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Toh... chi si rivede. Il ribasso
24/10/2017 08:42

Dopo settimane passate a cullarsi nelle dolci melodie degli utili aziendali, dapprima attesi e da qualche giorno presentati da una percentuale ormai significativa di aziende USA quotate, e dopo l’accelerazione improvvisa di venerdì scorso, motivata dal risveglio della riforma fiscale di Trump, gli indici USA ieri si sono presi una pausa di riflessione e, per una volta, hanno frenato gli istinti rialzisti europei, che nei giorni precedenti erano sempre stati sollecitati dal mercato USA.

A destare qualche dubbio negli investitori e fermare la euforica corsa agli acquisti a qualunque prezzo, è stata in parte la riflessione che il week-end, con i suoi numerosi risultati elettorali, in Repubblica ceca, Giappone e, nel nostro piccolo, in lombardo-veneto, e l’acuirsi della crisi catalana, ha consegnato alla nuova settimana un mondo assai più frammentato di quanto non fosse la settimana precedente.

Ma ha contribuito anche un’altra vecchia conoscenza delle paure dei mercati, la questione coreana. Era stata relegata da qualche giorno in un angolo dagli alleati cinesi, intenti a svolgere in santa pace il congresso del Partito Comunista e poco inclini a farselo rovinare dalle mattane del giovane dittatore.

Ma ieri è tornata d’attualità, dopo la notizia, trapelata sui media americani, che Kim starebbe lavorando alla produzione di un arsenale di armi chimiche (vaiolo e antrace), seguita dalla messa in stato di allarme dei bombardieri B-52 americani da parte di Trump, una misura mai più utilizzata dopo la crisi cubana degli anni ’60.

Un po’ di brivido deve aver percorso le schiene di quelli che credevano di potersi dimenticare della Corea. Erano molti, non solo in USA ma nello stesso scacchiere asiatico. Infatti nelle scorse settimane sia la borsa della Corea del Sud che quella giapponese erano tornate ai massimi (assoluti per la prima, ventennali per la seconda).

Così ieri le vendite hanno prevalso sui 4 indici americani principali (SP500, Dow Jones, Nasdaq100 e Russell2000), che hanno chiuso la seduta tutti in negativo. Cosa che non si vedeva dal 9 ottobre scorso e che per tutto il resto del mese era rimasta caso isolato. Anche il Vix, cioè l’indice della paura implicita nei prezzi delle opzioni sull’indice SP500, dopo aver toccato venerdì il minimo a 9,29, ieri ha rialzato prepotentemente la testa chiudendo la seduta a 11,07, che rappresenta la chiusura più alta registrata dopo l’8 settembre scorso.

Quel che va rilevato, a parte la sorpresa di vedere che le borse non hanno dimenticato come si fa a scendere, e che la volatilità ha avuto un sussulto, non è tanto la dimensione del ribasso. Per tutti gli indici è stato inferiore al punto percentuale (dal -0,23% del più solido Dow Jones al -0,79% del meno brillante Russell 2000).

Ma il fatto che il globale SP500 abbia attuato la discesa dopo un inizio positivo ed addirittura in gap rialzista e che tale discesa lo abbia portato a chiudere al di sotto dei minimi della candela grafica di venerdì scorso. Questo modello ribassista (Bearish Engulfing), quando viene dopo un massimo spesso provoca una inversione di tendenza di portata non trascurabile. Magari questa volta verrà piallato dall’entusiasmo per le trimestrali delle big di Wall Street o per qualche promessa di rapida approvazione della riforma fiscale. Oppure dal fatto che i bombardieri USA, dopo aver scaldato i motori, vengano rimessi presto negli hangar.

Ma potrebbe anche essere che magari, contrariamente al classico detto “questa volta è diverso” i mercati decidano di rispettare il segnale. In tal caso la correzione significativa, che i cultori delle dinamiche dei mercati e della volatilità si attendono da tempo, potrebbe finalmente partire.

Lo vedremo presto, perché, se il segnale è buono, oggi dovremmo assistere ad una conferma con un ulteriore calo. Peraltro se anche oggi si scendesse almeno un po’, anche il Nasdaq100 darebbe il suo bel segnale di inversione, completando una figura di doppio massimo, ed altrettanto farebbe il Russell2000.

La giornata odierna diventa quindi piuttosto importante, anche perché sarebbe cosa assai strana se la eventuale debolezza americana non contagiasse anche gli indici europei, che oggi dovrebbero comunque aprire la seduta in calo.

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