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TRUMP DIFENDE GOOGLE PUR DI ATTACCARE L'EUROPA
20/07/2018 08:41

E’ meglio non esagerare, devono aver pensato ieri gli operatori di borsa non ancora in vacanza, dopo aver constatato, volgendosi indietro, che nelle precedenti 10 sedute l’indice tecnologico Nasdaq100 era salito 7 volte, quello più complessivo SP500 lo aveva fatto per 8 volte ed il tedesco Dax addirittura 9.

Allora la cautela ha cominciato a prevalere e gli operatori hanno riconsiderato una notizia del giorno  prima, che era passata quasi inosservata sui monitor degli operatori.

La notizia è quella che la Commissione Antitrust europea ha multato di 4,3 miliardi di euro Alphabet, la società che possiede Google, Android, Chrome, e tutto il business dei motori di ricerca e della geolocalizzazione. E’ un colosso del Nasdaq e da tempo la seconda più grande società quotata del mondo per capitalizzazione, dopo Apple. Per intenderci, questa società, da sola, capitalizza più dell’intera borsa italiana.

La multa inflitta dalla UE è dovuta ad abuso di posizione dominante, dato che Google di fatto obbligava i costruttori di smartphone che utilizzano il loro sistema operativo Android, ad installare anche automaticamente tutti i servizi di browser e geolocalizzazione di Alphabet, dirigendo di fatto il traffico internet su di loro, a danno degli analoghi servizi forniti da società concorrenti più piccole, che debbono essere cercati ed installati dall’utente che non voglia usare i comodi e già pronti servizi Google. Si tratta di una multa record per la UE, che mai aveva finora raggiunto una simile cifra sanzionatoria. Ma per Google è poco più che una fastidiosa puntura di zanzara, dato che i 4 miliardi e rotti di euro equivalgono al 4% dei suoi ricavi e allo 0,6% del suo valore complessivo di borsa. Teniamo conto che poi la contestazione della sentenza porterà ad una trattativa che di solito arriva almeno a dimezzare la cifra, prolungandone i tempi di pagamento ed alleviando ulteriormente il fastidio.

I mercati perciò avevano ragione a snobbare la notizia, che è stata messa in risalto solo dai media, attirati da una cifra che può far giustamente scalpore per un essere umano e persino per CR7, che di umano non ha più molto, ma che per i colossi della Sylicon Valley rappresenta poco più di una briciola.

Perché allora è riemersa dal cestino in cui era finita, imponendo uno stop al rialzo ed una giornata di generalizzato, anche se non drammatico, ribasso a tutti i principali listini occidentali?

Perché Trump, risvegliatosi dal viaggio di nozze compiuto ad Helsinki con Putin, ne ha approfittato per attaccare l’Europa, con il solito tweet arrabbiato, dove la multa è diventata la dimostrazione che l’Europa vuole approfittarsi degli USA, come lui ha sempre detto, e, ovviamente non poteva mancare  la minaccia “non andrà avanti così a lungo!” .

Perciò i mercati hanno cominciato ad immaginare che la strada che dovrà percorrere Junker, per arrivare il 25 luglio a tentare l’ultima trattativa che eviti i dazi sulle auto europee, si farà piuttosto in salita e Trump avrà la possibilità di usare la multa UE a Google per colpire gli alleati europei sulle auto. Si materializza perciò, nell’immaginario dei mercati, un’altra battaglia commerciale con l’Europa in aggiunta alla guerra con la Cina.

Questa eventualità è bastata a convincere gli investitori ad alzare almeno un po’ il piede dall’acceleratore degli acquisti, dato che oltretutto non sono arrivate trimestrali entusiasmanti, in grado di ribaltare l’umore.

Nel pomeriggio si è poi aggiunto un ulteriore commento di Trump, decisamente irrituale, nei confronti della FED. In un’intervista alla rete tv CNBC ha chiaramente affermato di non essere contento della stretta monetaria intrapresa dalla FED. E’ una chiara sconfessione di Powell, che si credeva fosse un suo protetto, ed un’invasione di campo in casa FED. Per ora l’ingerenza si è limitata ad una battuta, ma inquieta un pochino pensare alle conseguenze sulla credibilità e sull’indipendenza della FED, che sono un totem assoluto, se lo strampalato Donald decidesse di aprire un nuovo fronte polemico sulla politica monetaria e attaccasse direttamente Powell, pensando di poterlo licenziare a suo piacimento come ha fatto finora con molte decine di ex ministri e funzionari della Casa Bianca.

Tutto questo mix di pasticci ha generato perdite di circa mezzo punto percentuale sui principali listini europei ed americani. Leggermente di più (-0,6%) sul tedesco Dax, maggiormente penalizzato dagli eventuali dazi automobilistici, mentre solo l’indice delle small cap americane Russell 2000 si è permesso di salire (+0,62%), forse proprio perché alle small cap, che non sono multinazionali, dei dazi importa meno.

Oggi, da come finirà la settimana, capiremo se ieri i mercati hanno solo voluto dare un colpo di freno, oppure se le questioni sul tappeto sono in grado di riportarli nell’incertezza che sembrava abbandonata.

Molto dipenderà, come sempre, dall’account twitter @realDonaldTrump  e da quel che vi verrà postato.

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