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MERCATI IN BALIA DI PROTEZIONISMO E POPULISMO
05/03/2018 08:38

La scorsa settimana è stata abbastanza difficile per l’azionario americano, ma molto dura per quello europeo. Dopo un inizio di settimana in rialzo, a continuare la salita verso i massimi assoluti, le borse americane hanno subito un primo stop dalle parole non troppo diplomatiche del nuovo presidente della Federal Reserve Jerome Powell, che ha confermato, senza grandi cautele comunicative, di voler continuare la manovra di rientro alla normalità monetaria, aperta dal predecessore Yellen, mediante un graduale rialzo dei tassi di interesse. Ha anche candidamente  ammesso qualche preoccupazione aggiuntiva per il forte peggioramento del deficit di bilancio federale a causa della riforma fiscale di Trump. Due giorni dopo, quando Powell ha rettificato in parte il suo messaggio per renderlo più digeribile a mercati ormai spaventati, è arrivato un secondo colpo basso all’umore di Wall Street: i dazi che Trump ha deciso di introdurre su acciaio e alluminio, che dichiarano di fatto una guerra commerciale a Cina, Europa, Canada, Brasile e Messico, che sono i maggiori esportatori di queste materie prime in USA. Gli indici azionari USA hanno perciò continuato a scendere, intravedendo da parte di queste misure di puro protezionismo vecchio stile, chiare minacce alla crescita futura. Solo nella seconda parte della seduta di venerdì SP500, l’indice principale, è riuscito a ritrovare un po’ di rimbalzo, che non ha impedito però alla settimana borsistica di collezionare un risultato negativo (-2,04% settimanale).  

Assai peggio è andata agli indici europei, che si ritrovano tra l’incudine delle borse USA in discesa ed il martello della forza dell’euro. In questo modo subiscono una duplice pressione ribassista, che le ha portate a concludere una settimana quasi tragica: -3,39% settimanale per Eurostoxx50, -3,35% per il nostro Ftse-Mib, ma peggio ancora ha fatto il tedesco Dax (-4,57% ).

Una settimana da dimenticare per le borse europee, che si sono riportate sui minimi della forte correzione che le ha interessate, in compagnia delle borse USA, per tutta la prima parte del mese di febbraio. L’indice Dax, particolarmente e sorprendentemente debole, li ha addirittura superati al ribasso. Hanno così vanificato del tutto, in sole 3 sedute, il laborioso e non troppo esteso tentativo di recupero attuato nella seconda parte di febbraio e si trovano fin da oggi a lottare per rimanere aggrappate ai 3.300 punti di Eurostoxx50, 12.000 punti del Dax e i 21.900 del nostro Ftse-Mib.

L’impresa sarà piuttosto complicata. Infatti questa settimana Trump adotterà ufficialmente i dazi e probabilmente i paesi più colpiti dovrebbero annunciare le contromosse, sviluppando la spirale protezionistica che Trump ha iniziato. E’ difficile che l’umore dei mercati possa risollevarsi facilmente.

Non so quanto possano aiutare gli esiti elettorali delle due importanti consultazioni che si sono svolte ieri. Mentre in Germania il partito socialdemocratico ha finalmente approvato la Grosse Koalition con la Merkel, e permetterà al nuovo governo di nascere dopo ben 6 mesi di difficile gestazione, in Italia le elezioni stanno producendo un risultato in parte sorprendente.

Al momento in cui scrivo l’attribuzione dei seggi è ancora lontana dal completarsi, poiché il Rosatellum ha reso molto più laboriosi i calcoli per arrivare alla composizione del Parlamento. Ma le proiezioni statistiche non presentano nessuna coalizione in grado di formare una maggioranza da sola. Questo risultato era atteso e faceva pensare ai mercati che Mattarella avrebbe mantenuto in piedi Gentiloni per qualche mese e, senza fretta, avrebbe atteso la revisione del Rosatellum per poi indire nuove elezioni il prossimo anno. Insomma, una stabilità politica forzata, da ottenere attraverso l’accoppiata di sedativi Mattarella-Gentiloni. Però il voto potrebbe scombinare un po’ questi piani, poiché la vera novità, forse inattesa nelle dimensioni, è il crollo del Centro-Sinistra, dato dalla debacle del PD renzizzato e dal flop numerico del partito di Grasso-D’Alema-Bersani. Per contro a cantare parziale vittoria sembrano essere le forze più anti-sistema, quelle che l’establishment europeo teme maggiormente: 5Stelle e Lega. I 5 Stelle perché sono di gran lunga la prima forza politica. La Lega perché il centro-destra si è avvicinato a quel 40% di voti che avrebbe assegnato il premio di maggioranza alla coalizione e soprattutto perché  per numero di voti dovrebbe aver superato Forza Italia. Salvini ha perciò battuto Berlusconi e potrebbe diventare il premier designato di questa coalizione, se avesse i numeri per andare al governo.

Quel che è certo è che i numeri rendono del tutto impossibile l’ipotesi “inciucio” Renzi-Berlusconi, su cui i mercati puntavano per ottenere una stabilità politica ed europeista più lunga.

E per Mattarella sarà molto difficile ora conferire ad uno sconfitto (Gentiloni si è speso per il PD e ne fa parte) un incarico di tipo tecnico.

La situazione italiana perciò si complica e nella direzione che fa più paura ai mercati. Pertanto non escludo affatto fibrillazioni negative anche questa settimana per i mercati dell’Eurozona.

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