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CONTINUA LA DISTRIBUZIONE SULL'AZIONARIO
04/04/2018 08:34

La danza intorno alla media mobile a 200 giorni, da parte dell’indice americano SP500, non accenna a concludersi.

Dopo aver tentato lo sfondamento ribassista nella prima seduta della settimana e del mese di aprile, ieri è andato in scena l’ennesimo rimbalzo, che ha riportato l’indice azionario al di sopra del supporto, anche se non certo a distanza di sicurezza.

Questa incertezza direzionale, che si protrae ormai da diverse settimane, non ci aiuta certo a comprendere il destino delle prossime sedute, né ci permette di ipotizzare come si evolverà questa sorta di agitata lateralità, ma ci fornisce qualche indicazione di contorno. Innanzitutto constatiamo che l’era della volatilità schiacciata, che aveva caratterizzato il periodo da settembre 2017 a gennaio 2018, è ormai alle nostre spalle da oltre due mesi. Mentre per 5 mesi il Vix, l’indice che misura la volatilità implicita del mercato delle opzioni su SP500, non era mai riuscito a superare i 15 punti, a partire da fine gennaio, dopo aver sfondato quel livello e raggiunto in febbraio anche quota 50, praticamente non è più arretrato sotto quota 15 e da 7 sedute balla tra 20 e 24.

Il secondo dato è l’atteggiamento degli investitori. Mentre la baldanza di gennaio e di tutto il 2017 mostrava una enorme confidenza nelle capacità degli indici di proseguire senza intoppi la corsa verso il cielo, da qualche settimana sembrano molto più vulnerabili alle cattive notizie e sembra che sulle resistenze ci sia molta più voglia di vendere rispetto a quella di comprare che si vede sui supporti.

Le caratteri stitiche tipiche di una fase distributiva si stanno imponendo ai nostri occhi. Le mani forti stanno probabilmente riducendo le posizioni rialziste e sembrano intenzionate ad abbandonare il “parco buoi” al suo destino. Gli stessi rimbalzi sui supporti, che avvengono sempre nel finale di seduta, sembrano pilotati dalle mani forti che vogliono protrarre ancora un po’ la distribuzione a prezzi ancora convenienti, prima di abbandonare il Titanic sulle scialuppe vietate al popolo di terza classe.

Un altro elemento che conferma questa ipotesi è il ritorno di interesse verso l’obbligazionario, considerato di nuovo un porto sicuro dove parcheggiare la liquidità in uscita dalle azioni. I rendimenti, che avevano avvicinato il 3% sul decennale USA, sono tornati sotto il 2,8%.

C’è da dire che Trump sta facendo del suo meglio per affrettare la resa dei conti. Proprio nella notte, dopo che Wall Street era riuscita ad imbastire l’ennesimo rimbalzo, in grado di recuperare però solo la metà circa delle perdite di lunedì, ma di riportare SP500 al di sopra della MM200, ha reso pubblico l’elenco di 1.300 prodotti cinesi, per un valore complessivo di 50 miliardi di dollari, su cui dovrebbero scattare nuovi dazi al 25% a partire dal 22 maggio, se non si riuscirà a trovare una mediazione con Pechino che ricompensi gli USA per i danni subiti dalla concorrenza sleale cinese.

Trump spara una bordata per strappare un accordo conveniente, ma non è detto che il gioco negoziale funzioni. In tal caso una guerra commerciale danneggerebbe tutti, dato che i cinesi hanno in mano strumenti che possono fare molto male all’America, come ad esempio i 1.700 miliardi di dollari di debito USA, che potrebbe essere in parte riversato sui mercati, con conseguente impennata dei rendimenti e non pochi grattacapi per il Tesoro USA a trovare finanziatori sostitutivi per le sue abbondanti emissioni previste nei prossimi mesi.

La notizia non mancherà oggi di influenzare i mercati, che già senza essa non si possono considerare fuori pericolo.

Apparentemente la questione riguarda Cina e USA, ma anche le borse europee, che negli ultimi tempi sono costrette ad inseguire Wall Street sempre con un giorno di ritardo, e ieri hanno subito l’influenza negativa del calo americano di lunedì, oggi avranno difficoltà ad allinearsi al recupero americano realizzato nel finale di seduta, prima che Trump varasse i nuovi dazi.

Non resta che osservare l’evolversi della situazione, sperando che l’avvitamento non diventi drammatico.

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