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TRUMP SPEZZA SUBITO L'INCANTESIMO
06/04/2018 08:38

Ieri ha trovato compimento il rimbalzo tecnico dei mercati azionari anche in Europa, dove gli indici hanno recepito la tenuta dei supporti chiave da parte dell’azionario americano, messi a dura prova nei primi tre giorni della settimana.

Abbiamo pertanto assistito ad un violento rimbalzo, con performance positive che non si vedevano da quasi un anno, sia per l’indice Eurostoxx50 (+2,78%) che per i principali indici azionari continentali (+2,90% per il tedesco Dax e +2,35% per il nostro Ftse-Mib).

Il recupero, partito fin dalle prime battute, con un significativo gap rialzista rispetto alle chiusure di mercoledì, si è via via esteso per tutta la seduta, aiutato dalla continuazione del rimbalzo, partito mercoledì, anche sui mercati USA. Gli indici USA hanno chiuso con meno entusiasmo, segnando performance positive, ma inferiori al punto percentuale. Però partivano da un rimbalzo già in parte avvenuto, mentre gli indici europei dovevano recuperare la sottoperformance di qualche giorno rispetto a quelli americani.

Hanno pertanto trovato conferma le attese di recupero che ho manifestato nel commento di ieri.

Come ho precisato già in quella sede, è bene non farsi prendere troppo dall’entusiasmo e non scambiare una tenuta del mercato con una guarigione completa del toro che ripristini il trend rialzista, gravemente colpito dalle vendite di inizio febbraio e della seconda metà di marzo.

Il toro per ora è riuscito a resistere alle zampate del giovane orso ed occupa ancora il centro del ring. Ma ha subito ferite non indifferenti per colpa di due cambi di paradigma che non sarà affatto facile  rimuovere. Il primo è il progressivo deterioramento dell’acritico entusiasmo sulle internet company e sulle “magnifiche sorti e progressive” dell’automazione tecnologica nel suo complesso, dopo lo scandalo Facebook, che fa soldi da anni vendendo i dati dei due miliardi e 200 milioni di utenti, senza controllare sull’uso che ne viene fatto. Ma nel frattempo anche Amazon è entrata nel mirino polemico dei Tweet di Trump, accusata di distruggere il commercio tradizionale e bruciare molti più posti di lavoro di quanti ne abbia creati con la sua esplosiva crescita. E persino il business delle auto a guida autonoma ha incontrato decisi ostacoli, dopo alcuni incidenti imprevisti che hanno costretto alcuni player a sospendere le ricerche ed altri ad un approccio meno visionario.

Il secondo cambio di scenario, rispetto agli entusiasmi del 2017, è la guerra commerciale USA-Cina che Trump ha esacerbato con i recenti provvedimenti sui dazi contro 1.130 prodotti cinesi, a cui per ora il governo di Xi ha risposto solo con un debole fuoco di sbarramento, rappresentato da una ritorsione di soli 3 miliardi di dollari (contro i 50 miliardi dell’ultima bordata sparata da Trump). Che cosa succederà nei prossimi mesi e quali conseguenze la guerra commerciale avrà sulla crescita dei due paesi e sull’economia mondiale è un dato che “scopriremo solo vivendo”, dato che da molti anni il protezionismo è stato bandito e la storia degli ultimi 50 anni è stata dominata dalla liberalizzazione dei commerci e dalla globalizzazione dei mercati. Non esistono pertanto precedenti recenti che ci permettano di stimare in modo affidabile l’entità del danno che provocherà una guerra commerciale che peraltro è solo alle battute iniziali.

Pertanto è bene considerare quello in atto come un semplice rimbalzo e verificare giorno per giorno, con grande cautela, dove potrà arrivare. Intanto ieri, con la velocità tipica dei tempi moderni, gli indici hanno già raggiunto le prime aree di resistenza. SP500, quando ieri ha realizzato il massimo di giornata, si è portato a quota 2.672, a soli due punti dal massimo del 27 marzo, dove si era fermato il secondo rimbalzo dalla media a 200 giorni, partito il 26 marzo e che ebbe vita piuttosto breve (solo poco più di un giorno). Una dozzina di punti più in alto oggi passerà la media a 50 periodi, già da qualche giorno orientata al ribasso, che costituirebbe un secondo ostacolo da superare. Uso il condizionale perché ieri SP500 dai massimi di giornata è già sceso di una decina di punti e ieri ha chiuso a 2.662. Potrebbe pertanto averne già avuto abbastanza dell’ebbrezza di avvicinare la prima resistenza ed oggi decidere di retrocedere.

Anche perché nella serata americana, a mercati chiusi (era l’una e mezza di notte in Europa), è arrivato il comunicato della Casa Bianca che annuncia una nuova bordata protezionistica di Trump contro la Cina. Il Presidente USA ha chiesto al ministero per il Commercio di individuare ulteriori dazi sulle importazioni dalla Cina per un ammontare di 100 miliardi, il doppio del precedente provvedimento.

Evidentemente il focoso “commander in chief” deve essere stato impressionato dai dati sulla bilancia commerciale USA di febbraio, che ha visto il deficit americano aumentare per il sesto mese consecutivo.

Già mercoledì Trump aveva twittato “Ora abbiamo un deficit commerciale di 500 miliardi di dollari all’anno (con la Cina, ndr), con un furto di proprietà intellettuale di altri 300 miliardi di dollari. Non possiamo permettere che questo continui!”.

Ora sembra passato ancora una volta pesantemente all’azione. Poco importa che, se si analizzano nel dettaglio i fatti, come ha fatto recentemente il Bureau of Economic Analysis, si constati che gran parte del deficit con la Cina in realtà è responsabilità delle grandi multinazionali USA, che localizzano in Cina la produzione di componenti e l’assemblaggio di interi prodotti, che poi vengono importati per essere venduti in USA. Questi prodotti gonfiano il deficit con la Cina di oltre 250 miliardi di dollari, più della metà di quel che affermano le cifre ufficiali, sbandierate da Trump come un danno all’economia USA e prova della concorrenza sleale cinese.

Oggi constateremo se la nuova bordata protezionistica riuscirà a strozzare fin da subito il tentativo di rimbalzo.

L’Europa avrà l’onere di digerire per prima l’impatto della notizia. Pertanto siamo costretti a considerare provvisoria e “sub judice” la prova di forza che ieri hanno mostrato gli indici europei.

Eurostoxx50 ha quasi raggiunto la resistenza di area 3.450, dopo aver recuperato quasi 100 punti in un giorno solo. Anche il Dax tedesco, con un balzo di 347 punti, è arrivato ad un solo punto percentuale dalla resistenza di 12.460, mentre il nostro Ftse-Mib, grazie alle vecchie glorie Fiat Chrysler e Telecom Italia, che hanno guadagnato circa il 5% ciascuna, ha addirittura superato la sua area di resistenza intorno a quota 22.900.

Il nostro indice avrebbe fornito addirittura un importante segnale rialzista (testa e spalle rovesciato) che lo proietterebbe al rialzo oltre i massimi di gennaio (24.050).

Peccato che Trump abbia spezzato l’incantesimo. Perché, oggettivamente, è abbastanza difficile, dopo la notizia arrivata nella notte, credere che gli indici USA ed europei abbiano la forza di rompere proprio oggi le resistenze, senza nemmeno fare uno o più passi indietro. Ed è altrettanto improbabile che, se gli altri arretrano, la nostra Piazzaffari abbia la forza di tentare una fuga solitaria verso il cielo.

Se dovesse succedere… chapeau!

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