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VOGLIA DI RECUPERO, MA ORA RESISTENZE IN VISTA
15/02/2018 08:35

I mercati azionari hanno superato ieri lo scoglio dell’inflazione USA, facendo seguire una brillante reazione ad un immediato barcollio emotivo. La seduta è così potuta filare liscia, ed ha consentito a tutti i principali indici occidentali di collezionare una prosecuzione del rimbalzo.

Se questa è la sintesi della giornata di ieri, qualche dettaglio in più va esaminato.

Avevo indicato nel dato sull’inflazione americana di gennaio il vero market mover della seduta di ieri, e così è stato. Dopo una mattinata senza infamia e senza lode da parte degli indici europei, immobilizzati dall’attesa di un dato che temevano, alle 14,30 il velo è stato levato e ne è risultata una inflazione piuttosto ringalluzzita e soprattutto superiore alle attese. Il rialzo mensile dei prezzi al consumo è stato +0,5% contro un’attesa di +0,3%, in buona parte per merito della crescita dei prezzi energetici. Ma anche il dato “core”, cioè depurato dei prezzi di prodotti ortofrutticoli ed energia, ritenuti un disturbo perché troppo volatili, ha superato le aspettative: +0,3% ufficiale (in realtà sarebbe quasi +0,35%, ma l’arrotondamento lo ha ridotto, dato che è d’uso presentare le variazioni con una sola cifra decimale), rispetto alle attese di +0,2%.

La reazione emotiva è stata violenta. Nel giro di soli 7 minuti sia Eurostoxx50 che il nostro Ftse-Mib hanno lasciato sul terreno circa un punto e mezzo percentuale.

Dobbiamo dire che questa reazione ha rispettato la logica macroeconomica. Se l’inflazione si rafforza, sono destinati a salire anche i rendimenti nominali, per mantenere immutati quelli reali, ancora piuttosto compressi in USA e decisamente schiacciati in Europa dal QE di Draghi.

Il rialzo dei rendimenti penalizza le quotazioni obbligazionarie, ma anche quelle azionarie, poiché rende meno conveniente il carry trade e l’operatività a debito. Ma, dopo l’iniziale svenimento, i mercati si sono ricordati che è da settimane che i rendimenti, in USA, ma anche in Europa, seppure meno, si stanno alzando, proprio a scontare lo scenario che i dati hanno ufficializzato. Per questo motivo la sottoesposizione sull’obbligazionario americano degli istituzionali ha raggiunto livelli record. Ed allora, come pensare che tutto ciò possa ulteriormente proseguire oltre gli eccessi già realizzati prima del dato? Pertanto è scattato il tipico comportamento che prevede la chiusura di posizioni, anziché aprirne altre, quando la notizia conferma le attese. L’azionario è ripartito, ricordando di essere ancora molto depresso dalle botte subite, la scorsa settimana ed anche nei giorni scorsi. Gli acquisti sono proseguiti fino al termine della seduta, recuperando tutta la botta delle 14,30 ed anche molto di più. La seduta in Europa è terminata sugli allori. Oltre un punto percentuale di rialzo finale per Eurostoxx50 e Dax tedesco, addirittura +1,81% per il nostro Ftse-Mib, che ha capitalizzato a dovere il rally dei bancari, l’unico settore che da un rialzo dei tassi ha da beneficiare.

In USA la seduta si è aperta in ribasso, poiché occorreva anche qui subire l’impatto emotivo del brutto dato sull’inflazione. Ma anche qui hanno subito prevalso le ragioni del recupero e la seduta è stata  vissuta dall’indice principale SP500 tutta al rialzo, terminando con un corposo +1,34% e sui massimi di seduta, in area 2.700.

Ora il primo ostacolo grafico si fa prossimo. Si tratta della resistenza costituita dal massimo segnato il 7 febbraio a 2.728, da cui è partita la seconda gamba ribassista del movimento correttivo della scorsa settimana.

E’ presumibile che da quelle parti i venditori tornino fortemente allo scoperto e mettano alla prova la convinzione dei compratori. La battaglia potrebbe giocarsi oggi stesso o domani. Non darei affatto per scontato che tutta la paura sia passata e che superare questa resistenza sia un gioco da ragazzi. Anzi, fino a prova contraria, dobbiamo ipotizzare come più probabile la continuazione del movimento principale, piuttosto che l’inversione. E il movimento principale di breve periodo è ribassista, mentre quella in atto appare ancora come una correzione rialzista di ordine inferiore. Ovviamente, fino a prova contraria. E questa arriverebbe col superamento di 2.728, che terminerebbe il movimento ribassista di breve.

Interessante è stato ieri anche il movimento sull’Euro-Dollaro. I cinque minuti di pazzia, che hanno colpito l’azionario alla comunicazione del dato sull’inflazione, hanno causato una brusca correzione anche su questo cross valutario, sceso da 1,235 a 1,228. Anche qui la reazione emotiva ha rispettato la logica, poiché il rialzo dei rendimenti dovrebbe attirare capitali sul dollaro. Però poi sono subito tornate le considerazioni di fondo che i mercati scontano da mesi, che puntano su un indebolimento del dollaro a causa degli effetti nefasti sul debito delle politiche trumpiane. Perciò l’euro ha ripreso a salire impetuosamente, andando a recuperare molto più di quel che aveva perso nei pochi minuti di emotività. A fine seduta il cambio EUR/USD è tornato a 1,246, molto vicino ai massimi di quest’anno, segnati il 25 gennaio a 1,2537.

La giornata odierna si presenta quindi piuttosto importante, un vero e proprio bivio che i mercati dovranno scegliere come imboccare. Se sceglieranno di rompere il massimo su EUR/USD, è probabile che l’azionario rompa anche la resistenza e prenda la via del ritorno verso i massimi dell’anno. Questo vale più per gli indici USA che per quelli europei, che dall’euro forte non vengono certo aiutati. Se invece l’euro non ce la farà a sfondare e tornerà sui suoi passi, è probabile che altrettanto faccia l’azionario.

Mesdames et messieurs, faites vos jeux.

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