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Il testimone del rialzo passa all'Europa
02/11/2017 08:38

I mercati hanno chiuso in pompa magna il mese di ottobre, estendendo i rialzi, trascinati dalle trimestrali tecnologiche e dalle attese su riforma fiscale USA e nomina del nuovo Presidente della Federal Reserve.

Ieri a guidare le danze è stato il mercato azionario tedesco, chiuso il 31 ottobre, che ha recuperato con baldanza la giornata persa ed ha segnato un nuovo brillante massimo storico con l’indice Dax, arrivato ormai nelle vicinanze di quota 13.500.

Anche il nostro Ftse-Mib ha finalmente avuto ragione dell’area di resistenza di 22.860 ed è approdato ormai a quota 23.000, aprendosi prospettive rialziste verso i massimi del 2015 a quota 24.157.

La soluzione mesta della crisi catalana non ha solo fatto volare l’indice spagnolo, ma ha anche portato un’atmosfera rilassata sull’obbligazionario europeo e sullo spread dei periferici, che in questi giorni sta toccando livelli così bassi (142 per il nostro BTP-Bund e 114 per il Bonos-Bund), che non si vedevano più da un anno.

Intanto, mentre la FED, nella riunione di ieri ha lasciato i tassi invariati e confermato la manovra di riduzione molto graduale del bilancio, lanciando segnali che nella prossima riunione di dicembre si alzerà il tasso ufficiale di un quarto di punto, secondo quel che tutti si attendevano, Trump ha comunicato all’interessato la scelta del successore di Janet Yellen alla guida della banca centrale americana.

Si tratta, come il toto-FED scontava da qualche giorno, di Jerome Powell, un avvocato, che siede sulla poltrona occupata per oltre 40 anni da economisti. Powell però ha fatto carriera nel mondo delle banche d’affari. E’ già membro del FOMC ed ha sempre votato con la maggioranza, tenendo un profilo molto basso, fatto di pochi discorsi e tutti piuttosto allineati. Pertanto la scelta appare in continuità con le posizioni monetarie di Yellen, anche se Powell pare più sensibile ad assecondare una maggior deregolamentazione a favore delle banche, specialmente se più piccole.

Per questi motivi ieri le borse USA hanno accolto sia il comunicato della FED che la scelta di Trump con una certa indifferenza, e hanno concluso una giornata laterale, con gli indici che più avevano corso nei giorni scorsi (Nasdaq100 e Russell 2000) impegnati a digerire gli eccessi.

Un altro dato rilevante è l’avanzata del petrolio, che ieri ha raggiunto i 55 dollari al barile, ripetendo il massimo fatto ad inizio anno, da cui poi partirono poi 6 mesi di correzione. Dopo aver realizzato il doppio massimo, il greggio ha perso baldanza ed è tornato abbondantemente sotto i 55 dollari, che restano pertanto un baluardo ancora inespugnato.

Oggi avremo la riunione della Banca Centrale inglese, che dovrebbe varare un aumento dei tassi, accodandosi alle scelte americane. Lo fa un po’ in ritardo, ma comunque assai prima della BCE, che di alzare i tassi proprio non ci pensa nemmeno.

Una certa curiosità accompagnerà poi il primo discorso ufficiale di Powell da governatore in pectore. I FED watcher, cioè lo stuolo di analisti che di mestiere fa l’interprete di quel che la FED ha intenzione di fare, hanno già l’acquolina in bocca.

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