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Il Ruggito degli Agnelli
05/01/2018 08:39

Il momento magico delle borse americane è proseguito anche ieri, specialmente in apertura di seduta. Poi qualche segno di stanchezza ha cominciato ad evidenziarsi.

Ma prima delle leggere prese di profitto finali gli indici USA principali sono riusciti tutti ad aggiornare i massimi storici. In particolare Dow Jones ha superato la fatidica soglia dei 25.000 punti, un obiettivo che ha dell’incredibile.

La partenza lanciata delle borse USA ha contagiato finalmente anche le borse europee, che già in mattinata si erano svegliate di buonumore, constatando il record dell’indice giapponese Nikkei, che aveva superato di slancio i 23.000 punti ed era tornato su valori visti l’ultima volta nel lontano gennaio del 1992. Con l’apertura in gap rialzista degli indici di Wall Street il rimbalzo europeo ha preso vigore ed ha consentito a Eurostoxx50 di invertire per la prima volta da parecchie sedute il rapporto di forza relativa nei confronti dell’indice americano SP500 e soprattutto di riportarsi a 3.568 (+1,68%), ben al di sopra del supporto di 3.520, sfondato nell’ultima seduta dello scorso anno, e di ricoprire oltre il 50% del movimento ribassista di breve termine partito il 19 dicembre scorso.

Se Wall Street non farà scherzi immediati con una correzione incisiva, il primo obiettivo di Eurostoxx50 è di tornare a testare il muro di 3.620, che per 3 volte, tra novembre e dicembre, ha respinto le velleità dell’azionario europeo di tornare sui massimi dell’anno. Analogo discorso vale per il Dax tedesco, che ha il suo muro da superare a quota 13.340, a circa un punto e mezzo percentuale dal valore di chiusura di ieri.

Ma il podio del vincitore, nella classifica delle performance giornaliere di ieri, spetta al nostro Ftse-Mib, che ha tirato fuori dal cappello la magia di un +2,77%, grazie ad un rialzo pressoché corale, ma più eclatante nel settore bancario e, soprattutto, nella galassia del gruppo Agnelli. La regina delle azioni italiane ieri è stata infatti Fiat Chrysler (+8,3%), che ha aggiornato il suo massimo storico anche in questo 2018, dopo che nel 2017 era già salita del 73%, top performer del Ftse-Mib.

Veri motivi, a giustificare tanto entusiasmo, si fa veramente fatica a trovarli. Non dimentichiamo che le immatricolazioni delle auto a dicembre sono state molto deludenti per il gruppo italo-americano.

Ma i mercati guardano avanti e già si buttano a fantasticare su chissà quali operazioni societarie stiano bollendo in pentola in questo 2018, che vedrà l’addio di Sergio Marchionne a fine anno.

Possono forse aver giovato anche un paio di notizie non buone per la concorrenza. Una riguarda l’annuncio che Toyota si ritira dal mercato delle motorizzazioni Diesel in Europa. Un concorrente in meno. L’altra è la difficoltà della Tesla a vendere la Model 3, l’auto elettrica a prezzo accessibile che era vista come uno spauracchio per i produttori tradizionali. Insomma: le malattie altrui fortificano FCA.

Personalmente ho imparato da tempo a non andare troppo a cercare i motivi di quel che succede, dato che i mercati scontano le aspettative e queste non si basano sulle notizie, ma sulla fantasia degli operatori e, in questo caso, certamente anche sull’euforia che sta mostrando picchi sempre più rilevanti.

Un’euforia che ha spinto ad acquistare tutto quel che profumava di Agnelli. Anche Exor, Ferrari, Cnh Industrial hanno avuto performance superiori a quelle dell’indice.

Il settore bancario invece sembra beneficiare delle attese per un movimento al rialzo dei tassi Euribor, quelli da cui dipendono gli interessi variabili dei mutui ipotecari, che le banche incassano. Questa convinzione si sta facendo strada dopo che le minute FED hanno confermato che più membri del FOMC della banca centrale USA temono la necessità di dover accelerare il ritmo di rialzo dei tassi, se la riforma fiscale di Trump porterà effettivamente ad un rafforzamento della crescita economica USA nel 2018. La cosa evidentemente non può lasciare indifferente la BCE, che subirà le pressioni tedesche a diminuire il tenore accomodante della politica monetaria europea. E di questo dovrebbero beneficiare le banche.

La seduta odierna vivrà in parte di rendita sull’euforia di ieri. Poi però le borse USA dovranno decidere se il balzo di inizio anno degli indici può bastare, oppure non ancora. Una certa importanza l’avrà anche la capacità del cambio EUR/USD di superare il muro di 1,21. Se ci riuscirà sarà una buona notizia per le borse USA, ma brutta per quelle europee. Il contrario se verrà respinto.

Le borse europee non accusano affatto eccessi rialzisti, per cui il loro rimbalzo non trova ostacoli di momentum. Invece le necessità di correzione sugli indici USA sono evidenti, dato che il Vix è sui minimi storici, anche se ieri ha già tentato una lieve risalita. Ma anche l’euforia è altrettanto evidente.

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