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IL MANIPOLATORE POST-PRANDIALE
23/02/2018 08:40

A livello di indici azionari principali continua lo strano balletto che vede da 4 sedute Wall Street partire in rialzo e con tono volitivo, per cercare di estendere verso i massimi assoluti il recupero fermatosi venerdì scorso, e poi perdere per strada lo smalto nelle fasi finali della seduta e chiudere nei pressi dei minimi, peraltro discendenti.

La cosa finisce sempre per spiazzare gli indici europei, che  possono seguire quelli americani sono fino alle 17,30 e sono poi costretti a recepire solo il giorno dopo quel che Wall Street ha indicato in serata.

Perciò ieri una partenza negativa in Europa ed una mattinata passata tutta in negativo hanno scontato la scivolata degli indici USA nel finale della seduta di mercoledì. Poi la buona partenza americana e l’alimentazione del recupero hanno consentito ad Eurostoxx50 e agli indici europei più forti di annullare tutte le perdite e chiudere in lieve progresso la seduta. Ma in seguito le borse USA sono tornate sui loro passi ed hanno ridimensionato fortemente i guadagni, tornando nei pressi dei minimi segnati il giorno prima.

E’ un male sottile, che sta corrodendo la convinzione degli operatori e pian piano livella gli entusiasmi di lungo periodo. L’area che SP500 non riesce a superare è quella intorno ai massimi raggiunti venerdì scorso (2.754), dopo un recupero protrattosi per 6 sedute. Lì l’indice principale americano aveva recuperato circa due terzi del violento calo attuato tra fine gennaio ed il 9 febbraio. E’ evidente che il superamento di quest’area disporrebbe l’azionario USA ad estendere fino al 100% il recupero, ripristinando appieno le condizioni euforicamente rialziste che lo hanno accompagnato nella cavalcata trionfale durata dall’agosto scorso fino a fine gennaio.

Ma è altrettanto evidente che quello è un buon punto di vendita per molti operatori: chi ha cambiato idea sulle sorti future dell’azionario, spaventandosi della sventola ribassista di inizio mese, che non gli ha permesso di incassare sui massimi, data la velocità del crollo; chi ha semplicemente perso un po’ di entusiasmo e, pur senza pensare che sia terminato il lungo ciclo rialzista iniziato nel marzo 2009, ritiene prudente ridurre le posizioni; le mani forti che magari hanno deciso di approfittare del rimbalzo per continuare la fase di distribuzione, vendendo titoli agli eterni ottimisti, che credono che ogni correzione debba essere occasione di acquisto; i ribassisti, che, dopo aver colto cospicue e rapide soddisfazioni dal flash crash di inizio gennaio, e magari aver portato a casa i guadagni, possono pensare di riaprire posizioni short proprio su quei livelli.

Queste dinamiche spiegano i motivi della resistenza che incontrano i tentativi di rimbalzo in quell’area.

Se vogliamo essere onesti però, al momento la figura che SP500 sta disegnando, costituita da un piccolo canalino ribassista, per ora di poche barre, che viene dopo il forte impulso rialzista della scora settimana, potrebbe ancora essere classificato come un “flag” di continuazione, cioè una sorta di breve pausa per recuperare le forze che consentano un attacco imponente in grado di avere ragione della resistenza.

E’ però necessario che l’impasse termini in fretta, perché se l’incertezza dovesse proseguire, sorgerebbero dubbi che invece di un momento di ricarica quello attuale sia il segnale di fine carburante.

Ieri ha fatto abbastanza impressione vedere il nostro indice Ftse-Mib scendere per tutta la giornata ed intensificare il calo proprio mentre gli altri indici europei recuperavano, così da terminare all’ultimo posto delle performance europee (-0,84%, e per fortuna che Wall Street tirava).

Intanto lo spread BTP/Bund risaliva di alcuni punti e riproponeva quello scenario cupo sul nostro paese che molti si attendevano in prossimità delle elezioni, ma che finora i mercati non avevano materializzato.

Il motivo si chiama Juncker, lo stravagante Presidente della Commissione UE, che i gossip ci raccontano come moderato in politica, ma assai meno di fronte ad un bicchiere di quello buono.

Ebbene, dopo pranzo (non a caso?) se ne è uscito con una dichiarazione a gamba tesa sulle elezioni italiane, manifestando preoccupazione per l’arrivo in Italia di un “governo non operativo” dopo il 4 marzo, ipotizzando forti reazioni da parte dei mercati finanziari.

Si tratta di una opinione che sarebbe del tutto legittima se manifestata da un operatore di mercato, da un politico in campagna elettorale, dal signor Rossi al bar. Ma del tutto fuori luogo da parte di chi siede al comando della Commissione europea e deve astenersi sia per galateo istituzionale che per esplicito divieto, previsto dai trattati, di intromissione nelle vicende politiche interne di un paese membro.

I mercati, che fino a quel momento non avevano alcuna preoccupazione sul nostro paese, sono stati praticamente tirati per la giacca ed hanno cominciato a vendere Italia, sia sull’obbligazionario, che sull’azionario, prendendo di mira in particolare le banche nostrane.

E’ il solito vezzo europeo di dare lezioni e fare da balia a chi si ritiene inadeguato a pensare a se stesso.

Possiamo anche essere d’accordo che i partiti non stiano dando prova di solide attenzioni al risanamento del paese, lanciandosi in una campagna elettorale spregiudicata, all’insegna del chi promette di più, senza preoccuparsi di dove si troveranno i soldi per mantenere le promesse. E possiamo anche considerare come probabile che dalle urne non esca una maggioranza in grado di governare. Io personalmente la penso proprio così. Io posso affermarlo liberamente perché non sono nessuno (per fortuna), ma chi ricopre un ruolo istituzionale europeo di primaria importanza, invece non può, perché se lo fa si intromette nel processo democratico di un paese membro e ne manipola i risultati. E se lo fa a mercati aperti, manipola anche questi. E, ricordo, che la manipolazione dei mercati è un preciso reato se avviene per trarne un indebito vantaggio. E’ una evidente manifestazione di inadeguatezza politica se avviene a vanvera.

Quando l’Europa metterà qualcun altro al posto dell’avvinazzato lussemburghese, sarà sempre troppo tardi.

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