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Stanco finale d'anno
28/12/2017 08:39

Le giornate di transizione verso la fine dell’anno si presentano piuttosto scarne di contenuti e deserte di operatori.

Quasi tutti i mercati si trascinano stancamente con micro-movimenti che nulla aggiungono, né tolgono, alla performance annuale di questo 2017, luminoso per l’azionario quanto avaro per l’obbligazionario.

Per trovare qualcosa che valga la pena segnalare occorre cercare il classico pelo nell’uovo.

I peli nell’uovo di ieri sono stati, da un lato il petrolio, che ha confermato i prezzi raggiunti il giorno di Santo Stefano, come immediata reazione all’attentato con esplosivo ad uno dei principali oleodotti libici, che ha causato l’immediata fermata del pompaggio di greggio ed un ridimensionamento della produzione libica del 10%. A caldo il prezzo del petrolio si è portato nei pressi di 60 dollari, e ieri lì si è mantenuto per tutta la giornata, beneficiando le quotazioni delle aziende del settore, che hanno sostenuto i listini azionari, per il resto assai mosci.

L’altro elemento di un certo rilievo è la ripresa della salita dell’euro, o, per meglio dire, l’indebolimento ulteriore del dollaro USA, che non sta affatto beneficiando delle attese di rimpatrio di capitali stranieri che lo scudo fiscale approvato dal Congresso insieme al taglio delle tasse dovrebbe favorire.

Ieri il cambio EUR/USD ha superato nuovamente 1,19 e sembra intenzionato a proseguire al rialzo anche oggi. La valuta americana non riesce proprio a scontare, almeno per ora, benefici significativi dalla riforma fiscale tanto magnificata da Trump. Anche i rendimenti dell’obbligazionario USA si sono nuovamente ammosciati, perdendo circa 6 punti base e tornando poco sopra il 2,40% sul decennale.

Gli indici azionari hanno avuto tutti variazioni quasi impercettibili, estendendo quella lateralità che si vede ormai da qualche giorno. La differenza, se vogliamo, è che in USA gli indici lateralizzano a poca distanza dai massimi storici, mentre in Europa l’andamento piatto è lontano dai massimi dell’anno ed assai più vicino a supporti che, se venissero sfondati, causerebbero un bel ruzzolone.

E’ difficile però che oggi o domani possano capitare eventi in grado di smuovere l’apatia dei mercati.

 

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