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A PIAZZAFFARI RIMBALZO SETTEMBRINO
04/09/2018 08:36

La settimana ed il mese borsistico di settembre sono iniziati ieri orfani di Wall Street, chiusa per la Festa del Lavoro. Come capita spesso in simili frangenti, le piazze finanziarie europee sono rimaste come ingessate per tutto il giorno ad attendere che il tempo passi e torni il tradizionale faro dei mercati.

Nessuna emozione e scarsissima volatilità si sono perciò visti in Europa, con tutti i principali indici a stazionare abbastanza noiosamente per tutta la giornata nei pressi della parità.

Solo un po’ più mosso è stato l’andamento di Piazzaffari, che doveva reagire al comunicato dell’agenzia di rating Fitch sull’Italia, diramato venerdì notte ed atteso spasmodicamente dai media, come si attende il giorno del giudizio universale.

In realtà Fitch aveva già fatto trapelare che si sarebbe trattato di un passaggio interlocutorio, utile solo a prendere altro tempo, come hanno già fatto le altre due compari (Moody’s e Standard&Poor’s) del trio che giudica il mondo finanziario. Fitch infatti ha mantenuto per ora il rating BBB per il nostro paese, ma ha modificato in negativo l’outlook, cioè l’aspettativa sulla direzione del prossimo movimento. In questo modo ha confermato ai mercati la sensazione di sfiducia nella volontà e capacità del nostro governo di mantenere i conti in ordine con la prossima legge di bilancio. Sappiamo che i mercati non hanno atteso Fitch per valutare il nostro governo. Rispetto a fine aprile, quando ipotizzavano ancora un governo tecnico pilotato da Bruxelles e lo spread viaggiava a quota 114, il brusco risveglio provocato dalla nascita del governo penta-leghista ha fatto schizzare il differenziale di rendimento Italia-Germania in area 270 nel mese di maggio e, dopo la prima parte dell’estate passata a oscillare tra i 210 ed i 260 punti, nel mese di agosto è arrivata una seconda accelerazione, che ha portato lo spread a sfiorare i 300 punti, ben più del doppio dei valori precedenti dell’era Gentiloni.

La preoccupazione degli investitori sul nostro paese ha colpito anche il settore bancario, direttamente penalizzato dalla diminuzione delle quotazioni i sui titoli di stato italiani, di cui ha i portafogli  imbottiti, e di conseguenza, dato il peso delle banche nel listino italiano, lo stesso Ftse-Mib. E pensare che le attese per un’evoluzione politica meno sovranista lo portarono, nei primi giorni di maggio, fino a quota 24.500 e lo fecero brillare come miglior indice europeo del 2018. Il brusco risveglio sovranista emerso con la nascita del governo Salvini-Di Maio, è costato l’arretramento fino a 20.236 del 17 agosto, con una perdita del -17,5% dai massimi di inizio maggio.

Un simile tracollo ha creato una situazione di eccesso ribassista, segnalato dall’indicatore RSI(14), e favorito un timido rimbalzo nella seconda parte di agosto, seguito la scorsa settimana da un nuovo affondo che ha provocato venerdì scorso il ritorno sui minimi del 17 agosto (che sono anche i minimi del 2018) e il record annuale dello spread a 291 punti.

Evidentemente la negatività accumulata era tale che se Fitch non avesse esagerato, si sarebbe potuto ipotizzare un rimbalzo dell’indice azionario e un alleggerimento momentaneo dello spread.

Infatti così è stato. A dispetto dei toni apocalittici usati dai media in attesa di Fitch, il comunicato sostanzialmente dilatorio dell’agenzia di rating, commentato sapientemente e pacatamente da Tria in un’intervista domenicale (“porteremo presto i fatti e l’agenzia di rating cambierà il giudizio in positivo”), sono bastati ad allentare la tensione.

Ieri pian piano, ma in crescendo finale, l’indice ha attuato un rimbalzo, trainato dalle ricoperture sui bancari, mentre lo spread, senza allontanarsi troppo dalla zona pericolosa dei 300 punti, è tuttavia riuscito a chiudere in calo di 6 punti a 284.

L’indice Ftse-Mib graficamente sta tentando di realizzare un modello grafico di doppio minimo con divergenze rialziste e, se riuscisse finalmente a sfondare la barriera di 20.850 punti, che lo ha schiacciato per tutta la seconda metà di agosto, si ritaglierebbe la possibilità di un ulteriore recupero fino a 21.500 punti circa.

Evidentemente il fallimento del rimbalzo ed il mancato supermento di 20.850 riproporrebbe ai ribassisti la possibilità di vendere.

Ovviamente tutto dipende dalle parole, ma, a questo punto, ormai soprattutto dai fatti, che il governo penta-leghista vorrà attuare.

Spazi per realizzare tutto quanto promesso in campagna elettorale non ce ne sono. E nemmeno per realizzarne una parte sostanziale, a meno che si vogliano truccare le stime per il prossimo anno. Ma le bugie avrebbero le gambe corte. Entro non molti giorni verificheremo quale scelta adotteranno i due giovani ducetti: rinunciare a gran parte delle loro promesse, magari rimescolando le misure già varate da Gentiloni e Renzi in modo da poterle chiamare reddito di cittadinanza, e presentare l’estensione della platea dei soggetti al regime forfettario agevolato come il primo passo verso la flat Tax.

Oppure forzare il deficit 2019, che a legislazione vigente andrebbe naturalmente verso il 2,5% del PIL, oltre il baluardo del 3%, affrontando a petto nudo e col coltello la dura punizione che i mercati ci infliggerebbero.

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