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IL MIRACOLO DEL SANTO BEVITORE
27/07/2018 08:37

Quel che in questi giorni si osserva sui mercati azionari globali è che gli indici USA vengono pilotati soprattutto dall’andamento delle trimestrali, mentre quelli europei cercano di seguire l’andamento americano, ma con gli occhi rivolti soprattutto alle vicende legate alla guerra commerciale USA-Resto del Mondo.

Così ieri, mentre in Europa è andato in scena un corposo recupero, necessario a scontare il cambio repentino di scenario sul fronte dei dazi, Wall Street era già impegnata a riflettere sul significato della trimestrale di Facebook, sorprendentemente sotto le stime.

Ma cominciamo dall’Europa, dove finalmente le incertezze che da 5 sedute facevano ondeggiare senza direzione i listini azionari, sono state spazzate via dal miracolo del “santo bevitore” Juncker , o, se si preferisce, dal voltafaccia di Trump, concretizzatosi mercoledì sera. L’irascibile Presidente USA, dopo aver bombardato per settimane i media con dichiarazioni ostili e tweet che minacciavano pesanti dazi sull’importazione di automobili provenienti dall’Europa, in mezz’ora di incontro faccia a faccia con Juncker, ha ribaltato completamente la frittata, trovando un accordo di principio per eliminare i dazi e sussidi su tutto l’interscambio euro-americano, eccetto il settore auto, in modo da creare una vera e propria area di libero mercato.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare ed i prossimi mesi ci diranno quanto queste pie intenzioni riusciranno ad essere tradotte in accordi e regolamenti veri e propri, da firmare con la gigantesca e svolazzante firma a pennarello, che tanto piace a Trump. I leader si  mettono d’accordo in un attimo sui principi, ma le diplomazie debbono poi trovare formule giuridiche adatte e definire tutti i dettagli pratici, dettagli dietro cui, come dice il detto, abita il diavolo. Pertanto non mi azzardo ad ipotizzare se e quando queste intenzioni diventeranno realtà. Però le Borse, intanto, hanno potuto tirare un gran sospiro di sollievo per lo scampato pericolo immediato di vedere il settore auto devastato da una guerra commerciale che avrebbe provocato danni a tutti.

Wall Street lo ha già fatto mercoledì scorso, nella seconda parte della seduta. In Europa si è potuto stappare solo ieri lo spumante, perché il miracolo mercoledì è arrivato a tempo scaduto.

Così l’indice tedesco Dax, dove le auto sono ben rappresentate, ha infilato una seduta euforica (+1,83%), con un rialzo che non si vedeva da un mese e mezzo, ed ha superato lo scoglio di 12.780 contro cui il 18 luglio si era fermato il recupero verso i massimi di metà giugno. Ora i graficisti possono rimettere quota 13.170 nel mirino, come obiettivo da raggiungere nei prossimi giorni.

Anche Eurostoxx50 (+1,16%)  ha scavalcato la resistenza di area 3.490 ed è ormai vicino al successivo obiettivo di 3.540.

Un caso a parte è il nostro Ftse-Mib. Anch’esso ieri ha festeggiato (+1,40%), trainato dal recupero della galassia Agnelli, dove ha brillato soprattutto CNHI, con un rialzo oltre il 10% per merito della trimestrale migliore delle attese. Recuperi significativi, ma meno brillanti, anche per Exor, Ferrari e FCA. Queste ultime due società, quelle più segnate dall’impronta del compianto Sergio Marchionne, hanno ancora molta strada da fare per tornare sui livelli precedenti la sua sostituzione.

Sebbene il rialzo dell’indice nostrano sia stato superiore a quello di Eurostoxx50, la situazione grafica resta incerta. E’ vero che col rimbalzo di ieri è stato scongiurata la possibilità immediata di tornare a testare l’area 21.100, che già tre volte negli ultimi due mesi aveva sostenuto il nostro indice. Ma è altrettanto vero che mentre in Europa si sfondano le resistenze che separano dai massimi primaverili, il nostro indice continua a languire ben più vicino ai minimi che ai massimi degli ultimi tre mesi e che per dare un segno di vitalità deve ancora rompere la resistenza di 22.070, che dista ancora un punto percentuale dai valori raggiunti ieri.

Se in Europa si è festeggiato, in USA la mente degli investitori è stata occupata dalla riflessione su quel che sta succedendo a Facebook, la cui trimestrale ha mostrato una evidente perdita di smalto. E ieri questa perdita di tono delle prospettive di crescita è entrata prepotentemente nelle quotazioni, con una perdita del titolo di circa il -19% . Se pensiamo poi che anche Amazon, sebbene abbia comunicato una crescita dei ricavi del +39% rispetto ad un anno fa, ha mancato di poco le attese degli analisti, ci rendiamo conto che in USA le quotazioni stratosferiche raggiunte dai colossi del web li obbligano, per non scivolare, a battere costantemente le attese del mercato, che si autoalimentano proprio per i record segnati in precedenza. E’ la metafora del grande campione sportivo, che miete successi a ripetizione, sembra invincibile ed abitua i suoi tifosi alla normalità della vittoria e de record. Così, appena fallisce un obiettivo, tutti a chiedersi se il campione è ormai sul viale del tramonto. Chiamiamolo stress da prestazione. E’ il rischio che corre il settore tecnologico, dopo tutte le aspettative che gli ultimi anni ha creato negli investitori, non preparati ad accettare la normalità degli alti e bassi.  Sta di fatto che il Nasdaq100ieri  ha subito un netto calo (-1,44%), che ne tarpa un po’ le ali dopo la serie di massimi storici toccati nei giorni precedenti. Niente di grave se i campioni appannati restano un piccolo numero, ma da seguire con attenzione se le defaillance dovessero aumentare.

L’indice più comprensivo SP500 ha passato anch’esso tutta la seduta col segno negativo, chiudendo a -0,30%. Anche qui il calo è fisiologico, dopo il rally delle tre precedenti sedute. Oltretutto l’indice della paura di ribasso, il Vix, continua a passare il tempo appena sopra il valore 12, mostrando molta tranquillità.

Il rialzo può perciò riprendere fin da subito, a patto però che non arrivino, oggi o la prossima settimana, troppe trimestrali deludenti.

 

 

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