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Il Toro inciampa nel Fiscal Flop
13/11/2017 08:34

Dopo una  serie di ben 8 settimane positive, finalmente i mercati azionari americani si sono presi una pausa di riflessione con una settimana di discesa, sebbene assai modesta. Sull’indice USA più rappresentativo, SP500, si è trattato di un calo di appena -0,21%, assai poco differente dalla parità, mentre il Dow Jones ha fatto solo leggermente peggio (-0,5%). Il Nasdaq100, ancora sognante dopo le buone performance dei rendiconti trimestrali delle big tech, ha invece conservato addirittura il segno positivo davanti al suo risultato settimanale (+0,08%), mostrando comunque anch’esso un deciso rallentamento di passo.

Come spesso accade, anche se l’input proviene dagli USA, è l’Europa ad esagerare. I mercati azionari europei hanno decisamente ecceduto nella correzione rispetto ai cugini USA. Eurostoxx50 in settimana ha fatto -2,6%, esattamente come l’indice tedesco Dax, mentre il nostro Ftse-Mib ha perso solo un po’ meno (-2%). Va notato che la scivolata per Eurostoxx50 ha significato rimangiarsi tutto l’impulso rialzista delle due settimane precedenti.

Il fatto che per qualche giorno si sia tirato il freno del rialzo non può stupire. Otto settimane di incessante salita consumano l’aria nei polmoni anche agli atleti più preparati. Gli eccessi raggiunti chiamavano da tempo la necessità di una correzione, che non possiamo nemmeno affermare con certezza che sia partita, poiché il rallentamento è stato così limitato da poter tranquillamente esaurirsi in un semplice “pit stop” per ricaricare il seerbatoio dell’entusiasmo e ricominciare fin da subito il rally di fine anno. Sarà questa settimana entrante a suggerirci qualche considerazione un po’ più ponderata sulle intenzioni del mercato. Anche perché, se ci limitiamo a guardare SP500, gli eccessi a livello mensile e settimanale restano intatti ed è solo a livello di grafico giornaliero che si può intravedere una certa intenzione di moderare la forza del rialzo e ritornare su ritmi più vicini alla normalità.

Per fermare l’avanzata spasmodica del Toro c’è voluto l’ennesimo flop presidenziale di Trump, questa volta sulla riforma fiscale, il regalo promesso alle imprese in campagna elettorale, che ha solleticato i sogni dei mercati finanziari fin dalla vittoria del magnate ed è responsabile di buona parte del rialzo che è partito il giorno della vittoria di Trump e che in poco più di un anno ha già fatto lievitare SP500 del 23%.

Il problema, che è diventato evidente in settimana, è la diversa ipotesi di riforma presentata in Senato rispetto a quella che sta discutendo la Camera. Il Senato è più rigido nel rispetto del tetto all’aumento del deficit dello Stato, fissato in 1.500 miliardi in 10 anni. Perciò l’ipotesi di riforma che si discute al Senato prevede l’applicazione del taglio dell’aliquota per le imprese dal 35% al 20% non a partire dal 2018, ma un anno dopo. Inoltre anche l’altra medaglia populista che Trump si vuole appendere, cioè la riduzione da 7 a 4 aliquote fiscali sull’imposta personale sui redditi, non incontra il favore dei senatori.

Se verranno approvate due riforme diverse, scatterà la fase detta di “riconciliazione” dei testi, poiché anche in USA, come in Italia, una legge deve essere approvata dai due rami del Parlamento con lo stesso testo. Perciò, nel migliore dei casi, e sempre ammesso che i senatori alla fine accettino di adeguarsi ai loro colleghi della Camera, la rapida approvazione e la firma che Trump ha già annunciato di voler apporre come “regalo di Natale” agli americani, sembra essere destinata a diventare la bufala di Natale. Ma ci sono possibilità che anche la riforma fiscale, in mancanza dei voti al Senato, vada ad aggiungersi alla lista dei flop del sempre più bolso ed ingessato miliardario, ora in Asia a cercare almeno di recuperare qualche appoggio dalla Cina per risolvere il problema Nord-Corea, anche a costo di fare la figura del turista estasiato nel vedere le meraviglie del rinato impero cinese.

La settimana che comincia oggi ci dirà se la voglia di sognare da parte dei mercati viene meno, oppure se gli investitori vorranno fare ancora una puntatina speculativa sul Black Friday, che si avvicina. L’appuntamento è fissato per l’ultimo venerdì di questo mese, il 24. Il giorno dei grandi saldi, che si estenderanno anche al week end successivo, darà il via alla festa del consumismo americano ed alla campagna delle vendite natalizie, da cui, tradizionalmente, derivaper le imprese americane la fetta più importante dei ricavi e degli utili dell’intero anno. Sarà il termometro per verificare se la speculazione ha anticipato la realtà oppure se i sogni di perenne gloria dei mercati sono destinati a trasformarsi in incubo ribassista.

In Europa la insolita facilità a drammatizzare le indicazioni provenienti dagli USA ha fatto perdere forza relativa ai mercati continentali e rende più preoccupante la settimana entrante, poiché i supporti che invierebbero un forte segnale correttivo sono già abbastanza vicini: area 12.900 per il Dax; 3,580 per Eurostoxx50; 22.000 per il nostro Ftse-Mib.

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