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L'ITALIA SI AGGRAVA E CONTAGIA IL MONDO
30/05/2018 08:37

Ieri chi ha seguito davanti ai monitor l’andamento della seduta borsistica dei mercati finanziari mondiali ha assistito ad una giornata di vendite generalizzate ed estese praticamente su tutti gli asset finanziari e in tutti i mercati, tipica dei momenti di svolta.

E’ parso evidente che la situazione di crisi politica che stanno vivendo due importanti stati europei sta contagiando un po’ tutti i mercati mondiali ed indebolisce in modo significativo la moneta unica.

Se anche la Spagna si dibatte nella crisi di governo, che dovrebbe portare venerdì alla sfiducia ed alla caduta del Governo Rajoy, travolto dalle inchieste di corruzione su importanti esponenti del suo partito, è sicuramente sul nostro paese che l’occhio degli investitori internazionali concentra le sue preoccupazioni. Anche ieri è andata in scena una fuga disordinata dal rischio-Italia, con vendite cospicue sui nostri titoli di stato, impennata dei rendimenti sul BTP decennale, che in mattinata ha raggiunto addirittura il 3,38% per chiudere al 3,18% (il giorno prima era 2,68%).

Dato che la fuga dall’Italia ha spinto il denaro verso la Germania, che vede scendere i rendimenti del Bund, lo spread BTP-Bund è arrivato a superare anche quota 300 punti base (chiusura a 304 e massimo di seduta a 307), un livello che i pessimisti ipotizzavano fosse raggiunto in estate, mentre la realtà lo ha prodotto in soli due giorni.

Ma a destare l’impressione più forte è stata l’esplosione del rendimento del titolo di stato italiano a due anni, che è decollata al 2,75%  dal livello di 0,89% del giorno prima. Non è un errore. Il rendimento  è triplicato in un solo giorno. La tensione sulla scadenza biennale è proprio la spia rossa che si accende sul rischio di insolvenza del debitore, e, non c’è dubbio che ieri questa paura i mercati l’hanno percepita lungo la schiena.

Il caos politico che si è prodotto nei palazzi romani, sulle televisioni e nei social network sta mostrando un’Italia frastornata, arrabbiata e incapace di ragionare, dove la mediazione politica ed il buon senso hanno lasciato il campo aperto alle agitazioni di piazza. La stessa cronaca degli avvenimenti si sviluppa in modo tumultuoso ed angosciante, con continui colpi di scena e cambiamenti di idee, che rende difficile anche raccontarli. Ieri si è passati dal possibile varo del governo Cottarelli all’ipotesi di elezioni nientemeno che il 29 luglio, per poi parlare di nuovo di un governo Lega-5 Stelle senza Savona ma con Salvini o Giorgetti premier. Evidentemente i mercati anche oggi saranno sballottati dai lanci di agenzie e quel che succederà è assolutamente imprevedibile.

Siccome il rischio di scrivere cose superate dai fatti è molto alto, riservo tempo e spazio per una valutazione degli eventi del weekend, che hanno prodotto il disastro dei giorni scorsi.

A mio parere, Mattarella questa volta ha sbagliato alla grande, dando ascolto ai suoi consiglieri economici e probabilmente alla BCE, che lo hanno preoccupato sulle intenzioni di Savona ed agitato per quel che i mercati avrebbero combinato all’Italia se il Governo Salvini-Di Maio-Savona fosse partito.

Così la pezza messa da Mattarella con l’impuntatura su Savona è stata peggiore del buco.

E’ probabile che Salvini ed i suoi economisti da social Borghi e Bagnai abbiano l’intenzione di minacciare l’Europa con la richiesta di uscire dall’Euro. E proprio Savona, su cui non darei invece per certo che abbia le medesime intenzioni, doveva essere la copertura autorevole a questi desideri inconfessabili e che infatti nel contratto di governo non sono stati confessati.

Ma resistere contro Savona fino al punto da mandare a casa Conte, si è rivelato decisamente controproducente proprio alla causa europea, poiché ha dato a Salvini l’opportunità di presentarsi in piazza come vittima della repressione dei poteri forti e recuperare un altro po’ di consenso tra gli arrabbiati ed i vittimisti che passano il tempo al bar e sui social ad insultare i tedeschi.

Di Maio ha così potuto insultare il Capo dello Stato, a cui solo tre giorni fa si rimetteva mogio per la scelta dei ministri, con la richiesta di impeachment tanto assurda (infatti è già stata ritirate perché Salvini non ha abboccato) quanto fragorosa per chi assiste dall’estero e pensa che le parole anche in Italia siano pietre.

La modalità stessa dello scontro ha dato anche in chi si sforza di leggere gli avvenimenti senza pregiudizi l’impressione che Mattarella abbia dato più peso alla minaccia dello spread che alla regola fondamentale della democrazia, cioè che chi ha la maggioranza in Parlamento che deriva dai voti dei cittadini ha il diritto e dovere di governare, se si vuole rispettare la sovranità popolare, che nella nostra Costituzione viene ancora prima del rispetto dei trattati internazionali.

Se Mattarella avesse accolto Savona e varato il governo Conte, e poi convocato il Ministro dell’Economia al Quirinale, dopo il giuramento, per discutere dell’importanza di rimanere nell’euro e di considerare la tutela del risparmio degli italiani prima di intraprendere avventure azzardate, è probabile che avrebbe scoperto un ministro europeista quasi quanto lui e una persona non disposta ad avventure azzardate. Poi il tempo avrebbe messo in crisi in governo penta-leghista, poiché i sogni senza coperture finanziarie non si possono realizzare, ed alle prime difficoltà la maggioranza sarebbe andata in frantumi, mentre la frequentazione europea avrebbe fatto capire anche a Salvini quel che il greco Tsipras, anche lui votato per dare un calcio all’Europa, capì nel 2015, accettando il piano di aiuti UE alla Grecia, cioè che uscire dall’euro è molto peggio che rimanerci e risanare i conti pubblici.

Così non è stato.

Mattarella si è impuntato, bruciando Cottarelli per formare un governo che non avrebbe il voto di fiducia di nessuna forza politica, se si presenterà alle Camere.

I populisti alle prossime elezioni rischiano di fare cappotto, con una maggioranza schiacciante e magari alzeranno il livello dello scontro istituzionale e di quello europeo.

L’alternativa di trovarsi Salvini come premier evoca i precedenti storici di Mussolini nominato Presidente del Consiglio dopo la marcia su Roma, solo che questa volta forse basta la marcia in casa di Barbara D’Urso. Questo finale di partita, sempre che oggi non si vedano altri rilanci fantasiosi, per gli europeisti è assai peggiore che avere Conte premier e Savona Ministro dell’Economia.

Gli investitori lo vedono e reagiscono istintivamente scappando dall’Italia. Si realizza proprio quello che Mattarella, con la sua mossa azzardata, voleva escludere.

Povero Presidente. Il poker non è l’attività che fa per lui. Salvini è molto più avvezzo al gioco d’azzardo. I consiglieri del Presidente lo hanno mandato in confusione. Comunque vada a finire Mattarella ha perso la mano e ancora una volta a pagare il conto saranno gli italiani.

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