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LA CADUTA DELLE TECNO-STELLE
29/03/2018 08:36

Non è infrequente che le giornate in cui si nutrono grandi attese, partoriscano il classico topolino dalla montagna.

Il terzo test della media mobile a 200 giorni, che avrebbe dovuto impegnare l’indice SP500, con conseguenze di trascinamento sull’azionario globale, nelle attese di tutti avrebbe dovuto farci capire se i compratori hanno ancora voglia di mettere altri soldi sul piatto in difesa di un toro che ha orami più di nove anni di anzianità, oppure se il mercato è ormai in mano alle prese di profitto di lungo periodo, in grado di evidenziare sui grafici la morte del toro ed il predominio dell’orso.

Le attese sono però state frustrate da una seduta nervosa, ma sostanzialmente inconcludente, in cui l’altalena è sembrata far prevalere a volte il rimbalzo, a volte la voglia di rompere al ribasso, senza che questi impulsi generassero l’inerzia sufficiente ad allontanare rabbiosamente l’indice dal suo livello di equilibrio, rappresentato per ora dai minimi di martedì, a quota 2.596. Questo livello, che ieri è stato testato 3 volte ed ha sostanzialmente tenuto, dista solo 7 punti dalla media mobile a 200 giorni, individuata ormai chiaramente dal mercato come la diga che non deve cedere, pena la svolta direzionale di lungo periodo.

Attenzione: questo livello chiave non lo vedono solo i trader, ma anche le mani forti, cioè gli istituzionali e tutta la vasta industria del risparmio gestito, che ha interesse a mantenere l’eterna giovinezza del toro per poter lucrare commissioni di gestione sulle masse di denaro che rimangono investite sull’azionario globale. E’ verosimile che facciano di tutto per mantenere il controllo della situazione, anche se la chiusura di trimestre, che cade proprio oggi, dato che domani le principali borse mondiali restano tradizionalmente chiuse per il lungo week-end pasquale, potrebbe complicare un po’ le cose.

Infatti da un lato gli istituzionali hanno interesse a sistemare i conti per presentare rendiconti trimestrali senza troppi scheletri e con performance dignitose. Questa esigenza potrebbe favorire qualche ulteriore scivolamento dei listini. Ma dall’altro non possono permettersi che la rottura della diga rialzista provochi un’alluvione di vendite. Pertanto non sarebbe poi così strano se assistessimo oggi alla rottura del livello con un calo del mercato abbastanza sensibile ma non devastante, tale da far uscire i trader che guardano scrupolosamente i grafici e magari farne posizionare qualcuno al ribasso. E dopo Pasqua, nel nuovo trimestre, iniziasse la riscossa delle mani forti con acquisti pesanti, in grado di falsificare la rottura odierna e spingere sia i rialzisti pentiti che i frettolosi ribassisti a ricomprare per non venire beffati dalla ripresa del mercato.

Certo, il gioco è pericoloso, ma è stato già tentato con successo diverse volte nelle fasi di debolezza durante la lunga fase rialzista di lungo periodo che ha occupato gli ultimi nove anni. Il pericolo sta nel fatto che prima o poi viene il momento in cui non funziona più, cioè la fessura nella diga non si riesce più a tappare e la furia ribassista di un mercato, che è diventato preda dell’orso, riesce a far compiere agli indici una scivolata che demolisce ogni tentativo di recupero e decreta l’inversione di tendenza, costringendo  anche le mani forti ad adeguarsi alla nuova fase e liquidare le loro posizioni.

Non resta che permettere al tempo di verificare anche questa ipotesi nelle prossime sedute.

Qualche segno che gli equilibri stiano mutando e che la vecchia regola (comprare sulla debolezza confidando che anche stavolta si torni ai massimi) potrebbe anche non funzionare più, in verità lo si intravede.

Chi per lungo tempo ha trascinato al rialzo il trend dell’azionario, contribuendo alla clamorosa salita degli indici USA, oggi sembra aver perso parecchio smalto, colpito da vicende che hanno minato parte della fiducia degli investitori sulle loro capacità di resistere ad ogni intemperie.

Dopo lo scandalo di Facebook, la prima delle tecno-star a finire nel mirino delle autorità e ad uscire da quello dei compratori, a causa dello scandalo Datagate, in questi giorni si offusca la stella di Tesla, che non ha saputo dare spiegazioni su un incidente mortale avvenuto durante i test di guida autonoma della su una sua auto ed ha pure subito un declassamento a spazzatura del suo debito da parte dell’agenzia di rating Moody’s. Intanto Nvidia, spaventata dai problemi che si incontrano a far guidare le auto direttamente dai computer, ha comunicato la sospensione del suo progetto di guida autonoma. Ma non basta, perché ieri è entrata nel mirino dei venditori anche Amazon, dopo che si sono diffuse voci che Trump sia molto scocciato dal fatto che il colosso di vendite online stia mandando in rovina le catene commerciali tradizionali ed abbia causato il fallimento di parecchi punti vendita della old economy. Si dice che stia progettando stangate fiscali e vincoli normativi per frenarne la potenza.

Non è pertanto un bel momento per i tecnologici, il cui calo crea un contesto di pessimismo diffuso, che ieri è riuscito ad offuscare anche il dato definitivo superiore alle attese (+2,9% annualizzato rispetto alle stime di +2,7%) del PIL USA quarto trimestre 2017, che ha così confermato quello appena passato come l’anno di maggior crescita dell’economia USA dal 2014.

Perciò SP500 non è riuscito a rimbalzare, ma nemmeno a sfondare al ribasso i supporti, coinvolgendo nell’incertezza anche le borse europee, che tuttavia hanno saputo rialzarsi da un’apertura di seduta  molto negativa e, grazie alle utility, hanno terminato intorno alla parità (Eurostoxx50 +0,13%, Ftse-Mib +0,55%).

Oggi è ancora settimana santa, per cui non bisogna illudersi che sia tutto passato. Meglio attendere la Pasqua alla finestra, per verificare se riusciranno a risorgere anche i mercati.

Auguri a tutti.

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