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ORA E' L'IRAN NEL MIRINO DELL'ODIATORE SERIALE
24/07/2018 08:36

La settimana borsistica è partita male per le borse europee, che non riescono a togliersi di dosso le paure per le guerre commerciali, ed hanno passato tutta la seduta in ribasso. Ma è partita anche peggio per la nostra Piazzaffari (-0,86%, nuovamente la peggiore piazza d’Europa) scioccata dal rapido ed irreversibile aggravamento delle condizioni di salute di Sergio Marchionne, che ha costretto precipitosamente il gruppo automobilistico a sostituirlo nel weekend con tre manager nelle numerose cariche che ricopriva.

Il gruppo Fiat perde così anche l’ultimo cognome italiano ai vertici dell’organigramma delle sue 4 compagini quotate (FCA, Exor, CNHIndustrial e Ferrari) ed affronta una difficile e rapida successione in un momento assai delicato per il settore, alle prese con le prime avvisaglie di rallentamento del poderoso ciclo di espansione della domanda di auto e con la minaccia dei dazi di Trump, che potrebbero arrivare a fine mese sulle importazioni in USA di veicoli. FCA verrebbe fortemente colpita poiché produce in Italia parte delle vetture destinate al mercato USA e produce in USA parte delle vetture vendute in Cina.

La preoccupazione dei mercati si estende anche alle capacità del giovane  John Elkann, presidente del gruppo in rappresentanza della famiglia Agnelli, di tenere unito l’impero ed evitare guerre intestine tra i dirigenti insoddisfatti delle scelte. Avvisaglie poco piacevoli ci sono già, dopo le immediate dimissioni del responsabile del mercato europeo Alfredo Altavilla.

Così è stato il gruppo Agnelli, che i ragionieri ci dicono abbia “bruciato” ieri complessivamente una capitalizzazione di 2,3 miliardi, a guidare la retromarcia del nostro Ftse-Mib e a motivare la sottoperformance rispetto ad Eurostoxx50, che ha chiuso con un calo abbastanza modesto (-0,19%).

Del resto anche l’apertura americana non è stata entusiasmante, anche se poi nel finale la seduta americana si è raddrizzata con un modesto guadagno sia per SP500 (+0,18%) che per il tecnologico Nasdaq100 (+0,29%), che ha beneficiato della trimestrale coi fiocchi di Alphabet, la società proprietaria di Google. Per gli indici USA si tratta comunque di variazioni minimali, che arrestano gli accenni correttivi degli ultimi giorni della scorsa settimana, ma non bastano a certificare il ritorno in forze degli acquirenti. Il resto della settimana, denso di trimestrali soprattutto domani e giovedì, fornirà qualche spunto di riflessione ulteriore, mentre le minacce reciproche tra Trump ed i leader iraniani scaldano il crogiuolo delle incertezze geopolitiche e impongono un nuovo argomento di incertezza, data l’importanza dell’Iran nel permettere l’attraversamento dello stretto di Hormuz alle petroliere che quotidianamente trasportano un terzo di tutto il petrolio trasportato via mare nel mondo.

Per ora si sono udite parole molto ostili e nulla più. Ma la rissosità di Trump ci espone al rischio di escalation che potrebbe in estate anche raggiungere vette drammatiche.

Anche perché in autunno dovrebbe scattare l’embargo petrolifero per l’Iran, ed il blocco delle sue esportazioni di greggio imporrà una dura crisi economica, da cui l’Iran si era appena risollevato negli ultimi anni grazie all’accordo sul nucleare ed alla rimozione delle sanzioni. Trump, dopo aver rinnegato l’accordo sul nucleare, firmato da Obama e dalla UE, ora sta ripristinando le antiche sanzioni e, appena entrerà in vigore l’embargo, l’Iran verrà nuovamente strozzato nella sua capacità di esportare il greggio.

E’ piuttosto improbabile che il regime accetti tutto questo senza colpo ferire. Pertanto rischiamo seriamente di dover rimettere dopo l’estate il Medio Oriente nel mirino delle preoccupazioni, oltre a tutto il resto.

Trump fa di tutto per animare le nostre giornate. Anche quelle estive.

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