La violenta crisi istituzionale che è fragorosamente andata in scena domenica scorsa ha spaventato i mercati più di quanto l’allontanamento di qualche mese dell’ipotesi sovranista li abbia tranquillizzati.
L’andamento del nostro indice Ftse-Mib lo dimostra chiaramente. Apertura e prime battute in rimbalzo anche consistente, intorno al +2%, proprio a manifestare il sospiro di sollievo per la chiamata di Charly Mani di Forbice Cottarelli alla guida del Governo Supertecnico del Presidente, che dovrebbe rassicurare i mercati con un programma di austero controllo del bilancio, come Bruxelles comanda e preparare il terreno per la prossima e ravvicinata corrida elettorale.
Il classico calcio al barattolo per qualche mese, di quelli che ai mercati piacciono tanto.
Però dopo l’iniziale esultanza i mercati hanno cominciato a riflettere su due questioni, che hanno fatto irruzione agli occhi dell’opinione pubblica italiana e mondiale.
La prima è l’oggettiva perdita di autorevolezza da parte del Capo dello Stato, che ha svestito i panni del Notaio ed anche quelli dell’arbitro tra due schieramenti contrapposti. La mancanza di opposizione ai sovranisti gli ha dato il ruolo di giocatore in difesa dell’attuale assetto politico-istituzionale, che vede il nostro paese ben incardinato all’interno dell’Unione Europea e dalla Nato.
Da Domenica scorsa la sua impuntatura contro il ministro Paolo Savona, che Salvini astutamente ha usato per avvantaggiarsi politicamente del ruolo di vittima del sistema e attirare sulle sue posizioni sovraniste altri consensi di cittadini frustrati dall’apparente inutilità del voto, pone Mattarella nella scomoda posizione che fu di Napolitano. La campagna elettorale verrà fatta più contro di lui che contro il PD o chi altri vorrà raccogliere il testimone europeista. Verrà accusato di aver messo un tecnico al governo, “schiavo dei poteri forti” come fu Mario Monti nominato da Napolitano, e di aver calpestato la volontà popolare espressa dal voto del 4 marzo. Verrà portato un duro attacco al sistema, snaturando l’essenza del confronto elettorale, non più confronto tra progetti alternativi di rinascita per il nostro paese, ma scontro finale tra sistema democratico occidentale e nazional-populismo arrabbiato. Una miscela esplosiva, con possibili esiti autoritari.
La seconda questione è che l’aver rinviato di qualche mese l’accesso dei sovranisti al potere rischia di essere nulla più che la vittoria di Pirro, mentre Salvini e Di Maio osservano i sondaggi che lanciano una eventuale coalizione delle due forze che hanno stipulato il “Contratto per il governo del Cambiamento” verso un’ampia maggioranza assoluta alle prossime elezioni. Non so se vorranno presentarsi in coalizione o separati. Ma certo sarà difficile ostacolarli nuovamente se otterranno quel plebiscito di consensi che i sondaggi ora attribuiscono a Lega e 5Stelle.
Perciò le vendite hanno nuovamente preso il sopravvento e trascinato l’indice Ftse-Mib a perdere un altro -2,08%, i rendimenti del BTP decennale al 2,68%, livello stratosferico rispetto all’1,7% di un solo mese fa. Lo spread BTP-Bund, termometro della percezione del rischio-Italia da parte dei creditori, è schizzato a 235 punti base, oltre il doppio di quel che misurava solo il 24 aprile scorso.
L’avvitamento politico trascina nuovamente il nostro paese nell’occhio del ciclone, ben prima di quanto si potesse immaginare. Che sarebbe successo lo ipotizzavo da tempo, ma mi aspettavo una resa dei conti quando la BCE avesse annunciato la fine del Quantitative Easing. La politica ha imposto una drastica accelerazione, che a questo punto rischia di destabilizzare l’intera Eurozona. Infatti ieri tutti gli indici europei hanno sofferto al capezzale del malato italico e la stessa moneta unica nel suo rapporto di cambio con il dollaro USA si è portata nell’area di supporto di 1,16, che per ora ha fatto diga, ma mi chiedo quanto possa ancora resistere.
Ieri hanno iniziato in tono dimesso la settimana anche gli indici USA, che non riescono ad uscire da una stretta lateralità. Solo il Nasdaq ha chiuso in timido rialzo, mentre gli altri indici hanno lasciato sul terreno una piccola frazione di punto percentuale.
La volatilità sta tutta nel nostro paese, purtroppo. E tutto il mondo ci guarda. Pochi per commiserarci. Quasi tutti come si guarda un appestato.
E’ vero che a caldo tutto sembra peggiore di quel che poi magari sarà. Del resto ormai sia l’azionario che l’obbligazionario hanno raggiunto livelli di ipervenduto piuttosto consistenti, da cui normalmente si rimbalza. Ma, se la situazione fosse normale non si sarebbero neanche raggiunti livelli di eccesso ribassista così elevato. Pertanto il rimbalzo non è affatto detto che sia maturo. E, se lo fosse, dovrebbe essere considerato come occasione di fuga a prezzi migliori, e non come segno di riscossa.
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