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L'ABBRACCIO TRA I COMPAGNI DI MERENDE
17/07/2018 08:41

La giornata che, secondo Putin, ha segnato la fine della guerra fredda tra Russia ed USA, ha lasciato i mercati finanziari parecchio interdetti e frastornati, incapaci, come penso sia ciascun osservatore, di comprendere la portata e le conseguenze di quel che l’autoritario presidente russo e l’apprendista autoritario presidente americano si sono detti, tra pacche sulle spalle, sorrisi da fidanzatini, omaggi e complimenti.

In realtà non si riesce nemmeno a sapere quel che si sono detti in via riservata nelle due ore di colloquio a tu per tu, con la presenza dei soli interpreti, poiché per la prima volta non è stato redatto un verbale del colloquio.

A giudicare comunque da quel che abbiamo sentito nella conferenza stampa finale, tutta un fiorire di sdolcinati complimenti di Trump all’oligarca russo, l’impressione è che Putin abbia fatto un solo boccone  del vanesio ed impreparato predidente USA. Questi, ansioso mettere un’altra bandierina nella storia, per diventare il presidente del disgelo, sul russiagate ha creduto a tutte le giustificazioni di Putin, sconfessando la Cia, che tre giorni fa ha incriminato ben 12 spie russe. Ha glissato sulla questione Ucraina e sull’annessione della Crimea, come pure sulla Sira e su Assad, e, pur di mettere fine al periodo di pessimi rapporti con la Russia, ne ha attribuito la causa non al comportamento predatorio dello zar, ma alla “stupidità” delle precedenti amministrazioni americane.

E, se ancora non bastasse, ha definito Putin “un buon concorrente, parola che ritengo un complimento”.

Se uniamo questo comportamento a quello tenuto nei confronti dei suoi alleati europei al vertice NATO, dove ha quasi mandato a ramengo l’alleanza, e a come ha definito la UE (nemica degli USA), ci rendiamo conto che in pochi giorni di pazzia Trump ha cercato di ridisegnare il quadro geopolitico mondiale, con gli alleati che diventano nemici ed i tradizionali nemici che vengono coccolati con sguardo ammirato.

La stupidità del comportamento di Trump comincia a destare preoccupazione, non solo negli alleati europei, che sentono il fiato russo sul collo, ma anche tra le file degli alti comandi militari, che Trump si ostina a non considerare. Sono poi già cominciate le proteste nell’opinione pubblica USA, anche tra le file degli stessi repubblicani, che proprio non digeriscono la nuova politica di abbraccio allo zar. Teniamo presente che tra tutti i propositi di Trump, quello di ristabilire buoni rapporti con la Russia è sempre stato il meno gradito da parte del suo elettorato.

Mi aspetto quindi che Trump trovi ostacoli non indifferenti a tradurre in pratica le sue intenzioni di ribaltare il gioco strategico americano. Saranno i prossimi mesi a farci capire se l’apparato politico-militare americano, quello che viene chiamato “lo stato profondo”, riuscirà a neutralizzare la fuga in avanti del vanesio presidente, magari portando il russiagate a colpire direttamente la Trump Tower, oppure se veramente Trump riuscirà a consolidare con fatti concreti la capriola diplomatica di Helsinki.

I mercati osservano perplessi e ieri, dopo un fugace rialzo mattutino da parte di quelli europei, si sono ritirati guardinghi, incapaci di sfondare le resistenze, ma anche di arretrare significativamente, presi nella morsa tra le trimestrali splendenti di Bank of America e di Deutsche Bank ed il forte calo del petrolio, dopo che il Segretario al Tesoro USA Mnuchin ha ammesso che qualche eccezione alle sanzioni contro gli acquisti di petrolio iraniano potrebbe essere fatta. Il prezzo del Crude Oil è così sceso a 67 dollari, portando il suo calo al -9,5% in sole 5 sedute, ed ha trascinato al ribasso tutto il settore energetico.

Direi pertanto che il compito rialzista da svolgere per tornare ai massimi è ancora lì, tutto da compiere.

Oggi è presumibile che una decisione venga presa. Sul settore tecnologico comunque dovrebbe pesare la brutta trimestrale di Netflix, comunicata a borse chiuse, che ha accusato un calo di abbonati e oggi dovrebbe aprire in ribasso a due cifre.

 

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