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TRA CINA E USA CHI PAGA E' SEMPRE L'EUROPA
12/07/2018 08:36

Il timore per l’impatto della nuova escalation della guerra commerciale USA-Cina ha monopolizzato l’attenzione degli investitori e causato ieri una generale correzione su tutti gli indici azionari del mondo. Non c’è mercato che non abbia accusato il segno negativo nel saldo di giornata.

Come spesso accade, gli indici europei sono usciti ancor più penalizzati di quelli americani, che dovrebbero essere, secondo logica, i più coinvolti nella guerra commerciale. La logica non pare molto di moda, in questa vicenda, come non lo è in ogni scelta di guerra, quando si accetta di venire danneggiati pur di infliggere danni all’avversario. In questo caso appare illogico anche il fatto che vengano penalizzati i mercati di paesi non direttamente coinvolti nel conflitto commerciale USA-Cina. Se diminuirà l’interscambio tra questi due paesi, ciò non dovrebbe significare che gli americani ed i cinesi non compreranno più i beni colpiti dai dazi incrociati. Piuttosto tenderanno a cambiare fornitore, preferendo fornitori locali oppure quelli stranieri non colpiti da dazi. Perciò, se ha senso che i mercati europei risentano dei dazi che Trump ha varato contro le imprese europee, non ha senso che vengano condizionati dalla guerra tra USA e Cina. Anzi, ci dovrebbe essere maggior spazio per le esportazioni europee in USA e in Cina, proprio per quei prodotti che sono e saranno colpiti dai dazi incrociati.

Invece, a giudicare dalle perdite della seduta europea (Eurostoxx50 -1,34%), quasi doppie rispetto a quelle avvenute sugli indici USA (SP500 -0,71%), sembrerebbe quasi che i dazi siano destinati alle esportazioni europee in USA, anziché a quelle cinesi.

Un comportamento evidentemente irrazionale, almeno nelle dimensioni. Certo, se il commercio mondiale si riduce, nessuno può festeggiare, per le conseguenze negative sulla crescita globale futura. Ma penalizzare maggiormente chi non sta combattendo nessuna guerra commerciale rispetto a chi la guerra l’ha dichiarata o si trova a doverla combattere, magari a malincuore, a me sembra un controsenso.

Però con i mercati non si deve mai discutere, perché hanno sempre ragione loro. Non perché siano sempre intelligenti ed in grado di prevedere infallibilmente il futuro. Ma solo perché i prezzi li fanno loro e mettersi a contestarli non è mai una buona idea.

Va fatto col contagocce e sempre con robuste protezioni e “piani B”, per fuggire quando questi si ostinano a muoversi in modo apparentemente irrazionale.

Ieri Trump ha sferrato anche un attacco ai paesi europei della NATO, durante il vertice che si tiene a Bruxelles. Dopo aver criticato su Twitter, nei giorni scorsi, l’avarizia europea nel contribuire alle spese militari dell’Alleanza Atlantica, ieri ha chiesto agli europei di raddoppiare al 4% del PIL il loro contributo annuo. Una richiesta evidentemente provocatoria, dato che la maggior parte degli alleati europei già non riesce a spendere il 2% attualmente previsto, fatta solo per deteriorare ulteriormente il clima.

Segnalo però che le uscite di Trump cominciano a creare disagio anche nelle file della sua maggioranza repubblicana in Congresso. Infatti il Senato USA, che già martedì aveva votato una mozione per spingerlo ad un maggior rispetto degli alleati NATO, ieri sera ha varato a larga maggioranza, con i voti di gran parte dei repubblicani, una seconda mozione che gli chiede di ottenere l’autorizzazione del Congresso prima di varare nuovi dazi per motivi di sicurezza nazionale. Se non è un ammutinamento, è certamente una dimostrazione di insofferenza dei repubblicani verso il bullismo presidenziale.

La mozione non è vincolante, perciò Trump potrà ignorarla, ma intanto è servita a rinviare la comunicazione dei prodotti cinesi che sarebbero colpiti dai nuovi dazi, che avrebbe dovuto essere resa pubblica in giornata.

Per questo sembra che oggi i mercati abbiano voglia di rimbalzare, almeno secondo quel che si vede in Asia. L’indice giapponese Nikkei e quelli cinesi nel momento in cui scrivo hanno già recuperato tutto il terreno perduto ieri, e l’apertura in Europa dovrebbe essere positiva.

E’ ovvio che si cammina sulle uova, dato che il bullismo di Trump è in grado di creare sconquassi, così come regalare illusioni, in qualsiasi momento.

Mi chiedo se in qualche stanza della Trump Tower non ci sia uno staff di trader incaricato di arrotondare i bilanci del gruppo operando in anticipo sui twitter presidenziali. Lo so che è vietato.

Ma, come diceva Andreotti, a pensare male si fa peccato, però…. 

Intanto in Italia l’attenzione mediatica ed il cervello degli italiani sono interamente occupati dal fenomeno CR7. Non si parla d’altro e l’isteria collettiva raggiungerà l’apice lunedì prossimo, con la presentazione ufficiale in stile hollywoodiano allo Stadium di Torino.

Intanto i tifosi delle altre squadre italiane rosicano e quelli che hanno comprato il titolo Juve in borsa una decina di sedute fa ieri sono passati all’incasso, facendo scendere l’azione del -5,18%. Buy on rumors, sell on news.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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