Il prestanome del nuovo governo italiano penta-leghista ha svolto ieri il suo primo compitino nell’aula del Senato e, come uno studentello alla maturità, ha recitato il discorso ufficiale, che è stato poi votato dalla maggioranza dei senatori, come da attese. Oggi farà il bis alla Camera e poi si appresterà a nominare i sottosegretari che i suoi datori di lavoro Salvini e Di Maio gli avranno indicato.
Il discorso è stato una scialbo riassunto dell’accordo di governo firmato dai suoi padroni, con qualche concessione alla fedeltà alla Nato ed all’Europa, che tanto piacciono a Mattarella, e con qualche dimenticanza. La prima dimenticanza è stata l’affermazione di voler rimanere nell’Eurozona, che nel discorso non ha fatto ed ha dovuto precisare nella replica. La seconda è l’accenno a come si reperiranno le molte decine di miliardi necessari per realizzare il libro dei sogni. Si è limitato a dire che saranno trovati col miracolo della crescita, che tutto colma e tutto sistema.
Intanto, mentre Conte parlava, emissari di Salvini alla riunione dei ministri dell’Interno della UE, che discuteva la riforma del trattato di Dublino sulle politiche migratorie, bloccavano le proposte insieme ai paesi al nucleo dei paesi fondatori dell’UE.
I mercati non hanno gradito la miscela di parole ambiguamente retoriche e fatti praticamente ostili a quell’Unione Europea che si vuole riformare.
E’ ripresa la vendita dei BTP ed il gonfiamento dello spread (arrivato a 239 punti dai 212 del giorno precedente), mentre il rendimento del decennale è risalito al 2,77% dal 2,56% della vigilia.
L’indice Ftse-Mib, mentre le altre borse viaggiavano abbastanza tranquille e col segno positivo, che peraltro anche l’indice italiano nelle prime ore della seduta aveva mantenuto, dopo le parole del maggiordomo di Salvini e Di Maio è passato in negativo ed ha poi chiuso con un -1,18%, che risulta la peggiore performance europea di giornata.
L’area introno ai 210 punti base dello spread, che avevo indicato nei giorni scorsi come difficile da superare al ribasso, ha effettivamente fatto da supporto ed i venditori sono tornati alla carica.
La giornata odierna diventa pertanto molto importante per verificare la loro convinzione e se qualche compratore vorrà uscire allo scoperto dando a questo Governo una fiducia analoga a quella che gli attribuiscono le camere.
Discorso analogo va fatto anche per l’indice azionario. La ripresa delle vendite ha spinto l’indice nuovamente al di sotto del supporto di 22.000 punti, con chiusura sui minimia quota 21.750, ed ha cancellato il tentativo di tenuta mostrato in mattinata. Il settore bancario appare assai indebolito, per colpa dei titoli di stato ampiamente posseduti, che perdono valore, ma anche per le maggiori tutele previste per i cittadini dal programma di governo nei rapporti con le banche, che potrebbe rendere più difficile il recupero dei prestiti in sofferenza.
Non è un caso che le maggiori perdite tra le blue chips italiane siano tutte a carico delle banche, mentre al rialzo in controtendenza si è visto ST Microelectronics, che ha approfittato dell’ennesimo balzo del listino tecnologico americano Nasdaq100, che ieri è tornato proprio a contatto con i massimi assoluti e che in questi giorni permesso ad Amazon, la balena del commercio elettronico, di arrivare all’incredibile capitalizzazione di 800 miliardi di dollari, quasi metà del PIL italiano.
Ma il nostro indice è purtroppo in ben altre faccende affaccendato. Deve assolutamente evitare di avvicinarsi troppo al supporto di 21.122, minimo della scivolata del 29 maggio. Un nuovo test potrebbe produrre un ulteriore avvitamento sotto i 21.000 punti e magari approdare al successivo supporto di 20.580.
La situazione italiana torna a farsi piuttosto delicata. Sarà bene che i padroni di Palazzo Chigi, Salvini e Di Maio, imparino presto l’arte del silenzio, che in questi casi è prezioso per calmare i timori dei mercati. Potrebbero chiedere qualche ripetizione accelerata al maggiordomo Conte, che ha dimostrato nei giorni scorsi di esserne grande maestro.
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