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POCHE CERTEZZE, TANTE DOMANDE
30/07/2018 08:39

A prima vista la settimana che si è conclusa ha rappresentato una dimostrazione di volontà di salire da parte dei mercati azionari.

Infatti sia SP500 che gli indici europei hanno mostrato saldi settimanali positivi. Ma, mentre in precedenza avevamo sempre notato che la forza del recupero americano verso i massimi appariva ben più marcata dello stentato oscillare più laterale che rialzista degli indici europei, più lontani dai valori di fine gennaio di quanto non lo fossero i principali indici americani, questa volta dobbiamo notare che la barca europea è riuscita a navigare al rialzo in modo ben più convincente di quella americana.

In particolare rileviamo che l’entusiasmo americano si è esaurito mercoledì, quando SP500 ha ridotto la distanza dal massimo assoluto del 26 gennaio a soli 25 punti ed il Nasdaq100 ha frantumato il suo precedente record storico in attesa della trimestrale di Facebook. A provocare i festeggiamenti è stato l’accordo verbale raggiunto da Trump e Juncker, non solo per sospendere i temuti dazi sulle auto europee, ma addirittura  per arrivare ad eliminare quasi tutti i dazi e i sussidi sull’interscambio Europa-USA. Ho già fatto notare quanto sia temerario fare affidamento sulle sole parole dei due noti voltagabbana alla guida di USA e Commissione UE. Infatti il giorno seguente gli indici USA sono tornati sui loro passi, un po’ perché gli investitori debbono essersi resi conto di aver esagerato nel prestare fede a semplici accordi verbali, e soprattutto per lo shock provocato dalla brutta trimestrale di Facebook, che ha messo nella testa degli investitori più di un dubbio sulla sostenibilità dei ritmi di crescita degli utenti (e quindi di ricavi) dei social media. Dubbi confermati il giorno successivo dalla ripetizione del flop per opera di Twitter.

Non è bastato a contenere le vendite di venerdì nemmeno il buon risultato della crescita USA, con il PIL del secondo trimestre misurato, nella prima stima, in crescita del +4,1% annualizzato. Un risultato che Trump si è subito intestato a merito, promettendo che il trimestre in corso sarà ancora migliore.

Ma ai mercati il dato non ha portato il buonumore, anzi è stato letto nella versione del bicchiere mezzo vuoto. Infatti le previsioni già scontavano un risultato intorno al +4%, per cui il rumor era già stato comprato in precedenza. Venerdì si è passati all’incasso sulla notizia. Inoltre come non pensare che tali ritmi di crescita convincano la FED a proseguire nel percorso di graduale, ma continuo, aumento dei tassi? Anche perché l’inflazione in USA sta dando chiari segni di risveglio ed è già al di sopra del target del 2% considerato virtuoso dalle banche centrali.

Sta di fatto che le titubanze degli ultimi due giorni della settimana hanno portato SP500 a rimangiarsi quasi tutto il rialzo accumulato nella prima parte della settimana. Il tecnologico Nasdaq100 addirittura ha trasformato in negativa la settimana del record storico e disegnato sul grafico weekly una pessima candela di esaurimento (inverted hammer) che, se non verrà annullata da risultati eclatanti nelle trimestrali che ancora debbono arrivare, potrebbe essere il primo canto del cigno per il trend rialzista quasi decennale.

Completamente diversa è stata la partita giocata dagli indici europei, che hanno iniziato la settimana titubanti e timorosi per i dazi sulle auto, per poi festeggiare lo scampato pericolo negli ultimi due giorni, infischiandosene delle incertezze americane.

Eurostoxx50 (+1,94% il suo rialzo settimanale), che rappresenta l’andamento complessivo delle borse dell’Eurozona, ha superato di slancio la sua resistenza di 3.480 ed ora parrebbe avviato verso i massimi di maggio a quota 3.596, ultimo scoglio prima di completare il ritorno ai valori di fine gennaio, che sono comunque ancora abbastanza lontani. Analogamente il Dax tedesco (+2,38% settimanale), che beneficerebbe più di tutti della trasformazione in realtà degli accordi verbali sui dazi.

Il nostro Ftse-Mib ha cercato di mantenersi agganciato al treno rialzista europeo, ma ha faticato molto, gravato dal crollo del gruppo Fiat, dopo la dipartita di Marchionne e la trimestrale piena di incertezze sul futuro. Il nostro indice resta invischiato in un andamento laterale che dura da 7 settimane e che verrebbe abbandonato al rialzo solo se si riuscisse a superare l’area 22.200.

La settimana che si apre oggi si presenta pertanto di difficile interpretazione. Le domande che assillano gli investitori sono parecchie. Come interpretare la debolezza americana degli ultimi due giorni della settimana scorsa? Dobbiamo credere a Trump che promette per l’economia USA un terzo trimestre anche migliore del secondo, oppure dare retta agli analisti che optano per un ritmo decisamente più blando? Il mese di agosto, che ha una tradizione non positiva per i mercati azionari, svolgerà il suo compito correttivo come spesso è capitato in passato? E’ possibile che l’Europa possa continuare il recupero in presenza di indici USA in correzione? Il nostro Ftse-Mib potrà ripartire al rialzo anche in presenza di preoccupazioni per la definizione degli obiettivi di finanza pubblica per il 2019 e la preparazione della corposa manovra di bilancio che dovrà essere varata in autunno dopo l’approvazione da parte della commissione UE?

Ce n’è abbastanza per convincere a non abbandonare la cautela ed andare in vacanza con l’ombrello.

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