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GOOGLE NEUTRALIZZA LE PREOCCUPAZIONI SUI DAZI
25/07/2018 08:38

Dopo un inizio di settimana col freno a mano tirato i mercati rimettono la quarta e ripartono al rialzo con una convinzione che non si vedeva da alcuni giorni.

In Europa le paure e le incertezze sono state per un giorno accantonate e gli indici principali hanno messo a segno un rialzo nell’ordine del punto percentuale. Anche qualcosa di più il nostro Ftse-Mib (+1,24%), che ha beneficiato del rimbalzo del gruppo Agnelli, dopo lo shock di lunedì per la sostituzione improvvisa di Sergio Marchionne. Ha contribuito alla sovraperformance italiana anche il recupero di alcune grandi banche (Intesa e Unicredit soprattutto) che, dopo la scivolata dei giorni scorsi, hanno trovato importanti supporti grafici che hanno risvegliato l’interesse dei compratori a prezzi di saldo.

Ma anche le Borse USA hanno iniziato la seduta con un notevole gap rialzista, trascinate dalla trimestrale di Alphabet, proprietaria del marchio Google, che ha presentato lunedì una trimestrale coi fiocchi, con un utile di 3,2 miliardi di dollari al netto della maxi multa da 5 miliardi di dollari inflitta dalla UE per abuso di posizione dominante. Ha così battuto le attese degli analisti, mentre anche i ricavi hanno mostrato una robusta crescita, superiore alle attese. Tutto quel vociare sugli effetti della multa e sui freno al potere dei grandi venditori di big-data che avrebbe provocato l’entrata in vigore di quell’enorme carrozzone burocratico che è la GDPR, la nuova legge sulla proiezione della privacy europea, è stato messo a tacere da conti che mostrano chiaramente che ormai il potere finanziario dei padroni di internet viaggia al di sopra del potere degli stati ed è difficilmente controllabile.

Wall Street però, dopo il balzo iniziale si è come arrestata ed ha passato il resto della seduta a ricoprire una parte del gap, ridimensionando un po’ i suoi guadagni, che consentono comunque all’indice SP500 (+0,48% a 2.820 punti) di ottenere un consolidamento oltre l’area dei 2.800, che per mesi ha costituito una resistenza ed ora sembra essere diventata supporto, trampolino di lancio per giungere all’obiettivo dei massimi assoluti di 2.873. Il Nasdaq100, poco dopo l’apertura della seduta, ha messo addirittura a segno l’ennesimo massimo storico dell’anno a 7.475.

Il rasserenamento occidentale è stato probabilmente favorito anche dal rafforzamento del rimbalzo che in questo mese l’indice cinese di Shanghai sta attuando, dopo aver perso, da fine gennaio al 6 luglio scorso circa il -25%. Dai minimi del 6 luglio il rimbalzo si è sviluppato prima in modo cauto, poi, nelle ultime tre sedute, con notevole vigore, ed è arrivato a recuperare già circa 8 punti percentuali dal minimo del 6 luglio. Anche questo risultato contrasta con la retorica trumpiana che vorrebbe la Cina molto  penalizzata dalla guerra commerciale in atto e la convinzione che gli USA vinceranno facilmente questa prova di forza. Probabilmente deve aver contribuito a rasserenare il morale della borsa cinese l’annuncio del governo di voler sospendere la politica di riforma strutturale, teso a contenere i rischi sistemici che gravano su una crescita squilibrata. Perciò verranno varate nuove misure di stimolo fiscale per le imprese cinesi ed un aumento della spesa pubblica, proprio per sostenere l’economia che dovrebbe risentire di un calo delle esportazioni verso gli USA a causa dei dazi di Trump. E’ la risposta cinese alle minacce del chiacchierone della Casa Bianca. La guerra commerciale viene data per scontata e la Cina si prepara con i fatti a combatterla per limitarne i danni.

Oggi la seduta potrebbe trarre giovamento dall’inerzia positiva accumulata ieri. Eurostoxx50 ha chiuso ieri proprio sulla sua resistenza di 3.487 (massimo del 18 luglio), mentre il Dax tedesco è un po’ più indietro. Per fornire un segnale di continuazione rialzista verso i massimi di giugno occorrerà trovare motivazioni nelle trimestrali che arriveranno oggi copiose. Segnalo tre big dell’auto USA (FCA, Ford e GM) e soprattutto Facebook, altro colosso del big-data, chiamato ad imitare Google.

Non mancherà uno sguardo, forse preoccupato, all’incontro di domani tra Trump e Junker, proprio sul delicato tema dei dazi sulle auto europee, che Trump sembra intenzionato a imporre. Al vecchio e navigato politico lussemburghese tocca il compito di dissuaderlo. Peccato che Trump non sia noto per essere un estimatore di vini, perché il presidente della Commissione UE in tal caso avrebbe avuto un ottimo argomento per ammansirlo.

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