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ITALIA SOTTO ESAME
25/05/2018 08:40

Sono alcuni giorni che nella prima parte della seduta l’indice di Piazzaffari tenta di imbastire una sorta  di rimbalzo. Ma subito le vendite tornano a prevalere e trascinano sempre più giù il nostro Ftse-Mib, gravato da tutte le aspettative funeste sull’operato del nuovo Governo penta-leghista che sarà guidato dal Conte sconosciuto.

Il braccio di ferro tra Mattarella ed i giovani sovranisti Salvini e D Maio si sta svolgendo sul nome del Ministro dell’Economia, che la UE gradirebbe europeista, per frenare gli azzardi degli arruffapopoli, ma che invece soprattutto Salvini desidera decisamente euroscettico e battagliero, proprio per rovinare la vita all’establishment di Bruxelles, che per tutta la campagna elettorale è stato additato come la causa di tutti i mali italiani..

Vedremo come andrà a finire. Dovrebbe essere presentata la lista dei ministri prima che i mercati aprano i battenti la prossima settimana.

A giudicare dal calo continuo dell’indice e dall’allargamento dello spread, la fuoriuscita degli istituzionali stranieri dai mercati italiani procede con continuità, ma senza troppo clamore.

Intanto crescono gli eccessi ribassisti su azionario ed obbligazionario, che potrebbero anche favorire qualche ricopertura nell’ultima seduta della settimana, specie se dovessero girare rumor sulla vittoria di Mattarella nella scelta dei ministri chiave del governo Conte.

Poi, evidentemente, saranno i fatti del nuovo Governo a sancire quanto determinata sarà la battaglia contro l’Unione Europea in nome del sovranismo lamentoso. Le dichiarazioni intanto sono bellicose. Salvini, commentando la richiesta fatta sottovoce dalla Commissione UE al nostro paese di tagliare il deficit 2019 di quasi un punto di PIL, ha risposto: “Se l’UE vuole una manovra da 10 miliardi di tasse, noi faremo il contrario”.

I giornali ci raccontano che in seno alla Commissione UE aumenta la preoccupazione che la situazione debitoria del nostro paese sfugga di mano ai nuovi timonieri, impegnati a varare provvedimenti costosi e senza copertura, che verrebbero puniti da un innalzamento repentino dello spread e degli interessi che il mercato pretende per finanziarci, provocando nuove ondate di vittimismo e ostilità verso l’euro. Una spirale che potrebbe mettere a rischio lo stesso futuro della moneta unica.

Si racconta che in ambienti tedeschi e nordici si cominci a prendere in considerazione l’ipotesi che in futuro non si ponga più la necessità di proteggere l’Italia dalle turbolenze dei mercati, ma addirittura di proteggere l’euro dalle turbolenze italiane, creando le condizioni per un’uscita del nostro paese dalla moneta unica. Forse si sta un po’ esagerando, poiché dall’Eurozona non fu cacciata nemmeno la Grecia di Tsipras, benché gravata di un debito decisamente inferiore a quello italiano, e quindi più gestibile in caso di default. Un’uscita del nostro paese sarebbe foriera di danni consistenti per tutti gli altri membri del condominio Europa.

Però a Bruxelles gira la sensazione che l’Italia voglia grossolanamente ricattare l’Eurozona per ottenere sconti e privilegi, attuando la classica tecnica italica del “Fotti e Chiagni”. Lo spirito protestante delle opinioni pubbliche del nord-Europa, rispettoso delle regole e disciplinato nei comportamenti, sembra sempre meno tollerante nei confronti delle lamentele italiane. Non è un caso che, in questi mesi in cui in Italia si chiedevano voti per cambiare i trattati europei, considerati troppo duri contro il nostro povero paese schiavizzato dalla Germania, alcuni paesi dell’Unione capitanati dall’Olanda abbiano proposto per la riunione del Consiglio d’Europa che si terrà a giugno, l’istituzione di un Fondo Monetario Europeo e di un Ministro delle Finanze Europeo, che dovrebbero vagliare i bilanci pubblici di tutti i paesi Euro in modo più rigido di quanto non faccia ora la bonaria Commissione UE. Una sorta di commissariamento fiscale che sarebbe gradito anche in Germania, anche se la Merkel ufficialmente non ha ancora sposato questa proposta, avversata da Macron.

Insomma. Mentre il nostro Conte studia a memoria il programma sovranista di Salvini e Di Maio, per poterlo presentare alle camere quando chiederà il voto di fiducia, in Europa si prepara un giro di vite proprio per neutralizzare le spinte centrifughe dei populisti europei, che cominciano ad essere parecchi, dato che al gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) si è aggiunta da qualche mese anche l’Austria ed ora è in arrivo proprio l’Italia.

Sarà guerra aperta tra chi combatte l’Unione per la sopravvivenza dell’Italia e chi combatterà il sovranismo per la sopravvivenza dell’Unione Europea?

Chi vivrà vedrà. Credo comunque che quelli che pensano che basti chiedere nuovi trattati pro domo sua per ottenerli, abbiano fatto i conti senza l’oste europeo, che prima di versare ancora vino nei bicchieri di chi ha già tanto bevuto, vorrà accertarsi della sua capacità di pagare il conto.

Che la situazione italiana stia contagiando anche gli altri mercati europei comincia ad essere percepibile nel comportamento degli ultimi giorni. Anche ieri le borse europee sono scese come l’Italia, per il secondo giorno consecutivo. Solo un miracoloso quanto consistente rimbalzo odierno può salvare l’indice Eurostoxx50, che rappresenta l’azionario europeo, da una settimana decisamente negativa, dopo ben 8 positive consecutive. La moneta unica europea, che non riesce a reagire da quota 1,17 nei confronti del dollaro USA, sta per realizzare la sesta settimana consecutiva di calo ed è ormai ad un passo dal forte supporto di 1,16, minimo di novembre 2017.

Il disagio europeo sul futuro dell’Eurozona è amplificato dalle bordate geopolitiche che arrivano dagli USA. Non mi riferisco tanto all’annullamento dello storico incontro di pace tra Trump e Kim, che riporta le lancette indietro di alcuni mesi, quando la minaccia di conflitto nucleare era palpabile. Guardo soprattutto all’imminente entrata in vigore (il 1° giugno) dei dazi sull’importazione dall’Europa di acciaio ed alluminio, che potrà essere fermata solo da un accordo in extremis tra i negoziatori delle due sponde dell’Atlantico, che però a 5 soli giorni feriali alla scadenza del tempo utile, è ancora in alto mare. A questa possibile sciagura si affianca la nuova ipotesi di colpire con un dazio del 25% le importazioni di auto in USA, settore che vede i grandi marchi europei protagonisti.

Il danno sarebbe molto significativo per l’industria europea, soprattutto per quella tedesca. Non a caso negli ultimi due giorni il settore azionario più preso di mira su Eurostoxx50 è stato proprio l’automobilistico.

Chiudiamo oggi una settimana da dimenticare. Nella speranza che non sia la prima di una serie.

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