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AUMENTA LA CONFUSIONE A FINE SETTIMANA
07/09/2018 08:33

Prosegue la lenta e lineare correzione degli eccessi per Wall Street, con la seduta di ieri che ha portato l’indice azionario americano principale (SP500) a registrare la quinta candela giornaliera consecutiva con massimo e minimo di giornata discendenti. Stasera, a meno di risurrezioni eclatanti e poco probabili, dovrebbe segnare sul grafico una candela settimanale ribassista, dopo le tre rialziste consecutive precedenti.

Ha pesato ancora il timore per l’annuncio, che potrebbe arrivare da un momento all’altro, di nuovi dazi contro 200 miliardi di importazioni dalla Cina ed il protrarsi della crisi degli emergenti, oltre alla momentanea perdita di appeal dei tecnologici, dopo che Twitter, Facebook e Google hanno ammesso al Senato leggerezze in termini di sicurezza e protezione da intrusioni di hacker.

Ieri SP500 ha anche testato in discesa il livello segnato per la prima volta il 26 gennaio scorso di 2.872,87, che rimase massimo storico fino al 21 agosto ed attese pazientemente, per tutta la primavera e gran parte dell’estate, il completamento della forte correzione ribassista di febbraio e marzo il pieno recupero di convinzione da parte dei compratori, che arrivo solo ad agosto.

Il test di 2.872 per ora ha visto la tenuta dell’indice, che infatti è riuscito a rimbalzare e chiudere la seduta a 2.878 (-0,37%). La questione non è secondaria, perché il ritorno ad appoggiarsi sul livello di resistenza precedentemente sfondato è la tipica ricerca di conferma che il mercato spesso pretende dai compratori e viene chiamata ”pullback” dagli analisti grafici. Avviene quando un grafico, dopo aver superato una resistenza, vi torna a verificare se quel livello è riuscito a trasformarsi in supporto. Se il grafico vi rimbalza, allora è segno che i compratori individuano ancora quel livello come occasione di acquisto ed il mercato trova così un valido motivo per riprendere a salire.

Ben diverso messaggio rivela invece il ritorno al di sotto del livello di riferimentoto, poiché segnala il cambiamento di idea da parte degli investitori e la negazione del precedente impulso rialzista.

Per ora SP500 è rimbalzato, anche se non si è ancora allontanato a distanza di sicurezza da 2.872, ed oggi potrebbe esigere una seconda verifica.

Pare quindi prematuro vendere la pelle del toro e preoccuparsi troppo di 5 sedute ribassiste consecutive. Tuttavia è necessario che venga confermata anche oggi la tenuta di 2.872. In caso contrario avremmo un primo segnale di debolezza da non sottovalutare.

Un po’ più preoccupante appare la condizione dell’indice tecnologico Nasdaq100, che questa settimana ha già perso -2,6% ed anche ieri ha dilapidato quasi un punto percentuale. Inoltre in questo caso il pullback non si è fermato sul livello rappresentato dal precedente massimo storico del 25 luglio scorso, ma lo ha sfondato significativamente, di oltre 50 punti. Qui urge una immediata riscossa fin da oggi, e a guidarla dovranno essere proprio quei titoli che in questi giorni hanno sofferto maggiormente, cioè quelli dei semiconduttori e dell’hardware, oltre a quelli dei social media.

L’Europa, come al solito, ha accentuato anche ieri il calo di Wall Street, perdendo poco più di mezzo punto con Eurostoxx50 e qualcosa di più con il Dax. In Italia rischia di naufragare quella che potremmo chiamare “operazione sorriso” da parte del governo, che da qualche giorno rassicura i mercati che il deficit verrà contenuto entro i parametri previsti con la Commissione UE, ed i suoi elettori che il programma di governo verrà attuato. E’ evidente che a qualcuno si raccontano balle. Però ai mercati nei giorni scorsi è bastato per far scendere lo spread ed il rendimento del nostro decennale e rimbalzare un pochino il Ftse-Mib e con decisione i bancari. Ieri sembrava che l’ottimismo volesse proseguire e che il Ftse-Mib potesse ritentare l’attacco a quella quota 20.850 che deve essere superata per alleggerire la situazione del mercato azionario italiano.

Ma nell’ultima parte le incertezze sono tornate e la seduta è scivolata in ribasso finale (-0,27%). E’ salita con decisione invece Atlantia, dopo il pesante crollo di valore seguito a quello del ponte di Genova. Il motivo è che il maggiordomo Conte, a cui, evidentemente, deve essere sfuggito il diktat lanciato almeno una decina di volte da Di Maio e Toninelli, ha ipotizzato che le autostrade potrebbero non essere nazionalizzate. Anche qui, qualcuno ha parlato a vanvera, e chi si entusiasma troppo e si butta al rialzo su Atlantia potrebbe scottarsi.

La confusione continua ad essere parecchia. Chi è stato alla finestra fino a ieri non ha molti motivi per rischiare oggi.

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