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TRA I DUE LITIGANTI IL TERZO GODE?
09/04/2018 08:38

I mercati azionari americani ci hanno mostrato la settimana passata tutta la loro confusione, realizzando un’altalena di quotazioni che capita raramente di vedere. SP500, che è l’indice che meglio rappresenta il comparto azionario negli USA, ha passato la settimana sull’ottovolante, con un drammatico calo lunedì, seguito da tre giornate di rimbalzo, che avevano illuso sulle capacità di recupero del mercato, ed una nuova scivolata significativa venerdì.

Il motivo principale dei due cali va ricercato nelle azioni concrete di guerra commerciale tra USA e Cina. Quello del rimbalzo nella speranza che si tratti solo di guerra di parole destinata a finire presto, una sorta di gioco negoziale avviato da Trump che userebbe le pesanti minacce di aumenti tariffari all’importazione di prodotti cinesi solo per strappare concessioni dalla Cina e ridurre gli squilibri della bilancia commerciale che misura l’interscambio USA-Cina.

In realtà nessuno sa quale sia il punto di rottura del tiro alla fune che le due potenze stanno praticando. A forza di raddoppiare la posta ad ogni rilancio da parte dell’avversario, la partita di poker tra Trump e Xi rischia di mandare in rovina entrambi. Questo è quanto ci dicono gli esperti, perché in realtà la guerra commerciale in atto non ha precedenti nella storia recente e nessuno riesce a stimare con precisione i danni potenziali di una prolungata chiusura protezionistica, in un mondo da molti anni sempre più interconnesso.

I mercati si trovano a dover rispondere a due quesiti:

- Fino a che punto i due litiganti tireranno la corda delle ritorsioni prima di capire che la guerra punisce entrambi?

- Quale potrebbe essere l’entità del danno per i litiganti e per gli altri paesi che assistono a questa guerra come spettatori interessati?

L’andamento estremamente nervoso dei mercati mostra che per ora non sono in grado di abbozzare una risposta ed alternano speranze e delusioni. Infatti hanno avuto due reazioni opposte alle ultime decisioni di Trump. Quando mercoledì scorso ha varato la prima bordata di dazi da 50 miliardi di dollari, gli indici azionari USA, dopo un momentaneo spavento, si sono prontamente ripresi, snobbando il pericolo, come se Trump stesse scherzando.

Invece due giorni dopo, alla seconda bordata da 100 miliardi di dollari annunciata da Trump, forse hanno realizzato che potrebbe non essere uno scherzo o che, se lo è, pare proprio di cattivo gusto, dato che espone l’economia USA alle conseguenze di una forte ritorsione cinese.

Il risultato finale del disorientamento dei mercati è stato un saldo settimanale negativo di -1,38% per l’indice SP500, che ha ora un parziale di -2,6% da inizio anno ed ha portato a tre i tentativi falliti, nelle ultime 9 sedute, di risollevarsi in modo significativo dalla media mobile a 200 periodi. Fin da oggi è pertanto chiamato ad una immediata reazione da parte degli ottimisti, che eviti lo sifonamento ribassista del muro che già quattro volte è stato testato.

La settimana scorsa ha portato però anche un altro dato che a mio parere è abbastanza rilevante: il tentativo degli indici europei di recuperare forza relativa nei confronti di quelli americani.

Infatti l’indice Eurostoxx50 ha mostrato una performance settimanale speculare rispetto a SP500: +1,38%. Quel che ha perso Wall Street, lo ha guadagnato l’Europa, che è riuscita così ad intraprendere un tentativo di invertire una storia piuttosto lunga di insuccessi e complessi di inferiorità rispetto agli indici americani.

Una ragione c’è. Non tutti gli esperti sono infatti convinti che da una guerra commerciale USA-Cina verrebbe a soffrire il mondo intero. Qualcuno sta stimando il possibile guadagno di export che i paesi europei potrebbero succhiare dalla battaglia commerciale tra le due sponde del pacifico. Si stima per l’Europa un aumento di export tra i 4 e i 7 miliardi in 2 anni e quasi un miliardo per l’Italia. Questo miracolo avverrebbe perché, se i prodotti USA vengono colpiti da dazi e perdono competitività in Cina, potrebbero in parte essere sostituiti da analoghi prodotti europei. Si pensi infatti che i dazi cinesi colpiscono vino, suini e ortofrutticoli americani. Lo stesso, anche se in misura minore, potrebbe avvenire in USA, dove è stata colpita soprattutto la tecnologia cinese, che potrebbe essere in parte sostituita da macchinari europei.

L’Europa sembra pertanto aspirare a porsi come il terzo che gode tra i due litiganti, anche se non va dimenticato che, qualora la battaglia dei dazi dovesse proseguire a lungo, si avrebbero effetti negativi anche per l’Europa, dato che la sfiducia degli imprenditori fermerebbe gli investimenti in tutto il mondo e trascinerebbe verso un rallentamento globale, che si mangerebbe i vantaggi opportunistici di breve periodo. Appare comunque non campato in aria ipotizzare che questa sovraperformance europea possa durare ancora un po’.

Avremo la possibilità di verificarlo fin da questa settimana.

E’ appena il caso di ricordare che sovraperformance non significa necessariamente rialzo. Si può performare meglio di un altro anche perdendo meno. Ma perdere meno non è certo fonte di soddisfazione. Caso mai si tratta di male minore. Il benessere è altra cosa.

Pertanto agli investitori europei conviene pur sempre sperare che SP500 non sfondi la media mobile a 200 giorni, perché un simile evento trascinerebbe comunque al ribasso anche gli indici del Vecchio Continente. Molto meglio per tutti sarebbe il rimbalzo immediato dei mercati americani.

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