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I DAZI SELETTIVI ATTENUANO LE PAURE
09/03/2018 08:40

E’ arrivato ieri il tanto temuto “proclama” di Trump sui dazi commerciali ed ha in buona parte rassicurato i mercati.

L’attacco protezionistico di Trump perde il pericoloso connotato di “guerra mondiale” contro tutti, per assumere i caratteri della moderazione e della selettività.

Infatti l’ordinanza presidenziale firmata ieri, fissando gli importi della tassa su acciaio ed alluminio ai livelli annunciati, ha previsto esplicite esenzioni per i “paesi amici” Messico, Canada e probabilmente Australia. Per altri paesi alleati, ma forse considerati meno amichevoli, come quelli europei, si prevede la possibilità di trattare per convincerli a modificare lo squilibrio commerciale ai danni dell’America ed evitare così i dazi.

Questa che sembra, più che una guerra, la vecchia politica del bastone e della carota, ridimensiona lo spauracchio di una escalation e definisce meglio il vero obiettivo delle misure di Trump, che è quello di colpire la Cina, vero nemico commerciale, e blandire gli alleati ed i vicini di casa per ottenere vantaggi commerciali con una semplice minaccia, destinata a rimanere tale.

Se così sarà (Trump cambia idea più volte nel corso di ciascuna giornata) è possibile che gli effetti protezionistici rimangano contenuti, sebbene il conflitto riguardi le due più potenti economie del mondo. Resta il dubbio della reazione cinese, ma è sempre meno temibile di una guerra commerciale su vasta scala.

Sta di fatto che le borse USA si sono sentite rassicurate e, pur senza slanci euforici, sono riuscite a chiudere in rialzo la seduta ed a superare la resistenza di 2.730 sull’indice SP500, mentre il Nasdaq100 rimette nel mirino i 7.000 punti che a fine febbraio tentò invano di superare.

La situazione grafica di questi due indici è molto diversa. Quello tecnologico ha dimostrato da inizio anno una forza relativa superiore a quella del globale SP500. Il forte calo di inizio febbraio lo ha certo coinvolto, ma già la prima reazione della seconda parte di febbraio lo ha riportato a sfiorare il massimo assoluto del 26 gennaio a 7.023. Operazione interrotta dal calo avvenuto la scorsa settimana per colpa dei dazi di Trump. Ma questa settimana il recupero è stato piuttosto convinto e la chiusura di ieri a 6.966 lo ha riportato a soli 57 punti, cioè meno dell’1%, dai massimi.

SP500 invece è ancora abbastanza distante dal massimo stoirco del 26 gennaio e sembra stretto all’interno di una figura di triangolo isoscele, con il lato discendente formato dalla trendline che unisce i due massimi discendenti del 26 gennaio e del 27 febbraio, mentre il lato ascendente è delineato dalla trendline che unisce i due minimi crescenti del 9 febbraio e del 2 marzo. Questa figura rappresenta la classica situazione di incertezza direzionale, che verrebbe risolta dalla fuoriuscita dell’indice da questa gabbia triangolare. Il lato che verrebbe superato darebbe l’indicazione rialzista o ribassista che il mercato potrebbe seguire. Il problema è che ormai le due trendline sono molto vicine dato che il vertice del triangolo è posizionato al 16 marzo. La fuoriuscita dell’indice dalla figura è inevitabile ed acquista ogni giorno maggiori probabilità, ma diventa parimenti sempre meno significativa, dato che un’uscita in prossimità del vertice non significa che l’incertezza è risolta, ma solo che il tempo per decidersi è scaduto.

Per questo motivo, se anche oggi SP500 superasse la trendline ribassista che passa da 2.756, occorrerebbe attendere la conferma della ritrovata forza con il superamento anche del massimo del 27 febbraio, a quota 2.790. Solo oltre quel livello la marcia per tentare un nuovo record storico potrebbe dirsi ripresa con certezza.

L’Europa ieri, messe da parte le questioni politiche italiane, che, si è capito, avranno tempi di soluzione piuttosto lunghi, si è concentrata a valutare la riunione mensile della BCE. Qualcuno temeva che Draghi si arrendesse all’attacco dei tedeschi, rimuovendo anzitempo le politiche accomodanti. Ma così non è stato. Il comunicato è stato in verità leggermente meno accomodante che in passato, ma in Conferenza Stampa Super Mario si è subito indaffarato a togliere importanza alle modifiche comunicative, insistendo sul fatto che la crescita europea si sta rafforzando, ma l’inflazione strutturale resta deludente ed ancora lontana dall’obiettivo del 2%. Perciò ha confermato che a settembre, se necessario, potrebbe anche essere mantenuto il programma di acquisto di titoli, che ora è ridotto a 30 miliardi al mese e proprio a settembre dovrebbe cessare del tutto. Ha poi confermato che tutta la montagna di obbligazioni presente nel bilancio BCE sarà puntualmente rinnovata a scadenza per un bel po’ di tempo (quindi niente tapering per un po’) e anche i tassi ufficiali sono destinati a rimanere immutati a zero (-0,40% sulla liquidità inutilizzata dalle banche) per lungo tempo.

Draghi tiene la barra generosamente dritta ed allora l’euro si è un po’ indebolito, tornando ben sotto la soglia di 1,24 contro il dollaro. Le borse azionarie, sentitesi coccolate da Draghi,  hanno potuto chiudere la giornata in discreto rialzo, intorno al punto percentuale di recupero, e la settimana potrebbe oggi chiudersi con un sospiro di sollievo.

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