La giornata borsistica di ieri è iniziata bene per i mercati europei, molto bene per il nostro Ftse-Mib che è partito a spron battuto per continuare il rimbalzo iniziato il giorno prima. Dopo meno di un’ora il rialzo ha superato il punto percentuale ed è arrivato fino a 22.076 punti, dando l’impressione di voler percorrere in fretta la strada che separa il nostro indice dal primo obiettivo a quota 22.412, dove si potrebbe giocare la partita dell’inversione di tendenza ed archiviare per un po’ la sofferenza subita a maggio con il forte calo che ha accolto il nuovo governo pentaleghista del maggiordomo Conte.
Ma la benzina rialzista è bruciata in fretta ed il serbatoio si è presto svuotato, tanto che intorno a mezzogiorno l’indice è tornato a lottare per rimanere in positivo. La battaglia tra il segno + ed il – è proseguita per il resto della seduta, complice l’indolenza di Wall Street, evidentemente un po’ provata dalle 4 sedute positive consecutive precedenti, e la chiusura del nostro mercato azionario è stata moscia (-0,18% a 21.768). Niente di drammatico, ma la dimostrazione che il primo tentativo di allungare il rimbalzo non è andato a buon fine. Occorrerà ricominciare daccapo, sperando che non venga meno l’aiuto di Wall Street, che ieri ha mostrato un po’ di confusione di idee. Infatti l’indice Dow Jones ha proseguito il suo buon momento con un’altra seduta moderatamente positiva (+0,38%). Ma SP500 ha fermato la serie di giornate rialziste consecutive, chiudendo con un lievissimo calo ed il tecnologico Nasdaq100 ha subito corretto in modo consistente (-0,79%) il suo fresco massimo storico, realizzato mercoledì.
L’incertezza dei mercati è dovuta all’incognita sul G7 che si apre oggi in Canada, dove potrebbero emergere baruffe a causa della posizione aggressiva tenuta da Trump sui dazi, che hanno colpito anche i suoi tradizionali alleati, oltre la Cina.
Vorrei essere una mosca per assistere a che cosa balbetterà il nostro maggiordomo gaffeur, che sarà costretto ad esprimere la posizione ufficiale dell’Italia sui principali temi geopolitici senza essersi portato Di Maio nella valigia. Speriamo almeno che gli abbiano spiegato durante il viaggio aereo quali sono gli altri paesi del G7 e magari come si chiamano i loro leader.
Scommetto che zio Donald lo prenderà sotto le sue ali protettive e tenterà di spiegargli come realizzare Italy First, a base di Tweet contro i tedeschi e Bruxelles.
Le borse europee hanno continuato a meditare sull’atteggiamento che prenderà la BCE la prossima settimana. Le dichiarazioni fatte mercoledì hanno aumentato di molto le probabilità che il QE non venga prorogato e che nel meeting di giugno oppure in quello di luglio venga annunciato il cosiddetto tapering, cioè il piano di riduzione progressiva degli acquisti di titoli obbligazionari fino all’azzeramento entro fine anno. L’ipotesi che va per la maggiore prevede di portare gli acquisti mensili di titoli a 20 miliardi in ottobre, a 10 in novembre e a zero in dicembre, mentre ora la somma mensile acquistata è di 30 miliardi di euro. Nella prima parte del 2019 dovrebbe poi essere azzerato il tasso che le banche pagano a depositare sui conti BCE la liquidità inutilizzata (oggi è lo 0,4%). Infine a metà 2019 si dovrebbe poi procedere al primo rialzo dei tassi ufficiali dal livello zero a cui giacciono dal 10 marzo 2016.
Questa è l’ipotesi prevalente. Non è detto che la road map sia esattamente questa. Tuttavia per i mercati quel che conta è che la maggioranza dei membri del Board BCE sembra coagularsi intorno all’intenzione di invertire la politica monetaria verso la normalizzazione dei rendimenti, la strada che la FED sta già percorrendo dal dicembre 2015.
E questo solo fatto tende a spingere al rialzo i rendimenti obbligazionari ed a rafforzare l’euro.
Ieri la moneta unica ha continuato il suo recupero sul dollaro arrivando a scavalcare quota 1,18.
Il Bund decennale tedesco si sta portando verso lo 0,5% di rendimento e, purtroppo per i possessori di titoli di stato italiani, il rendimento del BTP decennale è risalito oltre il 3% e si riavvicina ai massimi toccati a fine maggio, nel periodo di maggior panico sul rischio-Italia. Lo spread BTP-Bund ha continuato ad allargarsi ed è arrivato a 255 punti.
Curioso, ma spiegabile, il comportamento del settore bancario sui mercati azionari.
Le grandi banche europee ieri hanno tendenzialmente festeggiato la risalita dei rendimenti nell’eurozona, vivendo una seduta di borsa positiva. Quelle italiane invece, salvo poche eccezioni, hanno nuovamente sofferto perdite ben superiori al punto percentuale.
Il motivo è che quelle europee, ritenute solide e prive di rischio paese, hanno approfittato delle prospettive sulla redditività che l’aumento futuro dei rendimenti dovrebbe fornire: maggiori cedole sui titoli posseduti e soprattutto maggiori interessi sui mutui e i finanziamenti erogati.
Quelle italiane, che posseggono molti titoli di stato italiani, sono invece condizionate dal rischio Italia, espresso dallo spread. Il valore del loro attivo diminuisce con l’allargamento dello spread più di quanto la maggior redditività contribuisca al conto economico. Pertanto il rialzo dei tassi BCE, se farà salire lo spread, porterà una divaricazione sempre più accentuata tra il comportamento delle banche europee e quello delle italiane.
I nostri SERVIZI INFORMATIVI ti aiutano a guadagnare in borsa con un metodo chiaro, semplice, efficace e, soprattutto, replicabile!
GOLD, Report Quotidiano sul Mercato Azionario, fornisce ogni giorno ANALISI sui principai indici, analisi e INDICAZIONI operative sul AZIONI di ITALIA, USA e su ETF-ETC quotati. Prova 1 mese GRATIS!
GAP, Report settimanale per investire con ottica di medio periodo su ETF-ETC e AZIONI di ITALIA e USA Prova 1 mese GRATIS!
In più avrai la possibilità di partecipare ai Webinar FOCUS mensili di approfondimento, riservati agli iscritti a GOLD e GAP.