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ALL'INSEGUIMENTO DEI CAPRICCI AMERICANI
22/02/2018 08:38

E’ qualche giorno che assistiamo a cambiamenti di direzione repentini da parte di Wall Street, prevalentemente dopo la chiusura dei mercati europei. Questo fatto spiazza gli indici continentali, che sentono il dovere di adeguarsi all’andamento di Wall Street, ma sono costretti a farlo sempre con un giorno di ritardo. E’ capitato anche ieri, e dovrebbe capitare anche oggi.

Ieri l’adeguamento ai venti di Wall Street, che martedì aveva chiuso in calo dopo aver illuso nella prima parte della seduta, ha comportato una mattinata in ribasso per gli indici europei. Si sono visti cali anche intorno al punto percentuale nei momenti peggiori. Il pomeriggio però ha fatto vedere un tentativo di reazione degli indici USA nella prima parte dello loro seduta. Gli acquisti sembravano tornare, e l’indice SP500 è risalito oltre i massimi del giorno precedente ed è arrivato fino a fare il solletico ai massimi di venerdì scorso, che sono anche il massimo del recupero del mercato azionario USA dopo le due terribili settimane di crollo a cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio.

La verve di Wall Street ha consentito un recupero quasi completo della negatività iniziale da parte dei listini europei, che hanno così chiuso la giornata quasi in relax.

Ma nelle ultime due ore della seduta americana, dopo le 20, ecco l’ennesimo scherzetto americano. E’ partita una bordata di vendite che ha portato SP500 a perdere 46 punti (cioè oltre un punto e mezzo) in meno di due ore e chiudere in negativo una seduta che era sembrata brillante per gran parte del tempo. Le vendite hanno interessato tutti gli indici americani, anche il tecnologico Nasdaq100, che peraltro i massimi di venerdì scorso li aveva pure superati.

A causare l’improvviso dietrofront non è stata certo l’ennesima folle idea di Trump, che ha ricevuto i giovani sopravvissuti nelle recenti stragi avvenute in America da parte di pazzi super armati. Alla loro ovvia richiesta di fermare la libera vendita di armi ha risposto con l’idea balzana di non vietare proprio nulla, ma anzi addestrare ed armare i professori, che potranno difendersi così da soli. Per la serie “Ritorno al Far West”.

A preoccupare i mercati non sono stati i professori sceriffo, ma i verbali dell’ultima riunione del FOMC della Federal Reserve, pubblicati proprio alle 20. Qui è stato confermato quel che i mercati già scontavano da tempo, cioè che la maggioranza dei membri ritiene adeguato procedere ad ulteriori rialzi graduali dei tassi.

Dato che già si sapeva, questa notizia, se non rappresenta un pretesto, decreta la fine di un’illusione, cioè quella che la FED avrebbe continuato a sostenere i mercati a prescindere. Invece in ambito FED si comincia a guardare con un po’ di preoccupazione al rinfocolarsi dell’inflazione ed alle conseguenze, sul deficit di bilancio dei prossimi anni, che comporteranno i tagli fiscali e l’incremento della spesa pubblica varati da Trump. Siccome il primo compito di una banca centrale è difendere la stabilità della moneta contro l’inflazione, diventa inevitabile un’accelerazione della velocità di rientro verso la “normalizzazione” dei tassi. Questo scenario, sempre più probabile, sta infastidendo i mercati. In primis quelli obbligazionari, che ieri sono tornati a far salire i rendimenti sul Treasury decennale fino al 2,94%, avvicinandosi sempre più a quella soglia psicologica del 3%, che solo poche settimane fa veniva vista da molto lontano. Anche le obbligazioni high yield soffrono un rialzo degli spread, eccessivamente schiacciati nei mesi scorsi dalla caccia degli investitori a rendimenti decenti. I riscatti sui fondi specializzati nel settore si stanno intensificando nel mese di febbraio per paura che le molte società super-indebitate non riescano a fronteggiare il flusso crescente di interessi da pagare con i rendimenti futuri in rialzo.

Ed il rischio di fallimenti pesa anche su Wall Street, ultimo anello della catena del contagio che potrebbe piombare sull’azionario se scoppiasse una nuova crisi finanziaria. Lo abbiamo già visto nel 2007. Non c’è nulla di nuovo. Ma io sono pronto a scommettere che, quando capiterà, la quasi totalità degli “esperti” verrà colta di sorpresa ed il popolo dei risparmiatori, quelli che Cuccia chiamava “il parco buoi”, verrà portato al macello da “consulenti” che consiglieranno di resistere, perché nel lungo periodo i mercati salgono sempre.

Oggi le Borse europee dovranno scontare il dietrofront di Wall Street, ed apriranno certamente in calo, dato che anche in Asia si vedono ribassi diffusi, ad eccezione delle borse cinesi, che riaprono in rialzo dopo alcuni giorni di chiusura per il Capodanno lunare.

Poi, nel pomeriggio, si tornerà a guardare con ansia quel che farà Wall Street, all’inseguimento dei capricci americani. I quali dovranno chiarirci se deve risalire ai massimi oppure tornare sui supporti di 2.550 per SP500.

 

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