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TRUMP, IL MIGLIOR AMICO DEI RIBASSISTI
11/07/2018 08:39

Gli indici americani hanno vissuto ieri una giornata di continuazione del rialzo, che ha consentito all’indice delle small cap Russell 2000 di ritoccare di qualche centesimo di punto il suo massimo storico ed a SP500 di arrivare al test dell’area di forte resistenza presente tra quota 2.792 e 2.802 punti.

La buona partenza americana ha permesso agli indici europei di collezionare la sesta seduta positiva consecutiva, sebbene l’entità dei rialzi sia stata piuttosto blanda nelle ultime tre sedute. In questo modo anche l’indice delle blue chips europee Eurostoxx50 è arrivato quasi a contatto con la sua resistenza, rappresentata dalla trend line discendente che prosegue l’unione dei due più recenti massimi discendenti, del 22 maggio e del 15 giugno scorsi.

Il nostro indice Ftse-Mib ha avuto invece un comportamento apparentemente strano. Dopo un calo iniziale ha messo in mostra un rally rialzista dopo la prima ora e per il resto della mattinata che lo ha spinto largamente in positivo e a brillare come l’indice più gagliardo d’Europa, mentre gli altri faticavano a tenere la parità. Poi si è spenta la luce e nel pomeriggio ha cominciato a rallentare vistosamente, riuscendo a mantenersi a malapena col segno positivo, mentre gli altri consolidavano i guadagni e chiudevano vicino ai massimi di seduta e con rialzi di circa mezzo punto percentuale. Da più tonico è diventato il più moscio. E’ un comportamento abbastanza raro da vedere nel corso della giornata, che però a mio parere ben si giustifica se consideriamo quel che è emerso all’assemblea annuale dell’ABI, l’associazione delle banche italiane, dove sono arrivati ben tre moniti assai poco rassicuranti per il destino futuro del nostro paese, specialmente se consideriamo l’autorevolezza dei pulpiti da cui sono arrivate le prediche.

Dapprima il Presidente dell’ABI Patuelli, aprendo i lavori, ha ammonito sui rischi per il nostro paese, nel caso in cui decidesse di affievolire la sua partecipazione all’Unione Europea. “Potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani” ed ha citato esplicitamente l’Argentina, con tassi di interesse al 40% e quelli al 19% dell’Italia degli anni ’80.

Ha poi rincarato la dose anche il Governatore Bankitalia Visco, affermando che “in Italia le riforme hanno perso slancio per i timori sui costi, spesso immediati, e i dubbi sui benefici, che maturano gradualmente e con tempi relativamente lunghi. In queste condizioni, davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa”. Un brivido deve essere corso nelle schiene delle centinaia di banchieri presenti, al ricordo della devastazione degli ultimi dieci anni. Infine persino il ministro dell’Economia Tria, che dimostra sempre più realismo ed indipendenza dai padroni del governo, ha profuso la sua dose di cautela, ricordando il rischio di una revisione al ribasso delle stime di crescita, già non eccelse, per il nostro paese.

La giornata si è comunque chiusa abbastanza bene sui mercati ed in teoria avrebbe dovuto proporre per oggi il tentativo di dare una spallata alle resistenze grafiche dei principali indici azionari per proseguire verso il paradiso dei massimi assoluti, almeno in USA.

Invece si stavano facendo i conti senza l’oste Trump, da qualche giorno abbastanza silente. Si pensava che si stesse preparando per la trasferta in Europa al vertice NATO ed alla nutrita serie di incontri bilaterali con i leader europei. Ma l’esperienza avrebbe dovuto insegnare che quando Trump sta zitto è perché prepara qualche nuovo fuoco d’artificio.

Infatti, a borse chiuse, ecco arrivare la notizia, diffusa dall’agenzia finanziaria Bloomberg, che oggi dovrebbe essere comunicato l’elenco di nuovi prodotti cinesi, appartenenti al settore alimentare e tabacco, per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari circa, su cui scatterà un dazio del 10%. E’ una minaccia protezionistica massiccia, che porterebbe l’ammontare di importazioni cinesi penalizzate da dazi a quasi la metà del totale.

Se non verrà smentita, questa nuova battaglia commerciale dovrebbe cancellare la positività espressa dai mercati negli ultimi giorni e farli arretrare nell’immediato, in attesa che vengano forniti dettagli sull’entrata in vigore delle misure e soprattutto che dalla Cina vengano rese note le contromisure.

Ancora una volta Trump alza la posta e mette in pratica le sparate propagandistiche pubblicate su Twitter. Ancora una volta, come è già successo ripetutamente da quando ha aperto il nuovo corso protezionista, si rivela il miglior amico dei ribassisti.

In Asia gli indici stamane sono tutti in ribasso, in particolare quelli cinesi, e anche le borse europee dovrebbero accusare un gap ribassista iniziale abbastanza significativo.

Poi si vedrà. Siamo tornati in balia delle mattane del grande sbruffone.

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