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Brexit e Banche rianimano il toro
11/12/2017 08:40

Come spesso accade, anche la scorsa settimana, i mercati hanno mutato di aspetto nella parte centrale. Le prime due giornate e mezzo della settimana sono passate a correggere i forti rialzi della precedente, per le prese di beneficio che sono scattate subito dopo l’approvazione della riforma fiscale di Trump da parte del Senato USA e qualche timore che la provocazione su Gerusalemme di Trump potesse creare danni geopolitici. La correzione ha coinvolto soprattutto il settore tecnologico americano, con una discesa abbastanza significativa del Nasdaq100, ma non ha risparmiato gli altri indici USA e nemmeno quelli europei, che da inizio novembre sembrano propensi a seguire i cugini USA più quando scendono che quando salgono.

Poi però, a partire dal pomeriggio di mercoledì, è partita la rimonta, che ha permesso ai mercati USA di recuperare buona parte delle perdite e, con due giornate di buon rialzo (giovedì e venerdì), di riportarsi nuovamente in prossimità dei massimi assoluti, per tentare di riprendere così fin da oggi il rally di fine anno. Anche gli indici europei hanno pertanto potuto rialzare la testa e, sebbene più lentamente delle borse americane, si stanno riportando nella parte alta del territorio di prezzi che separa i massimi del 7 dai minimi del 15 novembre.

A giustificare la ripresa dell’ottimismo sono intervenute un paio di notizie rassicuranti. La prima è stata l’accordo tra Juncker e May che ha permesso di concludere la prima faticosa parte delle trattative per l’attuazione della “Brexit morbida”. Gli inglesi hanno fatto un piccolo sforzo per garantire ai cittadini comunitari uno status giuridico immutato rispetto a quello che avevano quando la Gran Bretagna partecipava alla UE, e concesso la possibilità di effettuare i ricongiungimenti familiari, mentre la UE non ha calcato troppo la mano sulle richieste di indennizzo economico e si è “accontentata” di 40 miliardi di impegni che il Regno Unito aveva già assunto sui bilanci comunitari.

Anche se i giornali hanno salutato l’accordo come se la questione fosse interamente risolta, non dobbiamo dimenticare che l’accordo, raggiunto così faticosamente allo scadere dell’ultimo giorno utile, riguarda solo la prima parte, quella più facile, della Brexit. Tutte le regole per determinare la partecipazione o meno della Gran Bretagna allo spazio economico europeo, e la definizione certosina del trattato bilaterale che regolerà le innumerevoli materie che lo riguardano, sono interamente da contrattare e da scrivere. Il grosso dei problemi non è stato ancora affrontato. Ma almeno lo si potrà iniziare ad affrontare, dopo aver tolto di mezzo queste questioni pregiudiziali.

La sterlina ne ha beneficiato a caldo, anche se venerdì sono subito scattate prese di profitto che hanno ridimensionato la positività scontata dal mercato.

Il secondo importante evento è la presentazione delle proposte del Comitato di Basilea per attuare un più stretto controllo dell’operato delle banche e ridurre la possibilità di crisi sistemiche. Questo documento era molto temuto in Europa, soprattutto da parte delle banche dei paesi più periferici come il nostro, poiché si ventilava la possibilità che venissero introdotti limiti al possesso di titoli di stato del proprio paese e che venisse eliminata la consuetudine di assegnare rischio pari a zero ai titoli di stato in portafoglio nella determinazione del capitale da accantonare per il calcolo del famoso CET1.

Sarebbero state due novità molto penalizzanti per le banche nostrane e per lo spread del nostro paese, poiché, a differenza di come avviene ora,  avrebbero richiesto accantonamenti di capitale anche se il denaro raccolto viene prestato allo Stato, obbligando, o almeno incentivando a ridurre in modo significativo l’esposizione delle banche italiane ai titoli di stato emessi dal nostro Governo. Le vendite avrebbero potuto essere copiose, magari quando la BCE avrà interrotto il QE, con grosso pericolo di innalzamento di rendimenti e spread. Il documento presentato effettivamente parla proprio di queste due riforme sul tavolo, confermandone l’opportunità, ma ne rinvia la formale introduzione ad un momento successivo, data la forte opposizione da parte dei paesi maggiormente interessati. Inoltre prevede che i tempi di adeguamento alle nuove norme vengano dilatati a 5 anni, che per i mercati è un’eternità.

Le paure che aleggiavano sul settore bancario si sono così dileguate, anche perché è arrivata una seconda notizia positiva per gli istituti di credito meno disciplinati. Venerdì si è concluso il periodo di consultazione sul famoso “addendum” della Vigilanza BCE, quella norma stringente che intenderebbe imporre a partire dal 2018 l’obbligo di coprire per intero il rischio sui NPL (le sofferenze) entro 2 anni, se non si possiedono garanzie, o 7 anni, se i crediti sono garantiti da collaterale. Il fuoco di sbarramento di tutte le istituzioni italiane e del Parlamento Europeo ad opera del Presidente Tajani, ha prodotto una serie di pareri piuttosto nutrita, che richiederanno parecchio tempo per essere visionati. Il processo di revisione della norma prima che diventi ufficiale richiederà alcuni mesi. Così è stato raggiunto l’obiettivo minimo, quello per cui noi italiani siamo campioni mondiali: il rinvio.

Non si applicherà certamente a partire dal 2018, ma, caso mai, sempre che il lavoro ai fianchi non riesca a raggiungere anche l’obiettivo principale dell’annacquamento delle norme, solo dal 2019.

Un altro anno di respiro per le nostre scalcagnate banche, zavorrate di sofferenze.

Le due felici novità (per le banche) hanno inferto un colpo di frusta al trotterellante torello, facendolo scalpitare verso rialzi imponenti da parte del settore bancario italiano, ed anche europeo. In questo modo il nostro Ftse-Mib è finito sul gradino più alto del podio dei risultati di venerdì, con un +1,4% ed è riuscito a forzare al rialzo il trading range che lo conteneva dal 21 novembre. Ora l’obiettivo è puntato dritto ai massimi dell’anno realizzati il 7 novembre scorso a 23.133 punti.

L’indice europeo Eurostoxx50 è un po’ più cauto e non è ancora riuscito a forzare la sua resistenza di 3.619 punti. Anzi, venerdì, giunto in prossimità, non ha trovato la forza di attaccarla ed è retrocesso nella parte finale della seduta. Occorre che dagli USA vengano altri stimoli per smuovere l’azionario europeo. Per una volta il nostro mercato sembra non averne bisogno.

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