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MIGLIORA IL CLIMA, MA L'ITALIA RESTA DEBOLE
19/07/2018 08:38

L’effetto positivo sui mercati azionari, generato dalla fiducia del Presidente FED Powell, nella duplice audizione al Congresso USA, e dalle trimestrali ancora piuttosto brillanti, ha fornito ieri agli indici americani l’occasione per consolidare con poco movimento lo strappo rialzista del giorno precedente, ed ha fornito ulteriore spinta rialzista alle borse europee.

L’indice tedesco Dax (+0,82% a quota 12.766) ha confermato il segnale rialzista fornito il giorno precedente, percorrendo un altro centinaio di punti sulla strada che porta verso i massimi dello scorso maggio, che sono posizionati a 13.204. Di strada da fare ne ha ancora, e già intorno a quota 13.100 troverà pane per i suoi denti. Ma per ora l’indicazione è quella di una salute che pare ritrovata.

Eurostoxx50 (+0,79% a quota 3.485) si è finalmente fatto trascinare con maggior convinzione al rialzo ed è riuscito a completare con un giorno di ritardo il superamento della resistenza rappresentata dal massimo del 10 luglio e dalla trendline discendente che unisce i due massimi di maggio e giugno. Ha così fornito anch’esso un segnale di inversione rialzista, che gli mette nel mirino 3.540 punti (massimo del 15 giugno) come primo obiettivo e resistenza importante.

Non ha invece risposto alla chiamata rialzista il nostro Ftse-Mib, chiaramente incapace a tenere il passo del resto d’Europa per tutta la giornata, che ha chiuso solitario in lievissimo segno negativo (-0,03%).

A pesare sul listino milanese è stata la difficoltà dei titoli bancari, nonostante che dagli USA siano arrivate trimestrali tutte piuttosto positive per il settore. Gli esperti attribuiscono la debolezza italiana alle preoccupazioni manifestate dal documento preparato dal FMI per il prossimo G20 di Buenos Aires, dove il nostro paese viene definito “vulnerabile alla perdita di fiducia del mercato”.

E’ evidente che questa frase è di una ovvietà disarmante. Vorrei vedere quale paese potrebbe permettersi di ignorare una perdita di fiducia del mercato. Peraltro, se le indicazioni del FMI fossero così autorevoli, il mercato avrebbe anche dovuto penalizzare le borse USA, dato che il documento definisce gli Stati Uniti come esempio di paese in cui “i conti pubblici si muovono su una traiettoria insostenibile ed il deficit è eccessivo”.

Ma evidentemente ogni tirata d’orecchi all’Italia è un’occasione di vendita, mentre le critiche agli USA possono essere tranquillamente ignorate.

Qualunque sia stato il pretesto, il nostro indice ha fornito un’ulteriore conferma a quel che si può osservare ormai da un mese, ovvero la lenta ma continua perdita di forza relativa rispetto a Eurostoxx50. La brillantezza italiana, durata da inizio anno fino ai primi di maggio, poi drasticamente trasformatasi in debolezza nel terribile mese che ha accompagnato la formazione del “governo del cambiamento”, aveva tentato di riemergere fino al 20 giugno scorso. Ma da allora il Ftse-Mib non brilla più e negli ultimi giorni sembra voler nuovamente sottoperformare in modo evidente.

Diventa perciò necessaria una prova di forza, perché mancare all’appuntamento col rialzo quando tutti gli altri si presentano, rischia di essere poi duramente pagato quando la percezione del rischio dovesse tornare a farsi più significativa. In questi casi i mercati diventano brutali: si aggrappano ai forti e scaricano in mare i deboli. Come Salvini? Già. Ma in questo caso i migranti che affogano sarebbero i risparmiatori italiani, stipati sul barcone dei BTP attaccato dallo spread, o legati come buoni cassettisti alle blue chips bancarie, che tanti dispiaceri hanno già dato dal 2009 in poi a chi non riesce proprio a vendere in perdita.

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