la giornata di ieri sia stata piuttosto insignificante. Eurostoxx50 in sostanziale pareggio, come quasi tutti gli altri indici europei, mentre il nostro Ftse-Mib, dopo la cavalcata da oltre il 2% di lunedì, ha restituito -0,31%.

Ma il modo in cui si è arrivati a questo risultato finale ci fornisce qualche informazione aggiuntiva.

Infatti la prima parte della seduta, che in realtà è durata gran parte della giornata, ha mostrato un significativo ritorno delle incertezze, dovute al tormentone della guerra commerciale, di cui da giorni i mercati attendono (temono) una recrudescenza, dato che Trump ha in mano tutti gli elementi per attuare la minaccia di estensione dei dazi a 200 miliardi di importazioni cinesi, oltre ai 50 già colpiti.

A rendere ancora più probabile l’evento è stato un comportamento assai poco distensivo da parte della Cina, che ha chiesto al WTO il permesso di attuare sanzioni contro gli USA per 6 mld$  per una vecchia inadempienza americana. Questo atto, al cospetto di Trump, già infuriato per l’uscita del libro di Woodward, che rivela parecchi dettagli e pettegolezzi sul caos che regna alla Casa Bianca, equivale al gesto del matador che sventola il drappo rosso davanti al toro ansimante, e dovrebbe accelerare i tempi dello show down protezionistico.

E’ comprensibile che la voglia di estendere il rimbalzo di lunedì sia stata accantonata e le vendite abbiano riportato Eurostoxx50 sui livelli iniziali di lunedì, e lì sia rimasto fino all’apertura di Wall Street.

Anche il nostro Ftse-Mib ha smarrito in pochi minuti l’inerzia rialzista acquisita con lo strappo di lunedì ed è disceso anche più di 100 punti al di sotto di quel livello sfondato lunedì (20.850), che aveva prodotto il segnale rialzista. Ma, come spesso accade, è stata Wall Street a prendere per i capelli le borse europee ed impedire che tornassero sul bordo del burrone, evitato miracolosamente la scorsa settimana. Sia per SP500 che per il tecnologico Nasdaq100 l’apertura negativa di seduta ha coinciso stanzialmente con i minimi di giornata ed è stata seguita da un rapido ritorno alla positività, mantenuto fino alla fine della giornata (+0,81% per Nasdaq100 e +0,37% per il più tranquillo SP500).

A spingere le borse USA sono stati il ritorno di interesse sui tecnologici, dopo la prima settimana di settembre correttiva, che ha realizzato il pullback sui massimi dello scorso gennaio, ed il balzo degli energetici, per la fiammata dei prezzi del petrolio, a causa della ripresa della guerra civile in Libia, che si aggiunge al calo dell’export iraniano per colpa delle sanzioni.

Il recupero americano ha trascinato anche quello degli indici europei, che hanno chiuso la seduta in sostanziale pareggio o quasi, mentre il nostro Ftse-Mib ha ritrovato in chiusura quota 20.850 e può tentare oggi la ripartenza. Possiamo perciò catalogare la seduta con quel termine che una volta era tanto di moda usare quando i mercati scendevano un po’, ma non troppo: consolidamento.

Intanto i mercati si avvicinano agli appuntamenti di settembre con le banche centrali. Domani avremo il trio BOE, BCE e Banca di Turchia, che riveleranno le mosse di politica monetaria.

Oggi i dati macro più significativi saranno le scorte di petrolio americane, che potrebbero spingere ancora le quotazioni dell’oro nero, e soprattutto i prezzi alla produzione in USA, che ci diranno qualcosa sulle pressioni inflazionistiche da quel lato dell’Atlantico.

Nei giorni scorsi sono arrivati segnali di tensione sul mercato del lavoro, con sondaggi che rivelano sempre maggiori difficoltà delle aziende USA a trovare gente adeguata da assumere e tendenze all’aumento dei salari. Il costo del lavoro in USA è già in rialzo del 3% circa annuale e le previsioni sull’indice dei prezzi alla produzione sono per un +3,2%. Un dato più alto potrebbe riverberarsi già domani sull’indice dei prezzi al consumo e non lascerebbe gli investitori indifferenti, dato che l’inflazione in aumento è proprio quel che la FED vuole combattere con la politica di graduale rialzo dei tassi. Pulsioni inflazionistiche confermerebbero Powell nella necessità di attuare due rialzi dei tassi entro fine anno. Sembrano temerlo i mercati obbligazionari USA, che infatti hanno già riportato il rendimento del Treasury decennale fino al 2,97%, 16 punti base in più di quanto segnava solo il 27 agosto scorso.

 

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