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L'arrampicata dei rendimenti
10/07/2017 08:34

Non è raro constatare che eventi carichi di attese, producono poi ben poco di quel che promettevano.

E’ stato così per il vertice G20, che la stampa internazionale ha ricoperto di una eccessiva coltre di interesse, più per le personalità coinvolte che per i temi da trattare. Lo svolgimento ci ha poi mostrato pochezza di risultati politici, nascosta da abbondanza di note di colore e di gossip, rendendo l’evento più simile al Festival di Cannes che ad una riunione politica, con tanto di passerelle, fotografie, red carpet, in un’atmosfera blindata ed ovattata. Tutto ciò mentre fuori dalle sale si è scatenata la guerriglia urbana che ha provocato centinaia di feriti tra i dimostranti ed i poliziotti.

Mi ha colpito molto il fatto che i media abbiano dedicato molta più attenzione ai gossip ed alla figlia di Trump che alla carneficina che si svolgeva nelle piazze. E che il conteggio ufficiale dei feriti sia sempre stato precisissimo ed aggiornato per quanto riguarda gli agenti, mentre vago ed approssimativo quello sui manifestanti.

Trump tutto sommato si è comportato civilmente, come quando viene invitato ad un party e non ha davanti una folla da aizzare. Ha usato il vertice per presentare la figlia ai grandi della terra. E’ lei, in fondo, che si occupa degli affari di famiglia e che deve sfruttare la business opportunity capitata dopo la vincita del biglietto per il soggiorno di 4 anni alla Casa Bianca.

Niente di politicamente significativo è stato concordato, se non la manfrina dell’incontro privato tra Trump e Putin, con il comico siparietto del primo che chiede al secondo come mai i russi hanno influenzato le elezioni USA (facendolo vincere!!) ed il secondo che ovviamente nega tutto. La considerazione di questi potenti per l’opinione pubblica mondiale deve essere proprio bassa, se pensano di sistemare in questo modo lo scandalo russiagate.

Voltata la pagina dell’ennesimo spreco di risorse e di credibilità che i potenti della terra hanno dissipato, veniamo ai mercati. Anche qui la settimana trascorsa avrebbe dovuto dare risposte sulla percezione degli investitori circa il futuro dell’economia mondiale e delle politiche monetarie.

A questo riguardo qualche indicazione è venuta dai mercati obbligazionari, che hanno rafforzato la loro convinzione che le politiche monetarie delle principali banche centrali stiano diventando restrittive. La FED ha annunciato di voler continuare il percorso verso la normalizzazione dei tassi e di iniziare a settembre la riduzione dell’enorme attivo di bilancio. La BOE si è detta pronta a seguire la FED nella normalizzazione de i tassi. La BCE ha lanciato segnali più contradditori, ma dando l’impressione che i falchi stiano pian piano assumendo il controllo della situazione e siano in grado di fermare ogni tentativo di Draghi di prolungare il QE oltre la sua naturale scadenza di fine anno. Solo la BOJ rimane ostaggio della ormai cronica debolezza economica giapponese e persiste nel patetico tentativo di stimolare l’inflazione, confermando il QE e rafforzandolo con la minaccia di acquisti illimitati di titoli per mantenere il rendimento del decennale entro il livello dello 0,11%.

Ma, Giappone a parte, la sensazione è quella che le banche centrali abbiano superato il punto di svolta e che il futuro ci dovrebbe riservare tassi in salita. Per questo le curve dei rendimenti, un po’ dappertutto, riprendono la via del rialzo dopo una pausa segnata dalle incertezze congiunturali del primo trimestre. In USA il decennale, che già aveva messo a segno 16 punti base di crescita nell’ultima settimana di giugno, ne ha aggiunti altri 8 nella prima di luglio, arrivando al 2,39% ed estendendo il rally al punto da recuperare in sole due settimana circa metà della correzione attuata da metà dicembre dello scorso anno. Ora i massimi raggiunti allora, 2,64%, non sono più così lontani. In Europa il recupero del rendimento del Bund tedesco, che partiva due settimane fa da livelli molto bassi (0,25%), è stato clamoroso. In 10 sedute di borsa è più che raddoppiato a 0,57% e soprattutto ha sfondato un lungo trading range ed è tornato su livelli visti l’ultima volta un anno e mezza fa.

La forza dei rendimenti tedeschi ha trascinato al rialzo quelli di tutti i titoli obbligazionari europei. Perciò anche il nostro BTP decennale ha sofferto un rialzo dei rendimenti fino al 2,34%, anche se lo spread non è decollato e si mantiene al di sotto dei 180 punti base.

Al contrario di quella dei mercati obbligazionari, la settimana dei mercati azionari non è stata drammatica. L’arrivo degli indici USA su importanti supporti non ha avuto conseguenze ribassiste. Come già la settimana precedente, i livelli da non cedere hanno contenuto le vendite, sebbene non si sia visto un rimbalzo significativo. Le banche spingono al rialzo mentre il settore dei titoli energetici, appesantito dal forte calo del prezzo del petrolio, frena i listini. Continua ad essere un po’ più debole l’Europa, ma anche qui l’accelerazione ribassista non si è vista. Il nostro Ftse-Mib ha invece brillato, grazie ai bancari che lo popolano, ed ha quasi raggiunto le resistenze di area 21.200. Il superamento di questo livello porterebbe in dote altri 600 punti di ulteriore probabile salita.

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