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MENO MALE CHE MARIO C'E'
15/06/2018 08:31

BCE modificasse in senso restrittivo la sua politica monetaria a partire da ottobre.

L’appuntamento con la riunione periodica della BCE e con la Conferenza Stampa di Draghi è stato perciò ieri il driver della seduta dei mercati europei.

Per tutta la mattinata gli indici sono stati negativi ed i rendimenti in rialzo, scontando l’atteggiamento della FED il giorno precedente, determinato a proseguire ed anche un po’ accelerare la normalizzazione dei tassi. Si temeva che la BCE orientasse la propria comunicazione anch’essa in senso meno accomodante, comunicando i dettagli delle modalità di chiusura del Quantitative Easing a fine anno.

Invece Draghi ha messo a segno un’altra performance da zio premuroso nei confronti dei mercati.

Certo, il QE deve finire. A partire da ottobre passerà a 15 miliardi al mese di acquisti netti di titoli di stato, e sarà azzerato a fine anno. Dopo tutta la preparazione a questa mossa, fatta da abbondanti dichiarazioni di membri BCE nei giorni scorsi, se Draghi non avesse comunicato la fine del QE ci sarebbe stato da preoccuparsi che la BCE sia franta da qualcosa  di preoccupante.

Ma la pillola è stata indorata con grande maestria, dicendo che la politica della BCE resterà accomodante, che i titoli in scadenza verranno reinvestiti per un lungo tempo, che i tassi ufficiali rimarranno come ora (zero quello di riferimento, -0,4% quello sui depositi bancari delle banche presso la BCE) almeno per un anno ed anche di più, se sarà necessario. Tutte cose che erano attese. Ma Draghi ha fatto di più. Ha di fatto annunciato che il QE entra nel bagaglio degli strumenti che potrebbero essere usati anche in futuro, assumendo i caratteri di provvedimento “convenzionale”.

Rispondendo a domande dei giornalisti ha sdrammatizzato con sicurezza i pericoli rappresentati dall’Italia e confermato ancora una volta l’irreversibilità dell’euro. Quasi la ripetizione di quel “Whatever it takes” che nel’estate 2012 sancì l’intervento della BCE col Bazooka monetario per difendere l’euro dalla volatilità degli spread.

Ancora una volta i mercati si sono sentiti rassicurati. L’azionario è rimbalzato ed è andato a chiudere ampiamente in rialzo la seduta. I rendimenti hanno svoltato al ribasso e l’euro ha cominciato ad essere venduto pesantemente, rimarcando nella quotazione del cambio col dollaro la divergenza di politica monetaria delle rispettive banche centrali, che Draghi ha mostrato essere ancora ampiamente esistente.

L’EUR/USD, che alle 13 stava ben sopra 1,18, dopo il comunicato BCE ha cominciato a scendere, ricevendo ulteriore spinta dalle parole di Draghi ed è scivolato prima sotto 1,17 e, nella serata anche sotto 1,16, apprestandosi ad affrontare la seduta odierna dalle parti di 1,155. Un calo così clamoroso, di 2 figure e mezzo, testimonia chiaramente quanto Draghi sia riuscito a prendere ancora una volta in contropiede il sottoscritto e la maggioranza degli operatori, che pensava che fosse già sulla via del tramonto ed il suo potere di controllo della maggioranza dei membri BCE fosse diventato incerto. L’unanimità registrata nella votazione del documento BCE rivela invece che Supermario è ancora saldamente in sella e resta il campione mondiale di buonismo monetario.

Il rimbalzo delle quotazioni di borse, bond e dollaro potrebbe perciò continuare, insieme ad un po’ di rilassamento sullo spread BTP-Bund. Sempre che da Salvini non arrivino colpi di teatro in grado di creare nuove tensioni con Bruxelles.

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