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Il Ftse-Mib come il Dow Jones
25/10/2017 08:41

Il segnale di debolezza che ieri i mercati USA hanno consegnato al pubblico degli investitori non ha avuto seguito nella seduta odierna, ma non è nemmeno stato smentito da un rimbalzo convincente, se facciamo eccezione per il Dow Jones, baciato dalla fortuna di un paio di big (3M e Caterpillar), che hanno presentato risultati trimestrali convincenti e, con sonanti performance (+6% per 3M e +5% Caterpillar), hanno spinto quest’indice a guadagnare +0,70%. Che sia soprattutto merito di queste due società lo dimostra il fatto che, delle restanti 28 che compongono l’indice, la metà abbia chiuso la giornata in negativo.

Calma assoluta sugli altri indici USA, protagonisti di una giornata di rialzini modestissimi, che non sono proprio l’ideale per smentire un segnale ribassista, anche se sono sempre meglio di una nuova caduta.

Analoga tranquillità si è respirata in Europa, e questa è una indicazione abbastanza sorprendente, dato che gli indici europei hanno così evitato di imitare il calo che lunedì hanno realizzato gli indici USA quando le euro-borse erano già chiuse.

Anche in Europa le trimestrali sono state protagoniste e quelle italiane in particolare. Saipem (+10,8%), Fiat (+5,1%), Finecobank (+6%) e Luxottica (quasi +4,9%), tutte per merito dei conti che sono piaciuti al mercato, hanno dato smalto al nostro listino, che ha messo a segno un guadagno di +1,12%, risultando il Dow Jones d’Europa per il secondo giorno consecutivo.

Oggi avremo una giornata ancora condizionata dalle trimestrali. Ma anche da un tanto atteso ritorno alla quotazione di un titolo italiano che, nel bene (poco) e nel male (molto), ha condizionato a lungo il destino del sistema bancario italiano e della stessa politica nazionale: Banca MPS.

Esce oggi dalla sala rianimazione e torna da convalescente nella corsia del listino ufficiale, dopo la dose da cavallo di trasfusioni di denaro pubblico (5 miliardi), che hanno fatto diventare il Ministero dell’Economia l’azionista di controllo, la trasformazione delle obbligazioni subordinate in azioni e la predisposizione del piano di dismissione dei NPL.

Quanto varrà oggi il titolo MPS alla riapertura delle contrattazioni è un mistero. I possessori, che pervicacemente non lo hanno venduto prima, debbono scordarsi l’ultima quotazione realizzata il 22 dicembre dello scorso anno a 15,08, prima della lunga sospensione fino a ieri. Gli esperti non sono unanimi, ma in gran parte propendono per un prezzo intorno a 4,3 euro, che significa una ulteriore perdita del 71,5% rispetto al già basso valore pre-rianimazione. Oltretutto oggi è possibile che ci siano forti oscillazioni, perché da un lato ci saranno fondi che magari punteranno al rialzo nell’ipotesi di un ritorno alla normalità, mentre altri fondi, obbligazionari, si troveranno costretti a vendere i titoli azionari ricevuti in cambio delle obbligazioni che sono state azzerate. Si aggiungeranno poi gli speculatori intraday che cercheranno di cavalcare le ampie oscillazioni.

A parte MPS, la giornata odierna sarà una tappa di trasferimento verso l’attesissima giornata di giovedì, in cui, oltre ad una numerosa serie di importanti trimestrali societarie (spiccano Alphabet, Amazon, Intel e Microsoft), avremo la seduta decisiva del Parlamento catalano, che dovrebbe proclamare l’indipendenza, con le imprevedibili conseguenze che la secessione catalana porterà alla Spagna, e i risultati della riunione BCE, che dovrebbe comunicare il piano di riduzione del QE, che partirà a Gennaio. I mercati obbligazionari attendono con un po’ di nervosismo l’appuntamento, tanto che ieri i rendimenti sono risaliti un po’. Ma ancor più stanno salendo quelli americani, grazie alle attese negative sul debito pubblico che potrebbe concretizzare la riforma fiscale di Trump, se vedrà la luce, e alla possibile nomina di un falco alla Presidenza FED, che potrebbe prendere il posto della colomba Yellen.

Il Treasury decennale ha già superato il rendimento del 2,40% e preme contro la resistenza di 2,42%, il cui sfondamento proietterebbe il movimento rialzista verso i massimi di 2,64%, realizzati nel dicembre scorso, in piena euforia pro Trump. Lo sfondamento dei rendimenti darebbe probabilmente una certa forza al dollaro e lo potrebbe aiutare a sfondare 1,166 contro l’Euro, completando così un testa e spalle che avrebbe obiettivo ribassista in area 1,11 circa.

Intanto brilla anche il petrolio, che ha superato nuovamente i 52 dollari e ora potrebbe puntare al massimo dell’anno di 55,24.

Ma è meglio non mettere il carro davanti ai buoi ed aspettare che il mercato cali le sue carte, sperando che non siano troppo truccate dalla manipolazione delle mani forti e delle banche centrali.

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