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E' GUERRA TRA MATTARELLA E SOVRANISTI
28/05/2018 08:42

La settimana si aprirà in modo drammatico per le sorti politiche e finanziarie del nostro paese.

Non mi dilungo nel descrivere quel che è successo nel weekend, ma cerco di sintetizzarlo al massimo.

I mercati mondiali sono reduci da una settimana laterale per alcuni (quelli americani e quelli asiatici), correttiva per altri (quelli europei, che hanno segnato con Eurostoxx50 un primo secco ribasso (-1,63% settimanale dopo ben 8 settimane consecutive di rialzo).

La settimana si è chiusa anche con una violenta correzione del petrolio, sulle voci di possibili innalzamenti delle soglie produttive per i paesi OPEC, mentre il cambio EUR-USD ha continuato ad oscillare debolmente intorno a 1,17, senza riuscire a rimbalzare.

E’ stata la borsa italiana, sia con la componente obbligazionaria che con quella azionaria, a vivere la settimana più difficile, con i mercati assai diffidenti sul tentativo di formazione di un governo Lega-M5S guidato dallo sconosciuto Prof. Conte. Il Future sul Ftse-Mib (più indicativo dell’indice nei periodi di stacco dividendi) ha segnato un -3,07% settimanale, dopo aver già perso oltre il 3% la settimana precedente. Il rendimento del BTP decennale è schizzato al 2,47% e lo spread col bund tedesco a quota 206.

Intanto venerdì sera, a mercati chiusi, l’Agenzia di Rating Moody’s ha comunicato di aver iniziate le revisione accelerata del rating dell’Italia, che potrebbe portare al declassamento dall’attuale livello BBB.

In questo clima è avvenuta nel week-end la resa dei conti del braccio di ferro tra Mattarella e i penta-leghisti sulla composizione del Governo.

Mattarella aveva manifestato con insistenza perplessità sulla nomina del prof. Savona al Ministero dell’Economia, per le sue note posizioni euroscettiche, che avrebbero potuto irritare la burocrazia di Bruxelles ed i mercati, oltre che suscitare qualche dubbio sulle intenzioni dell’Italia di mantenersi fedele ai trattati europei e di continuare a permanere nella moneta unica.

Mattarella ha motivato proprio nel timore che i mercati ci avrebbero duramente penalizzato la sua scelta di pretendere un diverso nome, descrivendo l’identikit del leghista Giorgetti come ideale Ministro dell’Economia. Ma Salvini ha forzato la mano, imponendo un diktat al Capo dello Stato. Savona o niente.

Allora, dopo febbrili trattative per arrivare a possibili mediazioni, in mancanza di una dichiarazione esplicitamente europeista da parte del prof. Savona, che con una lettera ha confermato la sua storia di euroscettico, il tentativo di Conte è terminato senza successo.

Mattarella ha spiegato agli italiani le sue ragioni, convocando per oggi Cottarelli, a cui darà il compito di farsi bocciare in Parlamento e gestire le elezioni in autunno, mentre Lega e M5S, appoggiati anche da Fratelli d’Italia, urlavano nelle piazze che Mattarella è un nemico del popolo italiano. I pentastellati, che ora debbono inseguire la Lega in campagna elettorale in una gara a chi urla più forte, hanno dichiarato di avviare le procedure di messa in stato d’accusa del Capo dello Stato.

E’ evidente a tutti che non esiste alcun appiglio giuridico a questo azzardo istituzionale. Però è altrettanto evidente che Lega, M5S, FdI, se lo vorranno, hanno i numeri in Parlamento per mandare Mattarella sotto processo alla Corte Costituzionale, ed in tal caso provocherebbero le dimissioni del Capo dello Stato.

La situazione di crisi politica e di sistema, prodotta dall’esito strampalato delle elezioni, che non hanno prodotto una maggioranza omogenea, è debordata in una gravissima crisi istituzionale, che instrada l’Italia in percorsi inesplorati e gravidi di incognite.

Come reagiranno oggi i mercati è molto difficile immaginarlo. Lo stop al governo sovranista e la nomina di Cottarelli, detto Charly mani di forbice, sarebbero stati in grado di rassicurare un po’ le borse, ma la dura guerra istituzionale che si è aperta e la facile previsione che alle prossime elezioni i toni saranno ancora più esacerbati e che il sovranismo potrebbe imporsi con un plebiscito, data l’inconsistenza delle opposizioni, potrebbe impedire alle acque di calmarsi. La fuga degli investitori dal nostro paese potrebbe proseguire. Vale per quelli stranieri, che non hanno certo problemi a spostare i loro investimenti dall’Italia a qualche altro paese. Ma vale anche per quelli italiani. Non dimentichiamo che molti di coloro che ora urlano nelle piazze contro il nemico tedesco e pretendono l’uscita dall’euro, probabilmente nelle  prossime settimane porteranno all’estero in fretta e furia i loro soldi, contribuendo all’arrampicata dei rendimenti ed al calo della borsa.

E’ proprio una brutta situazione, che assomiglia sempre di più a quella che abbiamo osservato qualche anno fa in Grecia. Che Dio ci protegga.

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